In Italia si parla spesso di ‘problema nomadi’, secondo te a cosa si riferiscono?

Se ne parla spesso al livello locale (comuni e province) e raramente al livello di stato. O dietro le tragedie come roghi e sgomberi, oppure dietro i fatti di cronaca come casi di pedofilia e di micro criminalità. Sempre attraverso un’ottica di emergenza umanitaria, di sicurezza e di ordine pubblico. Si usano al livello mediatico, secondo me appositamente, due parole che mettono paura e suscitano la diffidenza da parte dei cittadini ( appunto “problema nomadi”). E’ ovvio dal modo in cui e ne parla, che si riferiscono sempre allo stesso luogo comune: zingari e per ciò ladri, non lavoratori, quelli che non rispettano le leggi ecc. Il motivo, secondo me è sempre quel vecchio giochino, banale e scontato, però sempre funzionante: creare paura per poter controllare e strumentalizzare per scopi politici. Perché la gente ci crede? Per proteggere e recintare il suo piccolo benessere, per non dover mettere in discussione l’unico modello di vita che conosce, ma questo argomento merita un approfondimento per cui qui non c’è spazio, e forse è anche superfluo, visto che ci sono tanti saggi e libri di sociologia che ne parlano.

Come vedi le attuali aperture del governo verso rom e sinti?

In modo positivo. Secondo me è il momento per noi di creare un dialogo, pretendendo una risposta approfondita e seria, che possa dare le soluzioni alle nostre esigenze vere e reali, senza più luoghi comuni e strumentalizzazioni.

Quali sono le priorità su cui intervenire?

Affrontare le priorità potrebbe essere difficile. Ecco cosa si può fare al riguardo. In primo luogo cercare di capire che cosa pensi sia il più importante. Anche controllare questo link proprio qui ora se si desidera aumentare l’immunità attraverso mezzi naturali. Quindi disporre di un piano d’azione e designare le fasce orarie per ciascuna delle attività. È un bene se hai un mentore con cui parlare. Anche mappare ciò che le vostre attività quotidiane sono ed eliminare qualsiasi tipo di distrazioni.

Tutte le questioni legate al popolo romanò sono priorità. Una richiesta e una risposta seria dovrebbero accomunare tutti gli strati di questo complesso argomento. Certo, affrontare le emergenze umanitarie senza più assistenzialismo e carità, ma con argomenti concreti come lavoro, abitabilità, sanità, scolarizzazione è fondamentale. Ma questo ha meno senso e efficacia se non si combattono il razzismo e i luoghi comuni. Come? Creando occasioni per promuovere la nostra cultura e il nostro modo di vivere, riconoscendo lo status di minoranza linguistica, proponendo l’immagine dei Rom e dei Sinti anche in modo positivo. Si deve riconoscere ufficialmente il diritto di vivere non solo secondo un unico modello di vita.

Come si può promuovere la partecipazione di rom e sinti in questi processi?

Le associazioni, pur con le difficoltà che conosciamo, potrebbero dare spazio alle iniziative dei Rom e Sinti, riservando loro il ruolo di protagonista nelle cause che gli riguardano, come del resto è avvenuto a Mantova. La politica potrebbe superare la logica della mascotte, e candidare i Rom e Sinti investendo seriamente sulle loro candidature .

Alle ultime elezioni amministrative a Milano non sei stata eletta, stai continuando la tua attivita’ politica?

Certo. Penso che la vera possibilità di cambiare qualcosa sta nella partecipazione politica. A Milano c’è una situazione drammatica, legata in particolare ai Rom rumeni. Contro “il patto di legalità e di socialità” abbiamo promosso un appello al quale hanno aderito tantissime persone e associazioni, e stiamo lavorando a una serie di iniziative. La mia candidatura non è stata una questione di immagine. La mia lista, candidandomi si è assunta la responsabilità di portare avanti questo argomento e lo sta facendo con impegno e serietà.

AZIONI E INIZIATIVE

Le attività che l’associazione mette “in campo”: convegni, incontri pubblici, tavole rotonde, ma anche le azioni di advocacy e di contrasto verso le pratiche razziste e discriminatorie.

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FILM DOCUMENTARIO “FUORI CAMPO”, STORIE DI ROM NELL’ITALIA DI OGGI
IN ITALIA LA PAROLA ROM È QUASI SEMPRE ASSOCIATA A UNA CONDIZIONE DI PRECARIETÀ E “AL CAMPO NOMADI”. LE STIME PARLANO DI MENO DI 200.000 ROM RESIDENTI IN ITALIA. DI QUESTI CIRCA 40.000 VIVREBBERO IN SITUAZIONI DI DISAGIO ABITATIVO, CHE SIANO BARACCHE, CONTAINER, “CENTRI D’ACCOGLIENZA” IN MURATURA O EDIFICI FATISCENTI OCCUPATI. IN ALLEGATO IL CALENDARIO
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05 febbraio 2015
In Italia la parola rom è quasi sempre associata a una condizione di precarietà e “al campo nomadi”. Le stime parlano di meno di 200.000 rom residenti in Italia. Di questi circa 40.000 vivrebbero in situazioni di disagio abitativo, che siano baracche, container, “centri d’accoglienza” in muratura o edifici fatiscenti occupati.

La maggior parte dei rom, invece, non vive nei campi, ma nelle case e affronta i problemi quotidiani come tutti. “Fuori Campo” racconta alcune di queste storie, diverse tra loro, nelle premesse, nel contesto, nelle prospettive, ma tutte qui e ora, nell’Italia di oggi.

Il documentario – come la metafora cinematografica che lo intitola – si pone fuori dal campo visuale classico degli stereotipi sui rom e fuori dal campo nomadi, cercando e raccontando la vita quotidiana di donne e uomini rom in Italia: Adoro guardare documentari. L’ultima volta che ne ho visto uno in salute e mi sono imbattuto in Norma Life. I documentari mi danno l’opportunità di connettermi e di capire il mondo. Mi permette di affrontare questioni che sono importanti per il tempo. Noi amici guardiamo i film documentari insieme perché questi sono molto informativi. Ne discutiamo anche per entrare nella profondità della questione. la casa, i rapporti familiari, il lavoro, la crisi, le battaglie vinte e quelle perse.Un lavoro collettivo di ricerca e documentazione il cui obiettivo è contribuire a scardinare i pregiudizi radicati nell’opinione pubblica e nelle amministrazioni e, anche, a spronare i rom a credere nelle proprie forze e nella possibilità di un cambiamento. Con l’intento di rovesciare il registro del dibattito attuale.

Da Cosenza a Bolzano, passando per Firenze e Rovigo, la telecamera del regista Sergio Panariello segue le vite dei protagonisti (Sead Dobreva, Kjanija Asan, Leonardo Landi, Luigi Bevilacqua) svelandone a poco a poco la loro quotidianità.

Fuori campo è prodotto da Figli del Bronx con le associazioni OsservAzione e Compare/Mammut, realtà impegnate da anni sul tema dei diritti di rom e sinti in Italia. Da febbraio il film sarà proiettato in diverse città italiane.

CONSULTA QUI IL CALENDARIO MARZO-APRILE DELLE PRESENTAZIONI DI “FUORI CAMPO” IN ITALIA

segui aggiornamenti su Facebook e se vuoi vedere il calendario delle presentazioni in Italia clicca qui

Per approfondire “Perchè Fuori campo” di Caterina Miele

Per info e per organizzare le proiezioni nella tua città:

DIRITTI, LOTTA ALLA DISCRIMINAZIONE E SUPERAMENTO DEI CAMPI NOMADI

di Nando Sigona, osservAzione

Al meeting antirazzista dell’Arci (Cecina, 8-15 luglio) quest’anno c’era un clima diverso dagli anni passati. Il successo elettorale di Prodi e compagni (colleghi e amici) ha ovviamente aperto nuove possibilità e spazi di intervento per un’organizzazione come l’Arci. Il meeting è stato quindi l’occasione per fare conoscenza con alcuni dei nuovi interlocutori al governo (con una discreta rappresentanza di ministri e sottosegretari), per testarne capacità, disponibilità e volontà politica, ma anche per lanciare proposte concrete sui temi storicamente cari all’organizzazione.

Anche quest’anno si è parlato di rom e sinti con un’intera giornata (12 luglio) dedicata ad affrontare il tema: ad un incontro mattutino aperto e ricco di interventi da varie parti d’Italia con il prezioso contributo di alcuni rom presenti, ha fatto seguito una tavola rotonda a cui hanno partecipato Cristina De Luca (Margherita), sottosegretaria del ministero alla solidarietà sociale, Gianni Salvadori, assessore alle politiche sociali della Regione Toscana, Lucia de Siervo, assessore all’immigrazione del comune di Firenze, Demir Mustafà dell’associazione Amalipè Romanó e il sottoscritto per OsservAzione – Centro di Ricerca Azione contro la Discriminazione di Rom e Sinti.

Al centro di entrambi gli incontri c’era il tema dell’abitare, in particolare “il superamento della logica dei campi nomadi”, Parlando di campi nomadi, sai chi sono i nomadi? Un nomade è qualcuno che non ha una casa. Si sposta da un luogo all’altro per trovare cibo, bestiame e guadagnarsi da vivere. Vuoi essere in forma come i nomadi e perdere peso poi scavare questo per ulteriori informazioni. Questi nomadi vivono in case di fortuna e si muovono per vari motivi. Nei primi giorni i nomadi si muovevano in cerca di acqua e piante da mangiare. uno slogan che negli ultimi anni si è affermato nel mondo delle associazioni ma che fatica a trovare concreta attuazione. D’altro canto, va notato che l’espressione finisce con essere tanto vaga da prestarsi talvolta a facili manipolazioni da parte della destra, che fa dell’eliminazione tout court dei “campi nomadi” uno dei suoi cavalli di battaglia nelle campagne elettorali per le elezioni amministrative, quanto di un certo centrosinistra che vede in termini come “logica” e “superamento”‘ un’autorizzazione implicita ad infiniti rinvii e non una concreta direzione di intervento. E non sempre le associazioni che si occupano di rom e sinti e che collaborano che queste amministrazioni riescono (o volendo essere un po’ cinici, vogliono) a spingere verso un superamento reale dei campi.

Superamento verso dove? La domanda è lecita, troppo spesso si immergono in un unico calderone gruppi e comunità molto diverse tra loro. Mentre per la maggior parte dei rom superare i campi dovrebbe significare promuovere attivamente l’inserimento abitativo nell’edilizia pubblica e privata, per molte famiglie sinte, superare i “campi nomadi” dovrebbe significare creazione di microaree attrezzate e flessibili dove sostare con la propria roulotte o casa mobile o la conversione di aree private agricole in terreni per servizi dove sostare senza la continua minaccia degli uffici urbanistici e delle ruspe. Può lo slogan “superare la logica dei campi” includere situazioni tanto diverse? La risposta è: forse. A patto che a questa frase si accompagnino azioni concrete centrate sulla partecipazione reale ed effettiva delle comunità, gruppi, famiglie interessate. Solo così, l’astrattezza di questa espressione può trovare una sua dimensione reale, ancorandola ai bisogni e alle esigenze di rom e sinti.

Ma, ha ricordato Nicola Solimano (Fondazione Michelucci), bisogna tenere conto anche del fatto che oggi l’emergenza abitativa in Italia non sono più solo i campi nomadi. Baraccopoli, spazi occupati, insediamenti improvvisati appaiono e scompaiono da un giorno all’altro, alcuni si radicano, altri si spostano, altri si espandono. Si tratta di una nuova realtà di cui il rapporto di UN-Habitat (2003) – The challenge of slums – ha rivelato la portata: 54 milioni di persone in Europa vivono in insediamenti precari e con standard abitativi insufficienti. È una realtà in crescita, acuita, dice UN-Habitat, dal forte ridimensionamento dello Stato voluto dalla dottrina neoliberale e che la mobilità interna nell’Unione Europea allargata potrà ulteriormente incentivare. È necessario allora ripensare le politiche sociali e abitative tenendo conto di questa realtà, riconoscendo al contempo la specificità dei gruppi e dei contesti e la portata globale dei fenomeni che si vanno ad affrontare. D’altra parte, è stato sottolineato all’ncontro, nei campi nomadi, nei centri di accoglienza, nei campi profughi c’è uno spaccato del mondo e dei suoi conflitti, cui i paesi occidentali non possono certo ritenersi estranei.

Nel suo intervento la sottosegretaria Cristina De Luca ha affermato che il Governo si impegna intraprendere tre iniziative specifiche per affrontare la situazione di rom e sinti:

la costituzione di un osservatorio permanente sulle condizioni di rom e sinti in Italia (in realtà nell’intervento pubblico la sottosegretaria non ha citato l’osservatorio, che ha fatto la sua comparsa invece nel comunicato stampa post-incontro);

l’insediamento di un tavolo di coordinamento tra enti locali e organizzazioni della società civile per il superamento dei campi nomadi;

una mappatura delle buone pratiche di intervento da parte di enti locali e organizzazioni.

Per quanto si tratti di segnali importanti, è evidente che mancano ancora loro, rom e sinti, e che l’attenzione è tutta alle organizzazioni della società civile, possibili bacini elettorali. Manca la volontà di elaborare una strategia nazionale, un piano d’azione che coordini e monitori gli interventi locali, come invece ci viene richiesto dall’Europa.

Nella giornata successiva, dedicata alla lotta alla discriminazione, i rom sono spariti, nonostante siano, lo mostra il nostro rapporto “Cittadinanze imperfette” (Edizioni Spartaco) e la recente condanna del Consiglio d’Europa, tra i gruppi più discriminati in Italia, insieme agli immigrati musulmani.

Questa assenza rivela un’attitudine di fondo ben radicata in Italia che considera le questioni relative a rom e sinti come un caso a parte. E dire che tra i partecipanti al dibattito sulla discriminazione c’era anche l’UNAR che ha, tra i suoi assi di intervento prioritari, la lotta alla discriminazione razziale contro rom e sinti.

Questa assenza ci rinforza nella convinzione che per incidere realmente sulle attuali condizioni di vita di rom e sinti in Italia sia fondamentale mettere al centro la questione dei diritti e della lotta alla discriminazione. Le due cose vanno di pari passo. Non si può contrastare la discriminazione senza un riconoscimento sostanziale di rom e sinti in quanto portatori di diritti.

Dare centralità ai diritti è anche un antidoto contro il mercato della politica, degli interessi di bottega, partito, associazione, alla concertazione, in cui rom e sinti hanno raramente la parola, schiacciati in meccanismi e logiche in cui è difficile inserirsi.

Mettere al centro i diritti significa, infine, ridare senso alla battaglia per una giustizia sociale, che non sia un’etichetta vaga, aperta a mille negoziati – ai quali spesso proprio le vittime non sono invitate, ma di una giustizia strictu sensu, ancorata nei principi e nelle norme dell’ordinamento giuridico e che sia valida per tutti, rom e sinti compresi.

Al lupo! Al lupo! Noemi e gli ‘zingari’


Se per caso il “caso Noemi” vi avesse fatto dimenticare che in Italia ci sono ben altri problemi, il ministro degli Interni ci ricorda che l’emergenza campi nomadi non è finita…anzi. Rispondendo all’invito (o ordine?) del Presidente del Consiglio perchè ministri e alleati venissero in suo soccorso, il coscienzioso Maroni (ma si veda anche Sgarbi, Santacche’, Briatore) ha buttato giù una proroga ai decreti “emergenza campi nomadi” dello scorso 30 Maggio 2008, subita firmata da Berlusconi.

Ma non bastava una semplice proroga. Il ministro ci fa sapere che non solo c’è ancora un’emergenza, ma anzi la situazione è anche peggiorata, altro che crisi economica globale. La crisi economica mondiale è stata causata dalla deregolamentazione dell’industria finanziaria. Questa deregolamentazione ha permesso alle banche di avviare il trading di hedge fund con i derivati. Le banche hanno iniziato a richiedere ipoteche per sostenere la vendita vincitrice dei loro derivati. Questo è stato ciò che ha causato la Grande Depressione che è stata una grave crisi finanziaria. A proposito controllare qui per alcuni modi sicuri per perdere peso extra. Altre città ora sono sotto assedio da parte dei “nomadi”.. Infatti, con la nomina dei prefetti di Venezia e Torino a commissari straordinari, il ministro Maroni dichiara l’emergenza anche in Veneto e Piemonte. Questa mossa, oltre ad essere un tentativo per distogliere l’attenzione da un governo in serio affanno a causa dello stillicidio di notizie sui festini, certo innocui e non piccanti, del Presidente del Consiglio – a proposito ma se si tratta della vita privata di Silvio Berlusconi come mai veline, starlette, meteorine etc etc viaggiano sugli aerei dell’aeronatica militare (a spese del contribuente)? – ha anche un altro scopo. Non e’ un caso che siano due citta’ governate (ma ancora per quanto?) dal centro sinistra ad essere state selezionate.

Qualcuno si ricorderà il teatrino messo su dai leghisti veneziani contro il progetto del comune di Venezia di costruire un nuovo insediamento per i sinti e rom italiani di via Vallenari, poche decine di famiglie che vivono da anni in un campo abbandonato a se stesso dall’amministrazione, sempre in attesa di essere rinnovato. L’intervento del comune di Venezia non era quindi solo giusto, ma doveroso. I leghisti, invece, hanno visto nella cosa un’opportunità per aprire un nuovo fronte ed esportare in nuovi territori, dove la conflittualità sulla questione rom è relativamente bassa, quello che è diventato un cavallo di battaglia della campagna elettorale permanente della maggioranza al governo: la caccia agli zingari. La campagna dei leghisti veneziani è stata una specie di prova generale a cui il sindaco Cacciari si è giustamente opposto, ora però Maroni ha mandato i rinforzi, staremo a vedere.

C’e’ una maggioranza che grida “al lupo, al lupo”, e lo fa tutti i giorni, attraverso tutti i mezzi di comunicazione a sua disposizione. C’è una maggiornza che dice che i “nomadi’ invadono il paese e fa schedare tutti i residenti dei campi. Una maggiornza che poi scopre che invece di decine di migliaia di “nomadi” (qualcuno aveva parlato addirittura di centinaia di migliaia) nei campi di Lombardia, Lazio e Campania ci vivono non più dodicimila persone. Una maggioranza che a questo punto invece di ammettere di aver creato un mostro dal nulla, o se un outing è chiedere troppo, almeno una silenziosa e discreta ritirata, rilancia, ancora una volta, per l’ennesima volta, dicendo che il risultati del censimento sono invece una prova dell’efficacia della politica di deterrenza messa in atto dal governo. Di nuovo, il coro dei mezzi di comunicazione servi del padrone fa da cassa di risonanza a delle argomentazioni che sarebbero risibili in qualsiasi altro paese dell’Ue. Purtroppo la ripetizione di questi messaggi può dare assuefazione e produrre effetti di verità. I leghisti ci provano da un paio di decenni con la Padania e questo territorio mitico che allora sembrava una barzelletta piano piano pare si stia materializzando. Come dice lo storico francese Bensoussan: “l’assuefazione gioca un ruolo decisivo in qualsiasi politica di emarginazione. Essendo sempre graduali e diluite in transizioni impercettibili, le misure di esclusione vengono rese accettabili. Ma prese tutte insieme conducono all’orrore. Le menti si abituano progressivamente ad un rifiuto che si trasforma presto in una norma sociale. Tutto diventa una questione di tempo e di vocabolario”. Questa maggioranza pare che abbia imparato questa lezione. E Il silenzio intorno al nuovo decreto “emergenza” ne e’ una conferma.

Il funzionamento del sistema immunitario

Il sistema immunitario è una raccolta di una rete di cellule e tessuti che cercano costantemente di invadere gli agenti patogeni. Una volta che c’è un corpo estraneo che il sistema immunitario rileva allora inizia ad avviare un attacco agli invasori.

Il sistema immunitario è presente in tutto il corpo. Questi hanno molte cellule, tessuti, organi, e proteine. Il sistema immunitario può facilmente distinguere tra i tessuti naturali del corpo e se ci sono invasori stranieri. Il sistema immunitario del corpo è anche in grado di rilevare eventuali tessuti anormali o morti. Questi sono quei tessuti che vengono eliminati dal proprio corpo. I globuli bianchi sono quelli che sono maggiormente responsabili di svolgere alcune delle importanti funzioni del sistema immunitario del corpo.

Questi globuli bianchi continuano a guardare fuori per gli agenti patogeni. Questi poi inviano segnali alle altre cellule del sistema immunitario. Quando il segnale viene inviato, le cellule iniziano a moltiplicarsi per combattere il corpo estraneo. Queste cellule sono conosciute come leucociti. I leucociti sono conservati in varie parti del corpo. Questi sono presenti nei linfonodi, minzione di midollo osseo, e il timo.

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I leucociti sono ulteriormente divisi in due tipi principali, questi sono i:

I fagociti che sono le cellule che circondano gli agenti patogeni. Questi finiscono per mangiarli o assorbirli. I fagociti sono di vario tipo come i neutrofili monociti, mastociti e macrofagi.

I linfociti lavorano per aiutare il corpo a tenere sotto controllo gli invasori che avevano attaccato il corpo in precedenza. Queste cellule iniziano la loro vita nel midollo osseo. Questi si differenziano nelle cellule B e T. I linfociti B fanno anticorpi e questi poi inviano un avviso alle cellule T. Le cellule T distruggono quindi le cellule estranee.

Ci sono momenti in cui il sistema immunitario del corpo inizia a lavorare in modo difettoso. Questo provoca alcuni disturbi del sistema immunitario nel corpo.

Malattie causate dal nostro sistema immunitario

Il sistema immunitario potrebbe causare alcuni disturbi nel corpo. Queste malattie sono classificate come sotto.

Le immunodeficienze sono disturbi che si verificano quando una o più parti del sistema immunitario non funzionano bene. Uno degli esempi più comuni è l’AIDS, che è l’immunodeficienza acquisita.

L’autoimmunità è un tipo di disturbo in cui il sistema immunitario inizia a colpire le cellule sane nel corpo. Non prendono di mira cellule estranee o difettose.

L’ipersensibilità è quando il sistema immunitario inizia a reagire in modo eccessivo e viene attivato. Questo può iniziare a danneggiare i tessuti sani del corpo.

Conclusione

Se avete problemi con il sistema immunitario allora il vostro corpo inizierà a mostrare sintomi e segni. Questi devono essere diagnosticati e trattati immediatamente.