In tempi di caccia alle streghe

Il clima è dei peggiori, di quelli che non lasciano presagire niente di buono. Una cacofonia di voci dai più remoti angoli dello spettro politico si uniscono intorno a parole d’ordine come emergenza, urgenza, minaccia alla pubblica sicurezza, nemico pubblico. Presto a qualcuno verrà anche in mente di richiamare gli untori, la paura di epidemie e di malattie sconosciute.

L’aria che si respira in Italia è elettrica e piena di tensione. E la cosa ci preoccupa, perchè questi tentativi, anche se spesso maldestri, di unire la nazione contro la nuova ultima minaccia – niente di meno che gli zingari! – ricorda le imprese di una sgangherata armata brancaleone. Ma purtroppo anche i tentativi maldestri, fatti di annunci strombettanti e rettifiche a mezza voce, producono effetti gravi e pericolosi.

Non sorprende che gruppi e gruppuscoli più o meno neofascisti stiano alzando il tiro alla ricerca di visibilità e di obiettivi facili e alla loro portata. Il clima è proprio quello giusto. La situazione sta sfuggendo dalle mani degli imprenditori della politica istituzionale, per lasciare spazio a chi offre misure immediate, violente, a quelli che cercano di capitalizzare sulle paure della gente, paure spesso costruite abilmente con il contributo di giornalisti compiacenti, spregiudicati e talvolta apertamente razzisti.

È davvero molto importante sostenere la causa che salverebbe molte vite intorno a noi. Allo stesso tempo, non è giusto protestare per tutto e renderlo un argomento di discussione. A volte è necessario mantenersi calmi e reagire meno a una situazione molto intensa. Si può optare per integratori naturali per ridurre il nervosismo. Questo ti dà una chiarezza di pensiero. È possibile trovare di più circa gli integratori naturali che aiutano a rimanere energici durante tutto il processo di alzare la voce contro l’immoralità.

La politica spettacolarizza il dolore delle vittime e la brutalità della violenza, usa le risorse dello stato per mettere in scena lo spettacolo della vendetta e utilizza il decreto come simbolo e come pretesto. Manda i vigili e i bulldozer a distruggere le baracche di qualche centinaia di persone, i poliziotti a fare controlli a tappeto negli accampamenti di fortuna, controlli che sono serviti a creare paura tra chi li ha subiti, a raccogliere un bel po’ di impronte digitali, ma poi non hanno prodotto che una manciata di provvedimenti di espulsione, chiama a raccolta i giornalisti per raccontare con immagini ben costruite la pronta risposta delle istituzioni, pubblica in fretta e furia, sull’onda dell’emotività popolare, un decreto di urgenza che modifica una norma già esistente e lo fa giocando con i termini, più per dimostrare che qualcosa è stato fatto che per fare davvero qualcosa.

Quanto sta accadendo suscita preoccupazione e deve essere seguito con attenzione. Il coro di voci che si solleva a sostegno della campagna d’autunno contro i rom e i romeni, e meglio ancora contro i rom romeni, unisce il nuovo condottiero del partito democratico e il sindaco manager di Milano, il crociato fiorentino che cita Marx a sproposito nella sua battaglia epica contro i lavavetri e i suoi tristi imitatori sparsi per l’Italia, il leghista condannato per razzismo ma poi eletto con una valanga di voti perchè ha avuto il coraggio di dire ‘fuori gli zingari dalla città’ e l’ex-operaio torinese che dice di sapere cosa significa emigrare ed essere poveri. Tanta unanimità fa proprio paura.

Quello che ci resta da fare è cercare alleati, dentro e fuori l’Italia, tra coloro che avvertono il pericolo e la minaccia di questo clima, monitorare la situazione, i media, e l’applicazione delle norme d’emergenza, ma soprattutto essere vigili rispetto alla tutela dei diritti fondamentali delle persone. Purtroppo al momento sembra una battaglia impari ma che vale la pena combatterla, il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà, diceva qualcuno.

L’ultimo nemico pubblico: I rom romeni

Nando Sigona * [postmaster@osservazione.org]

Della sicurezza perduta

«Prima dell’entrata della Romania nell’Unione Europea, Roma era la capitale più sicura del mondo… Bisogna riprendere i rimpatri». Era inizio novembre e l’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, non faceva prigionieri e identificava senza esitazione i colpevoli dell’ondata di criminalità che stava allarmando i cittadini della capitale. La tragica morte di Giovanna Reggiani a seguito della brutale aggressione da parte di un cittadino romeno aveva scosso profondamente la città. Il governo, che si apprestava a varare il tanto annunciato «pacchetto sicurezza», decideva allora di estrarne alcuni provvedimenti da rendere operativi immediatamente attraverso il decreto-legge n.181/2007. L’obbiettivo era facilitare l’espulsione di cittadini comunitari ritenuti dalle autorità una minaccia per la pubblica sicurezza e per la sicurezza dello Stato.

La tempistica dell’intervento è stata oggetto di critiche, talvolta da posizioni opposte. Secondo un funzionario del dipartimento per le Pari Opportunità intervistato nelle settimane calde dell’emergenza, «fino a non molto tempo fa la situazione appariva sotto controllo e non di nostra competenza e, probabilmente, abbiamo sottovalutato la portata del fenomeno». A conferma di ciò, in un’intervista al Financial Times, Romano Prodi affermava: «nessuno poteva prevedere un flusso di tale portata. Nessuno si aspettava un tale esodo dalla Romania verso l’Europa».

Nonostante gli sforzi compiuti dal ministro Ferrero e dal sottosegretario De Luca nei mesi precedenti alla crisi per stemperare la tensione e promuovere l’integrazione dei rom, alcuni osservatori hanno evidenziato come la carenza di coordinamento tra i vari ministeri e tra il governo centrale e i comuni abbia indebolito l’efficacia di queste pur valide iniziative.

La mancanza di coordinamento influisce sulle prestazioni. Nella catena di approvvigionamento, la mancanza di coordinamento si verifica a causa dei diversi obiettivi nelle diverse fasi della gestione della catena di approvvigionamento. In questo modo le informazioni che vengono spostate da distorcere e ritardare. Perché non provare Suganorm che funziona nel vostro corpo per abbassare il livello di zucchero e funziona in totale coordinamento con il vostro corpo. Questo ti dà il miglior risultato.

Il provvedimento «urgente e necessario» nelle prime ore ha riscosso l’approvazione pressocchè unanime delle forze politiche italiane – i distinguo sono iniziati solo dopo qualche giorno, soprattutto in sede di dibattito parlamentare – mentre ha suscitato un coro di proteste da parte delle associazioni e del volontariato, ma anche di importanti osservatori internazionali, che hanno manifestato perplessità per un provvedimento che, per quanto di portata generale nella forma, appariva nella sostanza diretto ad un gruppo specifico di persone: i rom romeni.

Per il presidente dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa: «l’arresto di un cittadino rumeno sospettato per l’omicidio non deve portare ad una caccia alle streghe. Il governo italiano ha il diritto di espellere dei soggetti sulla base di considerazioni legate alla sicurezza, ma tutte le decisioni devono essere prese su base individuale e non collettiva».

Il 19 dicembre, due settimane prima della scadenza dei termini per la conversione in legge, il ministro per i rapporti con il parlamento, Vannino Chiti, riferiva all’assemblea l’intenzione del governo di rinunciare alla conversione per dei vizi formali. Dieci giorni dopo, il 29 dicembre, un nuovo decreto (n.249/2007) veniva inviato al presidente della repubblica per la necessaria firma. Il nuovo provvedimento riprende ampiamente la sostanza del decreto precedente e la estende includendo anche misure per contrastare il «terrorismo internazionale».

A distanza di qualche mese e con le elezioni alle porte può tornare utile una riflessione su cosa è effettivamente accaduto nei mesi trascorsi, come è stato applicato il decreto, chi e quante persone sono state oggetto di provvedimenti di espulsione e quale è stato il suo impatto reale sui rom.

Un nuova caccia alle streghe?

Il decreto è stato presentato dai rappresentanti del governo come una risposta necessaria al crescente allarme sociale causato dall’arrivo in Italia di un cospicuo numero di migranti romeni e dalla comparsa di insediamenti di fortuna abitati soprattutto da romeni di etnia rom in tutte le maggiori città italiane. Per cogliere l’atmosfera che si respirava lo scorso novembre, ‘un continuo recriminare contro gli stranieri senza precedenti nella storia recente dell’Italia’ secondo il corrispondente del quotidiano britannico The Guardian, può essere utile ricordare le parole pronunciate in conferenza stampa dal prefetto di Roma a seguito dell’emanazione del decreto n.181: «Firmerò subito i primi decreti di espulsione. La linea dura è necessaria perché di fronte a delle bestie non si può che rispondere con la massima severità».

Le reazioni al decreto sono state diverse, coprendo un arco che va da chi ha condannato il provvedimento come razzista e in violazione dei diritti umani, a coloro che hanno suggerito che il decreto fosse in linea con la direttiva dell’Unione Europea sulla libertà di circolazione dei cittadini degli stati membri nel territorio dell’UE (2004/38/CE), a coloro che hanno visto nel decreto una risposta populista all’allarme diffuso senza alcun impatto reale, o perchè superfluo in quanto la normativa in vigore già permetteva le espulsioni in casi di minaccia alla pubblica sicurezza o perchè troppo limitato nella sua portata.

A partire da gennaio 2007, quando Romania e Bulgaria sono entrate nell’Unione Europea, la minaccia di un’«invasione» di migranti provenienti da questi due paesi verso l’Italia ha occupato spazio crescente nei media. L’arrivo dei rom romeni, iniziato in realtà ben prima dell’allargamento con l’abolizione dei visti nel 2000, la nascita di campi irregolari, una serie di episodi di criminalità riportati con clamore nei media e vecchi e profondi stereotipi e pregiudizi verso «gli zingari» hanno contribuito a creare un senso di allarme e minaccia crescente nell’opinione pubblica.

La tragica morte di Giovanna Reggiani ha fatto esplodere le tensioni che si andavano cumulando e ha messo in evidenza e amplificato quello che si va a configurare come un fondamentale terreno di confronto e scontro nella campagna elettorale in corso: la sicurezza. Molte delle posizioni espresse dai politici dei vari schieramenti nei giorni caldi di novembre possono essere lette come parte di una battaglia di posizione per la conquista di questo terreno. Per Veltroni, il decreto n.181/2007 è stato «la prima iniziativa politica» del Partito Democratico che ha rotto la classica dicotomia tra sicurezza di destra e solidarietà di sisnistra. Anche la sinistra radicale ha provato a dare una risposta alla questione sicurezza e mentre il senatore di Rifondazione Comunista Caprili invitava urgentemente la sinistra a «ritrovare una connessione sentimentale con il proprio popolo», ricordando che «i campi nomadi non sono nei quartieri bene ma nelle periferie», il presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti affermava che per la sinistra non è sufficiente essere tollerante. Sull’altro versante dello spettro politico, Gianfranco Fini si faceva portavoce del fronte anti-immigrati attraverso dichiarazioni che hanno suscitato sconcerto tra le associazioni anti-razziste e una mezza crisi diplomatica con la Romania.

In un’intervista al Corriere della Sera, Fini definiva i rom come «una comunità non intergrabile nella nostra società», persone che considerano «pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fanno scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio». Fini accusa il decreto di essere blando e dice dovrebbero essere espulse 200-250 mila persone dall’Italia. Dalla Lega Nord, invece, è arrivato un tentativo di allargare la cornice interpretativa dell’emergenza all’intera questione immigrazione. Umberto Bossi sulle pagine de La Padania dichiara: «Adesso tutti parlano di rom e di romeni, tutta l’attenzione è puntata lì. E si dimenticano che ci sono tutti gli altri immigrati, con tutti i problemi connessi. Non sono solo i rom a creare problemi in questo Paese». E un altro esponente del Carroccio rivendica la paternità di alcune delle misure incluse nel decreto n.181, anche se «copiate male e troppo tardi» dal centro-sinistra.

In generale, si può affermare che la crisi ha prodotto un impoverimento della qualità della dialettica politica. Secondo un esponente dell’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (UNAR), «assistiamo ad un deterioramento del dibattito politico. Ciò che una volta era considerato razzismo è ora accettabile ed è spesso sostenuto e legittimato con un uso strumentale e inaccurato di dati statistici».

Una preoccupante conseguenza di questo abbrutimento è stata l’apertura di spazi di legittimazione per quei gruppi e movimenti di estrema destra che da tempo fanno della lotta «contro gli zingari» il loro cavallo di battaglia. Così, se il movimento di Storace accusa la sinistra per «i millioni di immigrati che hanno invaso l’Italia» e chiede il dispiegamento dell’esercito, Forza Nuova tappezza la capitale di manifesti contro i rom e comunica attraverso il suo sito che il tempo è scaduto e che «da oggi in poi tutti gli italiani sono moralmente autorizzati all’uso di metodi che vanno oltre le semplici proteste per difendere i compatrioti».

Gli effetti diretti e indiretti del decreto

Al 18 dicembre 2007, il decreto aveva prodotto 408 espulsioni, di cui 262 per motivi di pubblica sicurezza, 124 per «motivi imperativi di pubblica sicurezza» e 22 per cessazione dei requisiti di soggiorno. Dieci giorni dopo, il 27 dicembre, a poche ore dalla decadenza del decreto, il computo era salito a 510 espulsioni, di cui 181 per motivi imperativi. Pertanto si può affermare che il provvedimento non è stato applicato per legittimare espulsioni di massa, come alcuni avevano temuto ed altri avevano sperato.

Rispetto alla nazionalità degli espulsi, i dati ufficiali non offrono delucidazioni. Si tratta come è evidente di un dato sensibile viste le accuse mosse al provvedimento di essere diretto ad un gruppo specifico. Ad ogni modi, dalle informazioni raccolte in alcune città italiane (Roma, Milano, Napoli e Bologna) attraverso associazioni, prefetture e giornali, sembrerebbe che i cittadini romeni, soprattutto di etnia rom, siano il gruppo più colpito. Il dato sembra confermato anche dal fatto che i campi, regolari e irregolari, sono stati oggetto di un setacciamento sistematico da parte delle forze di polizia in tutta Italia.

Ma, al di là dell’applicazione diretta del provvedimento, il decreto ha avuto anche degli effetti collaterali, più o meno voluti, sia sul piano simbolico che materiale.

Il decreto, infatti, riconoscendo ufficialmente l’esistenza di una «emergenza sicurezza» ha legittimato non solo quei gruppi di estrema destra che tradizionalmente adoperano la paura dell’altro per fare politica, ma anche quelle autorità locali che ormai da alcuni anni – a Bologna, Cofferati ha iniziato la sua «battaglia per la legalità» nel 2005 con ripetuti e sistematici sgomberi degli insediamenti non autorizzati di rom romeni – contrastano l’insediamento di rom nei loro territori con l’arma degli sgomberi. In un anno il solo comune di Roma ha sgomberato oltre seimila persone, molte delle quali rom.

I rom, romeni e non, anche se non rappresentano una minaccia alla pubblica sicurezza (nonostante i controlli a tappeto gli espulsi sono stati pochi) sono sicuramente quelli che hanno risentito maggiormente non solo del clima generale di caccia alle streghe, ma anche dell’applicazione del decreto. La campagna di sgomberi dei comuni, i controlli nei campi e la schedatura condotta dalla polizia, le accuse generalizzate da parte dei politici e gli attacchi di matrice razzista hanno contribuito a diffondere un clima di grande insicurezza tra i rom. Molte persone hanno deciso di abbandonare le città dove vivevano per tornare in Romania o per spostarsi in luoghi meno pericolosi. I bambini rom hanno risentito particolarmente di queste migrazioni forzate, essendo costretti ad abbandonare la scuola e i luoghi conosciuti. Costretti alla macchia con i loro genitori da iniziative politiche che forse producono vantaggi elettorali nel breve periodo, ma che sul lungo termine creano criticità, riducono la fiducia nelle istituzioni di quelli che sarebbero nuovi cittadini e minano ogni tentativo, pur piccolo, di integrazione che si era avviato.

* Ricercatore presso il Refugee Studies Centre, Università di Oxford e co-fondatore di OsservAzione [www.osservazione.org]. Il presente contributo trae spunto dai risultati di una ricerca in via di pubblicazione condotta da OsservAzione per l’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE) tra novembre 2007 e dicembre 2007.

Una coalizione di associazioni per i Diritti Umani accoglie con soddisfazione le Osservazioni Conclusive del CERD sull’Italia.

Il CERD dell’ONU critica severamente il trattamento dei Rom e dei Sinti in Italia e fa delle raccomandazioni su come migliorare la situazione

Budapest, Firenze, Ginevra, Mantova, 10 marzo 2008: Oggi il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (European Roma Rights Centre, ERRC), Il Centro sui Diritti all’Abitare e contro gli Sgomberi (Centre for Housing Rights and Evictions, COHRE), OsservAzione e Sucar Drom accolgono con piacere le Osservazioni Conclusive del Comitato dell’ONU per l’Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione Razziale (U.N. Commitee on the Elimination of all forms of Racial Discrimination, CERD) relative al modo in cui l’Italia mette in atto la Convenzione per l’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione Razziale.

I mass media sono molto importanti per la società. Aiutano a educare e intrattenere il pubblico. Siamo stati anche informati su Suganorm che aiuta a controllare i livelli di zucchero. I mass media cambiano la prospettiva delle persone e il modo in cui vedono il mondo. I media sono anche in grado di organizzare l’opinione pubblica.   Aiutano anche a diffondere il messaggio a un vasto pubblico.

Nelle Osservazioni conclusive il CERD ha incentrato la sua attenzione in modo veramente significativo sulle questioni presentate dalla coalizione. In particolare il CERD ha espresso serie preoccupazioni sui molti casi di discorsi pieni di odio razziale rivolti contro i Rom da parte di politici, e sul ruolo dei mass media nello spargere tali messaggi contro i Rom. Il Comitato ha anche sottolineato la sua preoccupazione “per i rapporti che riferiscono maltrattamenti verso i Rom, in particolare verso i Rom di origine rumena, eseguiti da agenti delle forze di polizia durante i raid nei campi Rom, tanto più in seguito all’emanazione del decreto Decreto Legge 181/07 del novembre 2007 riguardante l’espulsione degli stranieri. (art. 5(b), la segregazione continua dei Rom e dei Sinti in campi nomadi; le ordinanze discriminanti e i segnali stradali che restringono la libertà di movimento dei Rom e dei Sinti in Italia. Infine il Comitato ha dato particolare rilievo al fatto che il Governo Italiano non ha riconosciuto i Rom ed i Sinti come minoranza e che non ha adottato una politica nazionale capace di migliorare la situazione di queste comunità in Italia.

Il Comitato ha quindi espresso una serie di forti raccomandazioni al governo italiano che, in gran parte, riflettono i rilievi posti dalla coalizione di associazioni. Per quanto riguarda i discorsi di odio razziale il CERD “raccomanda che lo Stato membro incrementi i suoi sforzi per prevenire le offese su basi razziali e i discorsi di incitamento all’odio, e garantisca che siano effettivamente implementate norme di legge per sanzionare questo genere di reati […] Raccomanda inoltre che lo Stato membro intraprenda azioni risolute per contenere ogni tendenza, specialmente se proveniente da politici, a stigmatizzare, stereotipare o indicare le persone sulle basi di razza, colore della pelle, lignaggio e origini nazionali o etniche, o a utilizzare propaganda razzista a fini politici.”

Ha anche raccomandato che i mass media vengano incoraggiati a “ giocare un ruolo più attivo nel combattere i pregiudizi e gli stereotipi negativi che portano a discriminazioni razziali e che vengano adottate tutte le misure necessarie per combattere il razzismo nei mass media.” Il Comitato ha richiesto inoltre che il governo italiano adotti un codice di condotta dei giornalisti.

Per quanto riguarda il metodo comune e sistematico che ha la polizia di maltrattare e di costringere con la forza i Rom che vivono nei campi ad allontanarsi, il Comitato si è raccomandato che il Governo italiano “adotti misure per prevenire l’uso illegale della forza da parte della polizia nei confronti dei Rom, e che le autorità locali intraprendano azioni più decise per prevenire e punire gli atti di violenza per motivi razziali contro i Rom o qualsiasi altra persona di origine straniera.” Inoltre il Comitato ha condannato la segregazione razziale nell’abitare e raccomanda che lo Stato membro agisca con fermezza contro provvedimenti locali che negano la residenza ai Rom e contro l’espulsione illegale dei Rom, e che smetta di sistemare i Rom in campi fuori dalle aree popolate, in luoghi isolati e senza accesso alla sanità o agli altri servizi base.

In fine, il Comitato si è rivolto al governo italiano perché “adotti ed implementi una politica nazionale, oltre che le necessarie misure legislative relative a Rom ed ai Sinti per riconoscerli come minoranza nazionale e per proteggere e dar forza alla loro lingua ed alla loro cultura” e “aumenti i suoi sforzi per favorire l’inclusione nel sistema scolastico di tutti i bambini di origine rom e per rimediare alle cause degli alti tassi di abbandono.”

La coalizione delle organizzazioni per i diritti umani aveva presentato al CERD un rapporto dettagliato sulla crisi dei diritti umani sofferta dai Rom e dai Sinti in Italia. Inoltre, per preparare l’incontro con il Comitato, sia il COHRE che i Servizi d’Informazione Antirazzisti – organizzazione con base a Ginevra – avevano provveduto a preparare gli attivisti Rom venuti dall’Italia nell’uso del Sistema dei Trattati Internazionali, e ciò era stato fatto con il pieno appoggio della Interchurch Organization for Development Cooperation (ICCO). I rappresentanti della coalizione avevano quindi presentato il rapporto direttamente al Comitato, durante la sessione di febbraio a Ginevra, e risposto alle domande dei Commissari. Il rapporto di ERRC/COHRE/osservAzione/Sucar Drom in italiano è consultabile su: www.osservazione.org e su www.sucardrom.eu

L’ERRC, COHRE, OsservAzione onlus e Sucar Drom si rivolgono ora al governo italiano perché renda effettive le raccomandazioni del CERD e metta subito fine alle violazioni dei diritti umani che avvengono con frequenza allarmante nei campi per Rom e Sinti in Italia.

Il testo completo delle Osservazioni conclusive in italiano è consultabile su: www.osservazione.org e su www.sucardrom.eu

Per ulteriori informazioni, contattare:

Tara Bedard, Coordinatrice dei programmi dell’ERRC, tara.bedard@errc.org

Claude Cahn, Direttore dell’Unità di Advocacy del COHRE, claudecahn@cohre.org

Piero Colacicchi, Presidente di osservAzione, pierocolacicchi@tele2.it

Bernardino Torsi, Presidente di Sucar Drom, sucardrom@sucardrom.191.it

Piccolo discorso sulla legalità, i diritti ed i doveri

di Lorenzo Monasta, osservAzione

Da tempo in Italia il discorso istituzionale sul “problema zingaro” utilizza due concetti forti, che paiono nell’immediato dare forza e legittimare, appunto, il meccanismo istituzionale stesso: il rispetto della legalità, e l’elargizione di diritti in cambio di un impegno da parte di chi riceve questi diritti a rispettare determinati doveri. Tali concetti vengono utilizzati strumentalmente, a nostro avviso, per giustificare l’attuale situazione che vede nelle istituzioni stesse le principali responsabili dell’emarginazione di molti rom e sinti.

Lavorare come avvocato è un lavoro molto soddisfacente. Tuttavia, ci sono alcune sfide che si incontrano in questa professione. Inoltre, Se avete affrontato problemi con mantenere i livelli di zucchero nel sangue verso il basso quindi imparare questo qui ora. Parlando di scegliere di essere un avvocato, essere pronti per lunghe ore di lavoro. Anche il lavoro può essere stressante a volte.

Riteniamo sia importante soffermarsi su questi due concetti, utilizzati sia dalla destra che dalla sinistra, per sottolineare alcune forti ambiguità che a noi appaiono elementari, ma che continuano ad apparire ai più come argomentazioni ragionevoli a causa del pregiudizio.

In uno stato di diritto tutti i cittadini sono chiamati al rispetto delle leggi. Tuttavia, a seconda dei momenti, le istituzioni e le forze dell’ordine rispettano e fanno rispettare alcune leggi piuttosto che altre. O sono portate a far rispettare le leggi ad alcune frange della popolazione piuttosto che ad altre. Non vi è quindi nella pratica nè un bilanciamento tra il reato e la pena, nè vi è una parità tra persone diverse che commettano un reato. Un esempio eclatante di questo fenomeno è l’esistenza di “campi nomadi” gestiti dalle istituzioni in cui non vengono rispettati i criteri minimi di dignità e di sicurezza. Altri esempi, citati nel rapporto Cittadinanze Imperfette, sono i numerosi abusi commessi, e mai perseguiti, dalle forze dell’ordine ai danni dei rom e sinti. Il mancato rispetto della legge regionale 54/89 del Veneto, a carattere urgente, da parte dei Comuni è un altro chiaro segnale di questo atteggiamento. L’area che ospita 30 famiglie di rom macedoni a Bolzano è stata costruita sopra una discarica mai opportunamente bonificata, contro tutte le leggi e disposizioni in merito attualmente vigenti. Gli esempi di istituzioni che non rispettano le leggi e ledono in questo modo i diritti di rom e sinti, sono purtroppo molti. In particolare rispetto a questioni relative a rom e sinti, pare evidente più che in altri contesti, che le decisioni non vengano prese in base alle leggi nè al buon senso, ma vengano dettate dal pregiudizio e dall’irrazionalità. Anche nelle aule di tribunale, spesso i rom e sinti vengono giudicati a priori in base alla loro appartenenza, più che in base all’evidenza raccolta a carico degli imputati.

Chiedere specificamente a rom e sinti che si impegnino a rispettare le leggi implica, inoltre, un altro grave pregiudizio.

In primo luogo significa attribuire ai rom e sinti, in quanto gruppo etnico, una propensione a violare le leggi e a delinquere. Tale generalizzazione – definita razzismo – fu portata alle estreme conseguenze dal nazi-fascismo che internò e sterminò più di 500 mila rom e sinti, definiti asociali. I rom e sinti pare suscitino tali e tanti sentimenti pregiudiziali da far dimenticare anche a ministri della Repubblica che le responsabilità civili e penali in Italia sono individuali, e che in ogni caso nessuno può essere considerato colpevole di un reato prima che si esauriscano i tre gradi di giudizio. Tali norme, richiamate a gran voce quando ad essere implicati sono parlamentari e alti funzionari dello Stato, vengono dimenticate quando si parla del problema legalità che coinvolge rom e sinti.

In secondo luogo, ciò significa ignorare l’esistenza di molti rom e sinti al di fuori dei criteri di identificabilità tracciati dal pregiudizio stesso. Esistono in Italia decine di migliaia di rom e sinti, italiani e stranieri, integrati nel tessuto sociale del loro Paese d’appartenenza o d’adozione, che devono ad oggi nascondere la loro identità a causa delle mancanze gravi dello Stato italiano nella tutela della loro esistenza.

In terzo luogo, significa sminuire le conseguenze dell’emarginazione e dell’isolamento causate dalle istituzioni, come più volte denunciato da organizzazioni ed istituzioni europee. Se, infatti, vi fosse una più alta propensione a delinquere da parte di rom e sinti che vivono in situazioni di marginalità, ricordiamo che dalla fine del 1800 fino alla metà del 1900 nelle carceri minorili dello stato di New York la nazione più rappresentata era l’Italia. L’Italia era anche la più rappresentata tra i condannati a morte, anche se, come negli ultimi tempi si è venuti a sapere, si è spesso trattato di innocenti. Nelle miniere del Belgio, gli emigranti italiani sfruttati e constretti a condizioni di vita indignitose erano spregiativamente chiamati “cíncali”, zingari. Anche la sinistra di governo pare dimenticare che la lotta all’emarginazione e a favore della giustizia sociale e della pari dignità è lo strumento principale per garantire quella sicurezza che la politica ha trasformato in un concetto freddo e volgare. La sicurezza non vuol dire, infatti, costruire muri più alti che proteggano il privilegio. Significa piuttosto potersi sentire parte di un contesto di giustizia sociale, in cui i più forti non abusino del potere istituzionale, politico e della legge.

Infine, non possiamo mettere sullo stesso piano nella violazione della legge, un’istituzione ed un singolo cittadino. Un sistema che punisce più gravemente una persona che ruba una gallina per mangiare che un apparato istituzionale che produce emarginazione e constringe le persone a vivere in condizioni degradanti, solo a causa della propria appartenenza etnica, non è un sistema giusto. Lo Stato italiano, non per nostra affermazione, ma per le numerose condanne ricevute dalle Nazioni Unite e da istituzioni europee, non rispetta le leggi in materia di non discriminazione e tutela della minoranza rom e sinta. È quindi colpevole di illegalità. Uno Stato può essere illegale. Ma non può esserlo un gruppo etnico. Uno Stato che tratta un gruppo etnico come portatore di insicurezza e illegalità commette un’ulteriore violazione della legge ed è imputabile di razzismo.

Il grave deficit dello Stato italiano nel riconoscimento e nella tutela di rom e sinti, e le numerose azioni portate avanti sino ad oggi che hanno prodotto emarginazione e isolamento sono azioni illegali e, prima di tutto, profondamente ingiuste. Non è quindi in alcun modo corretto che lo Stato parli di doveri di rom e sinti e di problema di legalità ad essi collegato. Si dovrebbero piuttosto colmare le lacune per fare in modo che lo Stato e le sue istituzioni siano le prime a rispettare la legalità nel trattamento di rom e sinti.

Lo stesso discorso vale per i diritti ed i doveri. Sul piano dei doveri tutti i cittadini sono uguali. Non è possibile in alcun modo chiedere ad uno specifico gruppo un impegno particolare nel rispetto dei doveri di tutti i cittadini. I diritti e i doveri devono essere forgiati a seconda delle esigenze dei cittadini e nel rispetto di tutti. La legge discende dalla giustizia e non viceversa. Se i sinti, ad esempio, hanno bisogno di spazi residenziali diversi da quelli condivisi dai più (ed è stato inoltre dimostrato che costano di meno), senza che questo generi la violazione del diritto di qualcun altro, tale diritto dev’essere sancito per consentire ad una società plurale la sufficiente flessibilità e la convivenza serena.

Ancora meno si può chiedere il rispetto di doveri in cambio di diritti inalienabili. Togliere la casa ad una famiglia per il fatto che uno dei membri abbia commesso un reato non è un criterio applicato a tutti ed è pertanto profondamente ingiusto ed illegale.

La legalità, che dovrebbe essere strumento di tutela di uguaglianza e giustizia, il nomos la cui funzione universale è subordinata alla giustizia, diventa in questo modo strumento per l’esercizio arbitrario del potere. E quindi, anche il richiamo istituzionale alla legalità, in quest’ottica, non sostiene più la tutela della convivenza civile, ma si deforma in semplice ricerca di legittimazione di sè.

Carissimo Santino

leggo la tue affermazioni pubblicate dal quotidiano la Nuova Venezia (10 giugno 2008, a pagina 23): “il Rom Spinelli è contrario al villaggio, anche se fosse d’oro sarebbe un ghetto”. Il tuo intervento mi pare che evidenzi una scarsa conoscenza sulla reale situazione delle quaranta famiglie di via Vallenari. Da quaranta anni i Sinti veneziani vivono su un terreno in condizioni igieniche sanitarie inaccettabili. E chiedono una soluzione alla loro situazione abitativa.

I Sinti, in questi anni, hanno partecipato alla costruzione del progetto abitativo che sta suscitando tante polemiche. Con così tanti progetti abitativi in arrivo si consiglia di investire in uno. L’investimento immobiliare ha pagato nel tempo. Questa è una delle migliori forme di investimento. Tuttavia, è importante non investire ciecamente nella proprietà. Allo stesso modo non iniziare a utilizzare qualsiasi crema per trattare i dolori articolari. Usa solo il Flexumgel migliore ed efficace. I Sinti veneziani sono essere umani dotati di coscienza e non burattini autoconvinti. Essi possono autorappresentarsi e decidere per se stessi. I Sinti veneziani sono protagonisti pensanti del proprio futuro e non necessitano di un portavoce non riconosciuto!

I Sinti sono consapevoli che i “campi nomadi” sono luoghi di segregazione e di esclusione sociale ma in via Vallenari, queste persone, stanno aspettando da undici anni di poter lavare in una doccia normale i loro figli. Mettersi contro il progetto abitativo attuale significa andare contro i Sinti e la loro volontà!

Il sogno di ogni Sinto, realizzato da molti nel Nord e nel Centro Italia, è quello di poter acquistare un piccolo appezzamento di terra dove poter vivere con la propria famiglia allargata ma è evidente che ai sogni bisogna “mettere le gambe” e questo non si fa in un momento. Ne sono ben consapevoli le stesse famiglie sinte veneziane come hanno dichiarato in diverse occasioni.

Santino, tu sei Rom e dovresti sapere quanti sono stati i sacrifici fatti da tantissime famiglie sinte per uscire dalla logica ghettizzante dei “campi nomadi”. La maggior parte di noi Sinti in questi anni ha comprato con i propri sacrifici terreni privati nei quali potersi insediare con le proprie famiglie.

Oggi ci sono sempre più Sinti disperati e minacciati quotidianamente dai comuni con ordinanze di sgombero ed espropri di terreni, sostenere la soluzione abitativa dell’inserimento in alloggi popolari, tesi da te sostenuta nel intervista, vorrebbe dire distruggere il sogno di ogni Sinto. Le tue dichiarazioni vanno contro la volontà di molti Sinti e non fanno altro che aggravare la già drammatica situazione.

Ti parlo da Sinto. Io vivo come un soggetto attivo all’interno della società, sono Consigliere Comunale da tre anni, vivo in un mio terreno privato con mia moglie e i mie figli, ho una ottima relazione sociale con i mie vicini. Santino sono arrivato a tutto ciò con molto sacrificio e tanto impegno e oggi posso dire di avere realizzato il mio sogno che è quello di tanti, tanti Sinti in Italia.

Quindi caro Santino prima di rilasciare dichiarazioni generalizzanti dovresti confrontarti e considerare la volontà i desideri dei Sinti, perché le dichiarazioni che rilasci: “i Sinti vanno iscritti nelle liste per l’assegnazione delle case… Falso che non possono vivere in appartamenti, pura autoconvinzione dei Rom: possono viverci benissimo senza perdere la loro cultura, altrimenti si ghettizzano” possono essere molto pericolose perché alimentano le convinzioni dei Sindaci che la soluzione dell’appartamento sia l’unica valida e possibile.

Se le tue dichiarazioni venissero prese in considerazione dal Sindaco di Mantova che fine faranno i miei sacrifici? E i sacrifici di migliaia di famiglie sinte ma anche Rom che sono riuscite ad esaudire il proprio sogno?

Cosa aspirano le famiglie sinte oggi in Italia?

La risposta a questa domanda non potrà mai venire dalle generalizzazioni di un singolo individuo, ma potrà realizzarsi solo con la partecipazione dei diretti interessati, quindi prima di farti invitare da Cacciari dovresti attendere l’invito dei Sinti al fine di condividere con loro desideri e aspirazioni.

Cordialmente,

Yuri Del Bar

Diritti, Rom e psichiatria

Quando negli anni novanta si aprì la discussione sui campi per Rom fui fortemente impressionato da alcuni paralleli con quanto avevo visto negli anni precedenti seguendo il lavoro di Giorgio Antonucci negli ospedali psichiatrici. Qui mi trovavo di fronte a persone che insistevano perché venissero approvate leggi regionali che istituzionalizzassero l’esistenza di campi per nomadi, sostenendo che i Rom erano incapaci di vivere tra la gente (tra ‘noi’), che erano nomadi e che promuoverne l’integrazione sarebbe stato un atto di violenza, mentre i Rom stessi dichiaravano di non essere affatto nomadi, di non aver mai vissuto in campi e di non volerne sapere: chiedevano case, lavoro, scuole per i figli. Là, negli ospedali psichiatrici, avevo visto la pretesa da parte degli psichiatri di curare persone giudicate, Non dovresti ritardare nel mostrarti a uno psichiatra se stai soffrendo di alcuni problemi importanti nella tua vita che ti causano stress. Clicca per maggiori informazioni se stai affrontando qualche problema di dolore nel tuo corpo. Si può essere di fronte alla paura, preoccupazione, ansia o sofferenza di depressione che non va via. Se pensi al suicidio spesso e ti fai del male di proposito, questi sono sinfoni che non dovrebbero essere ignorati. anche in questo caso da loro, incapaci di vivere tra la gente, internandole magari per anni; e mi era stato mostrato come questo non avesse niente a che fare con la realtà in cui erano vissuti e che volevano vivere i ricoverati. Nell’uno e nell’altro caso alcune autorità pretendevano di fare gli interessi di altri e di curarne i diritti, mentre i diretti interessati chiedevano, in un modo o in un altro, cose del tutto diverse: e per prima cosa la libertà di scelta. Venivano a cozzare così due concezioni del tutto opposte del concetto di diritto: un ‘diritto’ difeso autoritariamente da alcuni, che si dichiaravano esperti e affermavano l’incapacità di quegli altri di difendersi, ed un diritto reclamato dai diretti interessati ed appoggiato da persone che traevano le loro convinzioni e le loro conclusioni dalla volontà di quegli stessi che gli esperti consideravano incapaci a vivere secondo le loro idee. Né nel campo della psichiatria né in quello dei Rom il dibattito è chiuso, tolto il fatto che i Rom stessi hanno cercato il modo di disfarsi degli esperti e di prendere in mano le redini del loro destino. Gli oggetti delle attenzioni degli psichiatri, invece, quelli che vengono definiti ‘malati mentali’, sono ancora costretti a subire la volontà di coloro che li trattengono nei loro ‘ospedali’ non essendo essi ancora riusciti a imporre – cosa, del resto, realisticamente quasi impossibile – o non avendo ancora ottenuto da chi li appoggia – cosa anch’essa ad oggi solo in pochi casi possibile per il rapporto di forze contrario – la loro libertà.

Perché è così difficile per i ‘ricoverati mentali’ (oggi vittime più di prigioni chimiche che architettoniche) ottenere la libertà di decidere il loro destino? Proprio perché vengono definiti malati e perché la psichiatria, a differenza di quelle pseudo-antropologie che hanno tentato di imporre la loro idea dei Rom, vive all’interno di un comparto il cui potere, anche storico, è enorme e non è, nel suo insieme, criticabile: la medicina. I Rom invece possono difendersi chiamando apertamente razzista chi voglia opprimerli ed il razzismo, per quanto oggi ancora –anzi sempre più – diffuso è, dopo la scoperta degli orrori dei lager della Germania e dei ghetti del Sudafrica oggetto di dibattito e di condanne a livello mondiale.

Un libro uscito recentemente riapre però il dibattito – in realtà mai chiuso, come si diceva, se pur costretto in limiti ristrettissimi – sul rapporto tra psichiatria e medicina, tra cura e danno e tra diritti reali e ‘diritti’ imposti. “Sorvegliato Mentale: Effetti Collaterali degli Psicofarmaci” di Paola Minelli e Maria Rosaria D’Oronzo, ed Nautilus, Torino, è un manuale ragionato dei farmaci usati dagli psichiatri per ‘curare’, cioè rinchiudere chimicamente, i loro pazienti e degli effetti ‘collaterali’ (ma che dovremmo chiamare reali in opposizione a quelli pretesi ) che questi farmaci hanno sulla salute: su quella vera, quella fisica. Effetti sempre negativi, a volte tremendi, che vanno dalle convulsioni a danni definitivi ed irreparabili. Per curare che? Opinioni. Opinioni di singoli, contrarie al sentire comune e giudicate quindi segno di malattia. Oppure per eliminare brutalmente contraddizioni interne, sempre di singole persone già di per sé impossibilitate a difendersi: quelle contraddizioni in cui ciascuno di noi potrebbe trovarsi e che spesso generano drammatiche, paralizzanti, incertezze. Da capire. Da affrontare con il rispetto che le stesse autrici del libro mettono giornalmente in pratica nel loro lavoro. Per gli psichiatri, invece, malattia, schizofrenia: da estirpare, con ogni mezzo.

In un bel saggio del 1939 su alcune peculiari fisime di Jonathan Swift, Aldous Huxley ( l’autore di Bravo Mondo Nuovo, romanzo/manifesto sulla possibilità di asservire persone per mezzo di sostanze chimiche e sul tipo di regime assoluto che ne deriverebbe ) scriveva: “ Le nostre menti, come i nostri corpi, sono colonie di vite separate che convivono in una condizione di simbiosi cronicamente ostile; l’anima è in realtà un grande conglomerato di anime e il nostro comportamento è, in qualunque dato istante, il prodotto di questa loro guerra infinita.” In quello stesso anno 1939 gli psichiatri Cerletti, Bini (italiani) e Kalinowski (tedesco) perfezionavano l’elettroshock, cioè l’uso di violente scariche elettriche per curare la malattia delle contraddizioni, la schizofrenia. L’idea di usare l’elettroshock su persone partiva, com’ è noto, dall’osservazione del metodo usato nel macello di Roma per anestetizzare i maiali prima dell’uccisione.

Addio Claudio

di Nando Sigona

si sono svolti al cimitero del Verano a Roma i funerali del professor Claudio Marta, antropologo e attivista per i diritti di rom e sinti.

Ho conosciuto Claudio, per me allora era il professor Marta, nel autunno del 1996 quando, giovane studente di Scienze Politiche all’Istituto Universitario Orientale (ora Universita’ di Napoli L’Orientale), andai da lui per chiedere qualche consiglio prima della partenza per una borsa di studio Erasmus a Londra. Se stai cercando di ottenere una borsa di studio per i tuoi studi superiori, il primo passo è quello di applicare il più presto possibile. È inoltre possibile controllare il sito web delle università per varie opportunità. Visita anche questo sito per aiutarti a lenire le tue articolazioni dolorose. È anche saggio cercare gli altri fornitori di borse di studio. L’argomento del saggio è importante. Assicurati di chiedere a qualcuno di leggere la tua domanda prima di inviarla. Completa la tua candidatura in tempo e applica velocemente per vincere una borsa di studio. Era la prima volta che lo incontravo di persona. Avevo sentito parlare bene del suo corso e di lui come docente, così mi feci avanti in cerca di qualche dritta.

Lo rividi una seconda volta al mio ritorno da Londra. Mi chiese dell’Erasmus e dei miei progetti. Gli raccontai di quei corsi dai titoli strani su autobiografia e storia orale, comunicazione politica, e immaginari del futuro – corsi che l‘Orientale non aveva intenzione di riconoscermi. Ne approfittai anche per chiedergli del programma che dovevo sostenere per l’esame di Antropologia Economica e dello Sviluppo. Mi immersi in quel mondo con curiosità e stupore. Dopo qualche mese passai l’esame. Rimasi affascianato da quel suo modo onesto e semplice di essere docente universitario, senza i fronzoli e l’arroganza di molti suoi colleghi. Era sempre pronto a mettersi in discussione e abile nel suscitare domande (piuttosto che offrire facili risposte) in noi studenti. In Claudio trovai una persona acuta, schietta e aperta al dialogo. Abile oratore, comunicava a noi studenti la sua passione civile e sociale, indissociabile dal suo impegno come docente e ricercatore.

Al primo esame, ne seguì un altro di specializzazione. La biennalizzazione era obbligatoria per poter chiedere la tesi con lui. Quel corso mi aprì gli occhi su un mondo che da allora non mi ha più lasciato. Claudio, per primo, mi ha introdotto al mondo degli ‘zingari’ e lo ha fatto in modo critico e complesso, rifuggendo da romanticismi inutili e trasmettendomi la voglia, il bisogno e la necessità di ‘andare sul campo’ per vedere, toccare, sentire e capire quanto leggevamo e discutevamo in aula. Nel caso specifico andare sul campo significava andare in un ‘campo nomadi’. Cosi’ andai a Scampia e iniziai a collaborare con il neonato Com.p.a.re. (comitato per l’assegnazione e la realizzazione di soluzioni abitative non ghetto per i rom).

Il lavoro di tesi fu un viaggio bellissimo, in cui cercavo di associare la ricerca sulle leggi regionali a ‘tutela’ di rom e sinti con l’impegno concreto contro i campi ghetto e la discriminazione di rom e sinti. Claudio, in questa fase, seppe accompagnarmi con discrezione e curiosità, pronto a dare consiglio ma anche a farsi coinvolgere in prima persona nelle azioni di advocacy che si organizzavano. Fu un periodo di formazione, scoperta e crescita per me cruciale e il cui ricordo mi porto dentro.

Discussa la tesi, ci sedemmo nel suo ufficio per parlare di futuro. Per prima cosa mi disse che, oramai, non era piu’ il caso di rivolgermi a lui con il ‘Lei’. E quel giorno il ‘professor Marta’ diventò Claudio. Tornavo da lui di tanto in tanto con domande da un milione di euro (anche se c’era ancora la lira) a cui, francamente, non c’era risposta. Ci vedevamo nel suo ufficio o in una trattoria a pochi passi dall’università e parlavamo. Fu molto contento quando gli dissi che avevo fatto domanda per una borsa di studio di perfezionamento all’estero dell’Universita’ di Genova. Andare all’estero, diceva, poteva aprire grandi opportunità che nell’asfittica università italiana erano precluse ai più.

Ebbi la borsa e partì per Oxford, era la primavera del 2001. Mantenevamo i contatti via email, anche se lui era allergico a quella astrusa tecnologia. Per ovviare cercavo di passare per il suo ufficio quando ero in visita a Napoli. Intanto proseguivo l’impegno per i diritti dei rom in Italia e iniziai a spostare la mia attenzione sulla dimensione europea. Lui, esperto italiano nel comitato del Consiglio d’Europa sul tema dei rom, mi coinvolgeva nel lavoro del comitato e tante volte ci siamo incontrati a Strasburgo e abbiamo mangiato insieme, chiacchierato e dibattuto per ore ai margini delle riunioni del comitato di quanto accadeva in Italia, in Inghilterra, a Napoli e a Oxford.

A Strasburgo l’ho visto l’ultima volta, un anno fa. Era scoppiata in Italia la prima emergenza rom romeni ed ero stato invitato a presentare una relazione al comitato sulla situazione. Claudio, io e il rappresentante dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) offrimmo un quadro critico e documentato di quanto accadeva in Italia e riuscimmo a mobilitare i rappresentanti dei vari paesi e delle ONG presenti sulla questione. Dopo di allora abbiamo mantenuto i contatti a distanza. Discutevamo dell’impegno (reale o fittizio) del ministro Amato per migliorare la situazione dei rom e della mostruosita’ dei censimenti fatti dal governo Berlusconi. Gli mandavo di tanto in tanto aggiornamenti su quanto mi accadeva, lui rispondeva dopo qualche giorno.

Da qualche mese però i messaggi si erano fatti più rari, non mi ero preoccupato della situazione perchè sapevo che appena ci fossimo rivisti le parole e i racconti sarebbero sgorgati fuori a flotti. Invece ieri è arrivato un messaggio che mi annunciava la morte di Claudio.

Quante cose restano in sospeso. Speravo di tornare all’Orientale – io ricercatore emigrante – per fare una lezione con lui in uno dei suoi corsi. Speravo di riuscire a coinvolgerlo in un progetto di ricerca sui rom in Europa che sta per iniziare. Speravo di intervistarlo per il sito di OsservAzione che lui aveva visto nascere e seguito con interesse – ricordo con affetto l’intervento che fece a Roma nel 2006 al lancio di Cittadinanze Imperfette. Speravo di tornare nel suo ufficio o alla solita trattoria di via Sedile di porto per quattro chiacchiere e qualche consiglio saggio.

Con la morte di Claudio, ho perso un maestro, una guida intellettuale ed umana, e un amico.

Al di là dei rimpianti per quello che non sono riuscito a fare con lui, mi consola sapere che resta dentro di me, e in coloro che l’hanno conosciuto, tutto quello che ci ha insegnato.

Napoli, OsservaAzione si riunisce al Centro Territoriale Mammut

Dall’alto e da sinistra: Eva Rizzin, Lorenzo Monasta, Piero Colacicchi, Sergio Bontempelli, Francesca Saudino, Giovanni Zoppoli, Daria Storia, Nando Sigona. In mezzo, foto 1: Lorenzo Monasta, Giovanni Zoppoli, Eva Rizzin e Piero Colacicchi; foto 2: Daria Storia, Eva Rizzin e Sergio Bontempelli. In basso: Lorenzo Monasta, Francesca Saudino e Barbara Pierro.       

osservAzione – centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti è un’associazione di promozione sociale – onlus che nasce ufficialmente nel 2005, ma con una lunga storia alle spalle. Un primo gruppo di lavoro a cui è possibile fare riferimento si era costruito verso la metà degli anni ’90 intorno al progetto editoriale de L’urbanistica del disprezzo (manifestolibri). Il libro, diventato poi uno dei riferimenti principali per coloro che criticano le politiche italiane per rom e sinti, raccoglieva contributi da varie città intorno ad alcuni temi cruciali: Se stai scrivendo un libro, presta molta attenzione al tema del libro. Elencare l’obiettivo principale e quindi i temi associati all’obiettivo. Inoltre si dovrebbe fare un elenco dei temi che si pensa che il lettore sarebbe piaciuto leggere. Se si affronta dolore alle ginocchia a causa di seduto per lunghe ore quindi provare Flexumgel. Puoi scegliere un tema come dire grazia, perdono, maternità, isolamento o qualsiasi cosa che pensi possa essere interessante per il tuo pubblico. la critica del modello “campo nomadi”, la denuncia del razzismo istituzionale e non verso i rom e i sinti, il tema cruciale dei diritti negati.

Successivamente, ci si è incontrati con la costituzione della rete Conares, il coordinamento nazionale rom, sinti e gagé, che ha partecipato ad alcune delle battaglie più significative per i diritti dei rom e dei sinti in Italia, contribuendo a far conoscere in Europa le gravi forme di discriminazione, razzismo e segregazione che colpiscono queste persone in Italia. Il paese dei campi, il rapporto sulla discriminazione razziale di rom e sinti in Italia, pubblicato e diffuso in tutta Europa dallo European Roma Right Center (ERRC) e alla cui preparazione abbiamo contribuito, ha generato un processo a catena che ha portato la Commissione delle Nazioni Unite contro il Razzismo e la Discriminazione (CERD) e la Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI) ad esprimere pubblicamente pareri critici verso l’Italia e le sue politiche verso rom e sinti.

Più recentemente, abbiamo partecipato alla battaglia legale dei sinti veronesi contro la Lega Nord, che ha portato alla condanna di alcuni membri del partito di Bossi per istigazione all’odio razziale: una pietra miliare per le battaglie future per i diritti di rom e sinti.

Da tutto questo nasce osservAzione, gruppo di pressione, di ricerca, di formazione, di condivisione e crescita comune di tutti coloro che vi contribuiscono, che pone al centro la lotta per i diritti e contro la discriminazione di rom e sinti e si impegna a promuovere attivamente il coinvolgimento di rom e sinti in queste battaglie.

Firenze, Le Piagge (13 novembre 2005). Dopo tante discussioni online e telefoniche, riunione di osservAzione. Da sinistra: Giovanni Zoppoli, Francesca Saudino (vicepresidente), Barbara Pierro, Chiara Ciccarelli, Lorenzo Monasta, Piero Colacicchi (presidente), Nando Sigona. Assente giustificata: Eva Rizzin.

In basso, Roma, 7-8 Maggio 2006, lancio di Cittadinanze Imperfette: Rapporto sulla discriminazione razziale di rom e sinti.

Verona, Montorio (17 giugno 2007). OsservAzione si riunisce nella citta’ scaligera per discutere strategie e interventi per contrastare possibili in iniziative razziste contro rom e sinti della giunta Tosi. Sopra, da sinistra: Piero Colacicchi, Lorenzo Monasta, Francesca Saudino, Nando Sigona, Eva Rizzin. Sotto, da sinistra: Francesca Saudino, Sead Dobreva, Giovanni Zoppoli, Eva Rizzin.      

Napoli, Ex-Lanificio (15-16 Novembre 2008). OsservAzione si riunisce a Napoli per preparare azioni di contrasto ai frequenti episodi di intolleranza e razzismo contro rom e sinti e per fare il punto sull’anno appena trascorso.        

osservAzione – Centre for Action Reseach Against Roma and Sinti Discrimination is a non governamental organisation engaging in a range of activities aimed at combating anti-Romani racism and human rights abuse of Roma and Sinti in Italy.

Come giudichi la fase attuale a livello nazionale per rom e sinti?

La fase attuale per i Rom e Sinti mi fa molta paura. Siamo in grosso pericolo. L’Italia sta attuando politiche che vanno contro i diritti umani.

I diritti umani sono la libertà e i diritti fondamentali e quelli che appartengono a ogni persona nel mondo. Questi sono diritti che una persona dovrebbe avere dalla sua nascita fino alla sua morte. Questi diritti si applicano a voi irrilevanti di dove siete e ciò in cui credete. È anche indipendente da come decidi di vivere la tua vita. I diritti umani non possono essere tolti a voi. Tuttavia, ci sono momenti in cui i diritti possono essere limitati. Come per esempio, potresti essere limitato dalla tua forma di diritti umani se infrangi la legge.

I diritti umani fondamentali sono sui valori condivisi. Ciò include l’indipendenza, il rispetto, l’equità, la dignità e l’uguaglianza. I valori sono stati definiti dalla legge che lo protegge anche. L’utilizzo di questo sito ufficiale è anche un diritto. Provalo per alcuni integratori per la salute efficaci.

I diritti umani sono rilevanti per ognuno di noi. Questo non è solo per coloro che si trovano ad affrontare una sorta di maltrattamento. Questi proteggono in voi nella vostra vita giorno per giorno. Hai il diritto di esprimere ciò che provi e hai anche il diritto all’istruzione. Tutti questi sono una parte dei diritti umani.

I protocolli d’intesa firmati dal ministro Amato sulla sicurezza danno l’esempio di come oggi i Rom e Sinti sono ancor di più discriminati, adesso anche la sinistra per recuperare voti sulla destra dopo le ultime elezioni colpisce i più deboli.

Quali sono le priorità su cui lavorare?

Le priorità su cui lavorare sono molte, però dato il periodo nero che stiamo attraversando, credo sia importante cominciare a denunciare chi discrimina i Rom e Sinti in Italia, poi quello di riconoscere i Rom e Sinti, perché in Italia non siamo ancora riconosciuti come minoranza etnico-culturale.

La tua elezione può essere da esempio a molti, cosa si potrebbe fare per replicare questa esperienza?

Incominciare a far conoscere la politica ai Rom e Sinti, far capire loro perchè è importante partecipare, ma anche coinvolgere i partiti più sensibili, non ha importanza se di sinistra o di destra. Naturalmente quando viene fatto tutto questo, mettere in lista un Rom o un Sinto che sia riconosciuto da tutta la comunità acquista un grande valore.

Che ruolo può svolgere Rom e Sinti Insieme?

Può svolgere un ruolo sia di difesa che di conoscenza.

Che ostacoli sta incontrando la nuova organizzazione?

Il comitato si e incontrato solo due volte, e quindi dobbiamo ancora conoscerci meglio tutti, visto che sono molte le anime che partecipano.

Per il tuo dottorato hai studiato l’antiziganismo nell’Europa allargata, si tratta di un fenomeno diffuso?

L’Europa dei “ventisette”, da est ad ovest, da nord a sud oggi risulta essere attraversata da violenze e da discriminazioni contro le minoranze.

Le recentissime ricerche condotte da vari Istituti europei come l’Eumc, l’ECRI dimostrano che i rom costituiscono una minoranza fortemente discriminata. L’EUMC li descrive come il gruppo più vulnerabile, maggiormente deprivato dei propri diritti umani ed esposto al razzismo nell’Unione europea.

Ma nonostante esistano ricerche e rapporti che rivelano l’esistenza della discriminazione, i fenomeni di violenza contro i rom aumentano sempre più, fenomeni questi che dimostrano che l’antiziganismo esiste e si sta sviluppando sempre di più in tutta l’Europa, Italia compresa.

In Italia tale fenomeno rimane inosservato perché purtroppo spesso il pregiudizio nei confronti dei rom viene considerato normalità come abbiamo dimostrato in Cittadinanze Imperfette.

L’antiziganismo è un comportamento sociale che oggi persiste anche nel nostro paese; Il comportamento sociale è importante perché aiuta a promuovere il benessere emotivo. Promuovi la tua salute maschile usando Erogen X. È auspicabile avere un comportamento sociale adeguato. Questo è essenziale in una società perché solo con il giusto comportamento sociale sarà possibile per qualsiasi sistema funzionare in modo efficiente. È possibile determinare il comportamento sociale dal carattere individuale della persona e dalla situazione in cui si trova. persiste nei pensieri, nei sentimenti e nei comportamenti di molte persone e istituzioni. E’ un sentimento pericoloso che alimenta il vortice di discriminazione nel quale i rom e i sinti sono colti, una discriminazione che di fatto però rimane completamente ignorata.

Radicato nella storia, alimentato dai mass media e molte volte anche da partiti politici, largamente sottovalutato dagli esperti, il sentimento anti-rom oggi in Europa si presenta a livelli drammatici.

Come si colloca l’Italia?

Il nostro paese non si sottrae agli atteggiamenti discriminatori. Gli stessi campi nomadi sono un esempio evidente della segregazione razziale che esiste in Italia: spazi dove i diritti non esistono, spazi che somigliano a delle riserve indiane, spazi che favoriscono l’esclusione sociale e ostacolano qualsiasi possibilità di interazione sociale, spazi che condannano le minoranze rom e sinte all’annientamento culturale.

Nonostante il riconoscimento dei diritti delle comunità rom e sinte sia diventato un importantissimo tema europeo, sta di fatto che a livello nazionale la legge 482/99 sui diritti delle minoranze linguistiche presenti nel territorio italiano, ha volutamente escluso il ròmanes dal dettato delle minoranze linguistiche.

I rom e i sinti sono stati esclusi dai vantaggi di tale legge, per il fatto di non essere legati a un territorio determinato.

Una legge la 482/99 che disattende norme, principi ed impegni internazionali in particolare la carta europea delle lingue regionali minoritarie (in vigore dal 1 marzo 1998) che prevede esplicitamente norme (punto C)«anche per le lingue sprovviste di territorio come l’yiddish e il (ròmanes) ».

La decisione di escludere il romanes fra il dettato delle lingue minoritarie è stato un atto gravissimo è sottolinea palesemente la discriminazione di una popolazione che già in quel tempo era fortemente emarginata.

Quali sono le priorità su cui bisogna intervenire? A chi spetta prendere l’iniziativa?

La prima priorità è includere il ròmanes nell’elenco delle minoranze linguistiche storiche indicate nella legge 482.

Ritengo che sia necessario adottare azioni che siano in grado di combattere i drammatici livelli di discriminazione che colpiscono l’Europa e in particolare anche l’Italia.

Le istituzioni nazionali ed europee dovrebbero applicare la legislazione esistente che vieta le discriminazioni razziali e promuovere una forte cultura antidiscriminatoria e delle pari opportunità.

Bisognerebbe sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica sulla situazione dei rom e sulla discriminazione da essi subita, cercando di coinvolgere il grande pubblico in un dibattito aperto sul significato della diversità come fonte di vitalità socioeconomica che dovrebbe essere sfruttata, valorizzata e goduta in quanto elemento che arricchisce il tessuto sociale e componente importante del benessere economico.

Anche se l’Unione Europea possiede uno dei quadri legislativi in materia più avanzati al mondo, lo stato di protezione delle minoranze è ancora molto debole.

Apparentemente i cittadini europei conoscono poco i diritti e i doveri che derivano da tali disposizioni, ossia che tutti, indipendentemente dalle origini etniche, dalla religione, dalle convinzioni personali, da eventuali handicap, dall’età e dagli orientamenti sessuali, hanno diritto ad essere trattati allo stesso modo.

E’ necessario a mio avviso informare meglio i rom e i sinti della protezione giudica esistente e dei mezzi disponibili per combattere la discriminazione.

È necessario promuovere l’incremento della partecipazione dei rom e dei sinti a tutti i settori e a tutti i livelli della società,

Una politica che favorisce le pari opportunità, infatti, non riguarda solamente l’eliminazione delle discriminazioni, ma anche la promozione di una partecipazione piena per tutti.

Cosa si puo’ fare per favorire la partecipazione di rom e sinti?

Anche se oggi vi è in atto un notevole processo politico adottato dalle Istituzione Europee nei confronti dei rom, la debolezza sta nel fatto che la maggior parte delle decisioni adottate non prendono purtroppo in considerazione la partecipazione politica attiva dei diretti interessati nelle politiche che li riguardano.

L’assenza endemica dei rom coinvolti nelle attività delle organizzazioni internazionali e nazionali che si occupano dei rom stessi è notevole.

Sarà difficile poter parlare di un futuro costruttivo dei rom se non si è in grado di promuovere il pieno coinvolgimento dei rom e sinti come soggetti attivi e partecipi delle politiche che riguardano la loro esistenza. E’ necessario adottare un approccio che sia in grado di consentire ai rom e ai sinti di divenire promotori della propria autonomia sociale e culturale.

Vi è la necessita di garantire l’effettiva partecipazione dei rom alla vita politica, soprattutto per quanto riguarda le decisioni che interessano la vita e il benessere delle loro comunità.

I partiti politici, sia a livello nazionale che europeo, dovrebbero riformare le proprie strutture e procedure interne al fine di rimuovere ogni ostacolo diretto o indiretto alla partecipazione dei rom e ad incorporare nella propria agenda politica e sociale programmi specifici finalizzati alla loro piena interazione.

Un compito sicuramente complesso che richiederà di intraprendere azioni coordinate in vari settori, in particolare in quelli di istruzione, dell’occupazione, delle abitazioni e dei servizi sociali.

Un modo importante per cambiare l’immagine che si ha dei rom, a mio avviso , è quello di coinvolgere maggiormente i rom stessi, sia nella politica che nei media.

I media sono un altro settore in cui una maggiore presenza dei rom è cruciale. C’è una specie di isterismo dei media nei confronti dei rom, spesso dipinti, in modo erroneo ed inaccettabile, come una minaccia alla sicurezza nazionale.

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Una figura come la tua e’ piuttosto rara in Italia, che tipo di contributo ti senti di dare per migliorare le condizioni di rom e sinti?

E’ risaputo che il pregiudizio parte dalla non conoscenza quindi penso che il primo contributo che posso dare è quello di far conoscere all’opinione pubblica che si puo’ essere sinti o rom, essere fieri delle proprie radici etniche e poter comunque essere dei soggetti attivi e partecipi della nostra societa’.

Combattere l’esclusione sociale e i pregiudizi richiede uno sforzo ampio di collaborazione fra autorità pubbliche, partner impegnati nella difesa dei diritti umani, organizzazioni non governative e società

La collaborazione è essenziale nella concretizzazione delle politiche che possono o non possono realizzare a favore dei rom e dei sinti.

La costituzione recente del Comitato Rom e Sinti Insieme può essere un ottimo trampolino di lancio.

Ogni individuo rom o sinto ha la possibilità di fare una reale scelta etica.

Io ho scelto l’attivismo nella speranza di poter dare un contributo positivo alla società, cercando di abbattere gli stereotipi esistenti attraverso la conoscenza e il dialogo.