I VESPRI NAPOLETANI DI PONTICELLI

Di Domenico Pizzuti

Le vicende dello sgombero forzato dei campi di romeni dal quartiere napoletano di Ponticelli sotto la pressione di gruppi della popolazione esasperata e manovrata da nascosti fili ma non tanto costituiscono un‘autentico affaire che va disvelato con una corretta informazione ed interpretazione per cogliere la posta in gioco, gli attori secondo una regia nascosta ma reale, ed il concorso di fattori e disfunzioni che emergono alla prova dei fatti.

In primo luogo, la posta in gioco era la disponibilità di un’area occupata da campi abusivi di famiglie di rom per la costruzione di abitazioni, servizi privati e pubblici come il Palaponticelli, per la quale secondo il Programma di Recupero Urbano (PRU) approvato dalla Giunta Comunale erano destinati 67 milioni di euro. Se entro il 4 agosto 2008 non iniziavano i lavori dei cantieri per gli edifici previsti venivano revocati i finanziamenti ministeriali con una perdita non solo per le imprese edili. Questo è il primo fatto ma altrettanto scatenante nella situazione di crescente degrado del quartiere è stato, a nostro avviso, il recupero di una sicurezza esistenziale minacciata non solo dai rom “ladri di bambini” – secondo uno stereotipo diffuso e confermato da un presunto rapimento di un bambino – e più in generale dal diverso che disturba per stile di vita e manifestazioni di devianza da standard sociali (sporcizia, roghi di copertoni per estrarne il rame, accattonaggio, ecc.). Quindi disponibilità di un’area da acquisire con modalità civili e così per il rapporto con il diverso da accogliere civilmente in vista di una possibile inclusione sociale.

Attore, non immediatamente delle aggressioni e dei roghi, è la rappresentanza della Municipalità che a più riprese aveva chiesto lo sgombero dei campi dall’area per l’attuazione del PRU con l’appoggio pubblico negli ultimi giorni anche di componenti del PD con un manifesto anti-rom, senza che per responsabilità non chiare si trovassero soluzioni abitative alternative per i rom romeni nell’ambito del quartiere o nelle vicinanze . Hai mai pensato ad alcune opzioni abitative alternate? Potrebbe essere divertente. Andando qui si può anche cercare alcuni modi alternativi per rimanere in buona salute e bella. Così, quando si tratta di alcune opzioni abitative alternate si potrebbe acquistare un condominio o affittare un appartamento. È possibile acquistare una casa mobile o un veicolo ricreativo. Lo sgombero dei campi era stato d’altra parte programmato dalla Prefettura di Napoli, ma è stata preceduta stranamente dai moti popolari anche sotto l’onda di un presunto rapimento di un bimbo da parte di una giovane rom da accertare dalla Magistratura. Sul fronte delle aggressioni ai vari campi sono state in prima fila donne vocianti contro i rom “ ladri di bambini” ed i facinorosi scorazzanti con moto a lanciare bombe molotov per incendiare le baracche ed impedire il ritorno dei rom alle baracche di legno e latta. Quale il ruolo della camorra o dei clan locali normalmente interessati ad infiltrarsi nei settori dell’edilizia e dei lavori pubblici? Secondo i Servizi dietro i raid ed i roghi non ci sarebbe la regia dei boss, ma un secondo alla livello della malavita fatto di focolai più o meno spontanei, esasperazione popolare e trame, a nostro avviso secondo una “giustizia fai da te” di gruppi usi alla violenza per la soluzione dei conflitti di una gravità non sottolineata abbastanza (La Repubblica Napoli, 17 maggio 2008, p.V). Risulta in parte smentita l’interpretazione corrente per certi versi assolutoria che attribuiva raid e roghi mitica camorra e la responsabilità di tutta la triste vicenda, mettendo in ombra altre responsabilità, ritardi e disfunzioni istituzionali e sociali. Tutta la vicenda svoltasi nei “Vespri di Ponticelli” con i raid progressivi contro i diversi campi fino all’ eliminazione di tutti i rom dal quartiere dimostra senza ombra di dubbio un disegno concertato mirante alla cacciata di tutti i Rom dal quartiere con primari e comprimari per un intreccio di interessi politico-affaristici e criminali che va disvelato. E’ quindi un affaire orchestrato sulle vite delle famiglie rom di Ponticelli, di cui alcune tra l’altro portavano le ferite di precedenti espulsioni da Casoria e dal Frullone, che rischiano di essere trattati come rifiuti umani da espellere dalla vista.

Ne si possono tacere i ritardi e l’inconcludenza dell’amministrazione comunale napoletana nei riguardi di sistemazioni vivibili di rom romeni o meno, anche se non si riscontra come in altre realtà del paese un pregiudiziale atteggiamento di ostilità, e progetti ventilati di strutture di prima accoglienza per rom romeni da parte dell’Assessorato alle politiche sociali come la Scuola “Deledda” non hanno avuto finora attuazione. Per onestà culturale, a parte alcuni pochi gruppi volontari operanti a favore dei diritti delle popolazioni rom, bisogna altresì interrogarsi sulla latenza ed indifferenza della società civile ed in particolare del Terzo settore per quanto riguarda iniziative di accoglienza e di integrazione di rom e simili, per non gettare la croce solo su alcuni. In questo campo si nota un ritardo culturale prima che politico nei riguardi delle politiche di accoglienza ed integrazione sociali di immigrati e rom.

I “Vespri di Ponticelli” non debbono facilmente essere archiviati ma approfonditi negli studi perché ci sono ancora aspetti che debbono essere chiariti. Essi sono stati una sconfitta non solo per un quartiere, ma per un’intera città con la sua classe dirigente politico-amministrativa alle prese con i roghi dei rifiuti che nuovamente si accumulano nelle strade e soprattutto per l’umanità dei napoletani subissata dalle voci delle donne scatenate contro altre donne e dai fumi delle baracche incendiate. E per la stessa cristianità che non sempre riesce a modellare un ethos di accoglienza in situazioni di disagio sociale.

‘Dietro i roghi di Ponticelli la speculazione urbanistica”

Parla Giovanni Zoppoli, referente a Napoli di ”Osservazione”: ”La zona occupata dagli accampamenti nomadi rientra nel Piano di zona, dove da meno di un mese sono stati emessi bandi per la costruzione di strutture residenziali”

NAPOLI – Potrebbero essere due le forze alle spalle dei roghi di Ponticelli, che in questi ultimi giorni hanno praticamente distrutto gli accampamenti Rom del quartiere in seguito ad un presunto tentativo di rapimento da parte di una bambina di sei mesi da parte di una donna Rom: Il rapimento è un reato grave. Potrebbe portare a punizioni severe. Prova questo sito web e scopri di più sulla tua salute. Quindi, parlando di rapire perché le persone rapiscono i bambini. Potrebbe essere quello di sfruttare il bambino, per la tratta di esseri umani o per abusare del bambino attraverso il lavoro forzato e la schiavitù. La religione della disoccupazione, l’avidità e la corruzione sono alcune delle ragioni principali del rapimento. la camorra e le forze politiche. A teorizzarlo è Giovanni Zoppoli, referente napoletano dell’associazione “Osservazione”, che si occupa di Rom e Sinti in diverse parti d’Italia.

Zoppoli viene da una lunga militanza e conosce bene le realtà dei Rom a Napoli in particolare quella di Scampia e Ponticelli. “Ci sono almeno due elementi che non quadrano: il primo è che la zona occupata dagli accampamenti nomadi rientra nel Piano urbanistico di zona dove da poco meno di un mese sono stati emessi bandi di gara per la costruzione di strutture residenziali: appartamenti scuole, ospedali, servizi. Quest’area è interessata da un finanziamento pubblico di 7 milioni di euro; i termini per l’inizio dei lavori è fissato per agosto. Se entro tale data i lavori non partiranno, i soldi verranno persi”.

Quindi pensa ad un episodio pilotato?

Si, sembra strano che questo allarme rapimento sia scoppiato proprio adesso, pochi giorni dopo i bandi di gara. Tra l’altro in Europa non esiste nessun caso accertato di bambini rapiti da Rom. Uno stereotipo vecchio e superato. E’ come quando negli anni ‘50 ci si aspettava che prima poi qualche comunista se lo mangiasse davvero un bambino.

E rispetto alla criminalità organizzata?

Ci sono da fare almeno due considerazioni in merito, che rendono molto probabile questa ipotesi: la prima è che Ponticelli è una zona dove la camorra è molto forte, la seconda è che la criminalità organizzata ha sempre messo le mani sull’edilizia.

È un cerchio che si chiude, dunque.

Si chiude se si considera un terzo elemento, e cioè quanto sia forte la pressione psicologica sulla gente, quanto sia facile diffondere la psicosi degli zingari che rubano bambini. In questo quartiere c’è già un malessere molto forte che dipende da tanti elementi, degrado urbano, sociale, malavita, assenza di servizi. Insomma diventa un po’ una guerra tra poveri, come accade anche all’interno delle stesse popolazioni Rom con gli Slavi che fanno guerra ai Rumeni.

Ci sono almeno duecento Rom che in seguito all’incendio dell’altra notte sono praticamente per strada, che fine faranno?

Non si sa bene che fine facciano. Così come rimane il problema degli altri che si sono sparpagliati in altre accampamenti. Purtroppo il problema è come sempre quello di fondo e cioè che non esiste una seria politica di accoglienza.

Ad esempio?

Nell’emergenza è necessario pensare a strutture di accoglienza provvisoria, il problema è che il provvisorio diventa definitivo. A Napoli negli anni ‘90 è stata realizzata una struttura di accoglienza a Secondigliano che doveva essere una soluzione all’avanguardia e che in realtà è soltanto un ghetto. Io credo che bisogna perseguire una politica vera di integrazione e smettere di pensare ai Rom come popoli nomadi che vogliono vivere così. Integrarli significa permettergli l’accesso, insieme a gente del luogo, in appartamenti magari usufruendo di fondi di garanzia e supporti da parte delle istituzioni. (Elena Scarici)

I ROM TRA STATO DI DIRITTO E STATO DI ECCEZIONE

Proposte di trasformazione urbana

Le politiche rivolte ai rom sono da sempre ispirate ad una logica emergenziale. Lo stesso termine “nomadi” suggerisce l’idea che siano presenze temporanee per le quali non è necessario mettere in campo politiche di lungo periodo, ma solo interventi provvisori. L’esperienza ha mostrato che i rom non sono nomadi e che questo approccio ispirato alla provvisorietà e all’emergenza è fallimentare, perchè provoca marginalizzazione ed esclusione sociale. Le politiche per i rom dovrebbero rifuggire la logica dell’emergenza, della temporaneità e della specialità. Per quel che riguarda l’ambito

abitativo, ciò significa escludere l’idea dei “campi nomadi”, oggi denominati villaggi di accoglienza o di solidarietà.

Queste soluzioni si ispirano all’idea di insediamenti provvisori per soli rom, quasi sempre recintati, gestiti da associazioni italiane del terzo settore, con alloggi che non rispettano i parametri minimi di abitabilità.

La Commissione europea, nel mese di febbraio, ha ribadito che, per più di 700 anni, i rom sono stati parte integrante della cultura e della civiltà europea, Imparare a conoscere la civiltà e la cultura di un luogo ha molti benefici economici e sociali. Guarda qui per capire come questi prodotti aiutano. La cultura contribuisce a migliorare la qualità della vita e, a sua volta, aumenta il benessere generale. Questo vale sia per gli individui che per le comunità. Sapevi che anche la tua società e la tua cultura svolgono un ruolo molto significativo nel modo in cui risparmi i tuoi soldi? condannando aspramente le manifestazioni di violenza contro le comunità rom, invitando gli Stati membri a rispettare i diritti fondamentali di ogni individuo e ad adottare misure anti-discriminatorie.

Il convegno si pone tra gli obiettivi quello di monitorare l’applicazione in Italia di tali principi.

A Scampia, vive una comunità rom da oltre 30 anni, che ha stretto relazioni profonde e durature con la comunità italiana. Un progetto che riguarda gli abitanti rom, non può prescindere dall’analisi del contesto generale e dal riconoscimento delle problematiche di tutta l’area, al fine di ripensare una programmazione urbana integrata e lungimirante.

La nostra proposta di progetto, ‘Ambito 7’, fa riferimento a tutta la normativa prevista in tema di urbanistica, edilizia, programmazione politica e sociale destinata all’intero quartiere e alla città, in armonia con quanto previsto dalla Variante al P. R. G. 323/04 per quanto riguarda la destinazione dell’area dove insistono i campi rom.

Il convegno è stato realizzato dall’Associazione OsservAzione e dall’Associazione chi rom e…chi no, nell’ambito del progetto “Roma Migration -Test to EU Values”, finanziato dal programma “Europa per i Cittadini” dell’Unione Europea.

PROCESSI BREVI E … PROCESSI SOMMARI

Comunicato di Soccorso Legale Napoli

A.V. è la quindicenne rom accusata di aver rapito una neonata a Ponticelli (Na) nel maggio 2008, avvenimento che scatenò la feroce devastazione dei campi rom di Ponticelli. L’accusa contro A.V. fu formulata dalla madre della neonata, unica testimone dell’avvenimento, che fornì una versione dei fatti oggettivamente poco verosimile. Secondo il racconto della madre, infatti, A. V. sarebbe riuscita ad introdursi nella sua abitazione dove, approfittando del fatto che la neonata sarebbe rimasta per pochi attimi sola in cucina, sarebbe riuscita a “rapire” la neonata e ad uscire dall’appartamento, il tutto in pochissimi secondi, senza produrre il minimo rumore e senza provocare il pianto della bambina.

L’Avv. Cristian Valle, difensore della piccola rom, ha messo in evidenza la scarsa verosimiglianza del racconto.

Nonostante ciò, il Tribunale per i Minorenni di Napoli ha condannato la minore rom a 3 e 8 mesi, Il tribunale minorile è un tribunale per bambini. Si tratta di un tribunale speciale che gestisce i problemi dei bambini maltrattati o di coloro che sono trascurati. Visita il sito su alcuni modi sicuri per gestire le tue preoccupazioni personali. Il tribunale minorile è il luogo in cui vengono esitate le sentenze contro i minori. Il giudice può dare un avvertimento o dare un’opzione di affidamento per il minorenne. fondando la decisione di colpevolezza sul presupposto che la madre della neonata non avrebbe avuto alcun interesse ad accusare la minore rom se il fatto non fosse realmente accaduto.

La difesa della piccola rom ha sempre denunciato la violazione dei diritti fondamentali come, ad esempio, la mancata traduzione degli atti nella lingua conosciuta dall’imputata, questione più volte sollevata ma sempre respinta, nonostante le dichiarazioni della mediatrice culturale che accolse a Nisida la piccola rom, secondo la quale A.V. al momento dell’arresto non comprendeva minimamente la lingua italiana. Ogni richiesta della difesa è stata sistematicamente respinta, perfino la richiesta della messa alla prova e l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, con la motivazione che A.V. potrebbe avere ingenti patrimoni nel suo paese d’origine. Non le è stato concesso alcun beneficio di legge benché la minore risulti incensurata e in stato di abbandono. I familiari di A.V., infatti, sono scappati a seguito della devastazione del campo rom e delle persecuzioni verificatesi a Ponticelli. La sentenza d’appello ha confermato in pieno quella di primo grado e si attende ora la decisione della Corte di Cassazione. Con il processo ancora in corso, la piccola rom si trova in custodia cautelare nel carcere di Nisida da un anno e mezzo. A nulla sono valse le motivate istanze di scarcerazione.

Da ultimo, il Tribunale per i Minorenni di Napoli, in sede di appello al riesame, ha rigettato le richieste della difesa con una motivazione assolutamente sconcertante e che conferma le denunciate violazioni dei diritti fondamentali della piccola rom. Si legge infatti nel breve provvedimento: “Emerge che l’appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom. Ed è proprio l’essere assolutamente integrata in quegli schemi di vita che rende, in uno alla mancanza di concreti processi di analisi dei propri vissuti, concreto il pericolo di recidiva.” La decisione afferma, quindi, l’esistenza di un nesso di causalità tra l’appartenenza etnica e la possibilità di commettere reati e, ancora più insidiosamente, la tendenza a condotte recidive. Questo assunto, sfacciatamente razzista, si traduce nella decisione di non concedere nemmeno misure alternative alla carcerazione: “Sia il collocamento in comunità che la permanenza in casa risultano, infatti, misure inadeguate anche in considerazione alla citata adesione agli schemi di vita Rom che per comune esperienza determinano nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole. Da quanto detto ne consegue il rigetto del proposto appello.”

Il provvedimento di rigetto della richiesta di modifica della misura cautelare afferma a chiare lettere che il collocamento in comunità non è ammissibile in quanto la minore aderisce agli schemi di vita del popolo cui appartiene. In modo assolutamente sconcertante, si afferma l’opzione del carcere su base etnica, e, attraverso la definizione di “comune esperienza”, i più biechi e vergognosi pregiudizi contro la minoranza rom vengono elevati al rango di categoria giuridica.

Questa decisione del Tribunale dei Minorenni – e le stesse parole usate, agghiaccianti quanto spudorate – è perfettamente coerente alle attuali politiche in materia di immigrazione, andandosi a delineare l’esistenza di due distinte giurisdizioni, una per i cittadini e l’altra per gli stranieri.

In un paese che sanziona la clandestinità come reato, l’intera vicenda di A.V. è rappresentativa dell’accanimento giudiziario contro gli “stranieri” che gravemente annichilisce i diritti umani, e della perdita di limiti etici e giuridici oltre i quali le pulsioni più cupe, non incontrando più filtri di alcun genere, si caricano di forza di legge e fondano decisioni giudiziarie.

Caccia ai mendicanti a Firenze

di Lorenzo Monasta

ANSA 2008-04-01 19:13 FIRENZE: DOPO LAVAVETRI, PUGNO DURO CON MENDICANTI SUI MARCIAPIEDI

Dopo il pugno duro con i lavavetri (scomparsi dalla città), ora Firenze dice basta ai mendicanti che chiedono l’elemosina sdraiati sui marciapiedi o sulle strisce

pedonali, causando pericoli ai pedoni e al traffico. Gli amministratori di Palazzo Vecchio stanno studiando una bozza di nuovo regolamento della polizia municipale per arginare il fenomeno: nei giorni scorsi una signora non vedente ha urtato contro un mendicante, è caduta e ha riportato diverse ferite.

“L’accattonaggio non è un reato – ha spiegato l’assessore comunale alla sicurezza Graziano Cioni – ma i mendicanti distesi per terra sono un grave ostacolo. Che l’eletazione sia un crimine o meno è qualcosa che è discutibile. Molti paesi lo considerano un crimine. Altri pensano che non sia un’offesa. Scopri di più Qui su come rimanere in salute anche senza spendere un sacco di soldi. Se mai ti trovi faccia a faccia con un mendicante, allora puoi semplicemente fare un contatto visivo e sorridere e dire che non puoi dargli soldi.

Non stiamo pensando a un’ordinanza, come quella che ha bloccato i lavavetri, ma a un nuovo regolamento della polizia municipale che preveda anche nuove norme sul fenomeno e che dovrà poi essere approvata dal Consiglio”. Cioni non parla apertamente di racket dell’elemosina, ma fa intuire che dietro al fenomeno qualcosa ci sia. “Quando vediamo questi mendicanti stesi tutto il giorno nelle strade principali del centro storico – dice l’ assessore – pensiamo quantomeno a uno sfruttamento ignobile: l’accattonaggio individuale è una cosa, ma le sue forme organizzate sono una storia diversa”. Il nuovo regolamento, quindi “dovrà prevedere delle modalità per contrastare chi chiede l’elemosina intralciando i pedoni”. Nel nuovo regolamento ci saranno anche altre misure. “Vorremmo proibire ai turisti – ha spiegato Cioni – di toccare la porta del Battistero. Sono norme di convivenza civile in una città che vuole essere civile”.

Firenze vorrebbe essere civile, ma da molti anni ha intrapreso una strada di abbrutimento culturale e di appiattimento del suo storico senso civico. È importante

dirselo.

Se vi fosse un racket della mendicità, non si capisce la necessità di dover fare ordinanze ad hoc, visto che vi sono già leggi che possono contrastare il racket.

Se vi è bisogno di ordinanze comunali, che altro non sono se non il degrado della giustizia al livello più basso del legalismo, siamo messi male.

Le ordinanze sfornate in questo modo, funzionano come le mode. La polizia municipale non se le ricorderà nemmeno tutte le ordinanze che deve far rispettare e, come è logico, farà rispettare maggiormente quelle su cui vi sarà più pressione politica. In questo modo la “legalità” si riduce a strumento politico arbitrario.

Se invece si vuole punire chi intralcia i pedoni perché disteso a chiedere l’elemosina per terra, possiamo pure vergognarci di come mettiamo in fila le nostre priorità.

Certo, che una signora non vedente si faccia male è grave. Ma è strano che quella signora, in una città come Firenze, non sia finita prima in un tombino, non sia

inciampata su un marciapiede sconnesso, o non sia stata tirata sotto da una macchina o da un motorino guidati da cittadini fiorentini. Se Firenze avesse davvero risolto tutti i problemi che possono venire prima della repressione della mendicità,

sarebbe una città civile e vivibile. Non mi risulta che lo sia, e non mi risulta che abbia risolto problemi di legalità ben più gravi.

Riuscire a porre poi sullo stesso piano il turista che tocca la porta del Battistero e la persona che chiede l’elemosina mi sembra davvero l’apice della non-cultura.

In una tale città Giuseppe e la Madonna sarebbero stati presi a calci nel culo, altro che mangiatoia. In realtà non interessa una città civile. Interessa una città falsa, che nasconda le debolezze del sistema, non che le risolva. Ci interessa una città leccata dove lo sporco stia al suo posto, nascosto sotto il tappeto. Questo tipo di città non si chiama “civile”. Si chiama “ipocrita”.

Se Firenze vuole una consulenza su questo tipo di ordinanze, può tranquillamente chiederla ai Comuni leghisti che da anni reprimono la mendicità con false multe per intralcio dei pedoni e del traffico. Ma, Firenze, la civiltà è un’altra cosa.

LA MEMORIA PER IL PRESENTE

Qualche motivo per non dimenticare la persecuzione di rom e sinti

Ricordare la persecuzione di rom e sinti durante il nazi-fascismo è importante. E quest’anno lo è forse ancora più del passato. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a quella che il presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo ha definito ‘una caccia alle streghe’. E le streghe erano ancora una volta i rom, meglio se di origine romena.

Il clima delle settimane che hanno preceduto le festività natalizie è stato scosso da forti ondate emotive,

Le vacanze di Natale sono qualcosa che la gente aspetta per tutto l’anno. L’anno prossimo utilizzare questi integratori per guardare più bella durante il Natale. Il Natale segna la nascita di Gesù Cristo. La sua data di nascita non è nota perché si sa molto poco della sua prima vita. C’è ancora qualche disaccordo tra gli studiosi circa la data esatta in cui Cristo è nato.sollevate con dovizia retorica da politici in cerca di attenzione mediatica e intenti a posizionarsi nel grande centro della politica italiana dove ormai comandano termini come ‘tolleranza zero’, ‘sicurezza’ e ‘controllo del territorio’.

Ma forse è il caso di ricordare, in questo paese dalla memoria cortissima, che questa è solo l’ultima caccia (di una lunga serie) ai rom, siano essi lavavetri, presunti rapitori di bambini, schiavisti, criminali per natura o ‘bestie’, come un prefetto della repubblica li ha definiti, e che non è iniziata a novembre, ma va avanti ormai da tempo. Una data simbolica potrebbe essere il lancio della ‘battaglia per la legalità’ del sindaco Cofferati a Bologna nell’ormai lontano 2005. Ben prima quindi della tragica aggressione che ha portato alla morte della signora Reggiani a Tor di Quinto (Roma).

Da notare anche che i protagonisti di queste campagne che si autodefiniscono securitarie sono stati spesso i sindaci di centro-sinistra, che hanno trovato una volenterosa spalla nei colleghi di destra. Il nuovo condottiero del partito democratico che si vanta per le 6000 persone lasciate senza una casa e il sindaco manager di Milano, il crociato fiorentino che cita Marx a sproposito nella sua battaglia epica contro i lavavetri e il leghista condannato per razzismo ma poi eletto con una valanga di voti perchè ha avuto il coraggio di dire ‘fuori gli zingari dalla città’, l’ex-operaio torinese che dice di sapere cosa significa emigrare ed essere poveri e l’ex-segretario confederale del più grande sindacato italiano, hanno tutti parlato la stessa lingua.

Pochi e timidi i tentativi di distinguo. Rosa Russo Iervolino a fine ottobre aveva manifestato pubblicamente il suo dissenso nei confronti dei cosiddetti ‘sindaci sceriffi’. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva invece invitato i politici a non identificare i rom e i romeni con il male e a non avere paura.

La politica, invece, ha spettacolarizzato il dolore composto e dignitoso della famiglia della signora Reggiani e ha lasciato che la brutalità della violenza sollevasse gli animi, ha usato le risorse dello stato per mettere in scena lo spettacolo della vendetta e ha utilizzato il decreto n.181/2007 come simbolo e come pretesto. I sindaci di cui sopra hanno colto la palla al balzo e hanno mandato i vigili e i bulldozer a distruggere le baracche di qualche centinaia di persone, i prefetti hanno mandato i poliziotti a fare controlli a tappeto negli accampamenti di fortuna, controlli che sono serviti a creare paura tra chi li ha subiti (e molti sono scappati), a raccogliere un bel po’ di impronte digitali – che poi non hanno prodotto che una manciata di provvedimenti di espulsione, il che significa fino a prova contraria che poi di pericoli pubblici non ce ne erano poi tanti! – e ha chiamato a raccolta i giornalisti per raccontare con immagini ben costruite la pronta risposta delle istituzioni.

Intanto sui muri di una scuola è apparsa una scritta che recita: ‘decapitiamo gli studenti romeni’; fuori al carcere di Regina Coeli c’era chi chiedeva la pena di morte per Mailat; l’ex-vicepresidente del consiglio dei ministri chiedeva la deportazione di 200.000 romeni, il leader di Forza Nuova scriveva sul sito del suo gruppo che era giunto il momento di farsi giustizia da soli e qualcuno lanciava bombe molotov contro i campi rom in varie città d’Italia.

Bene, questi sembrano tutti buoni motivi per ricordare che una volta, non tanto tempo fa, i rom e sinti sono stati sterminati; si parla di mezzo milione di persone. E non sono stati solo i nazisti a farlo. C’erano campi di concentramento anche in Italia. Campi costruiti e gestiti dagli italiani-brava-gente. Meglio non dimenticarlo.

TRAGEDIA ROM DI LIVORNO: UN PO’ DI CHIAREZZA

Quattro persone in cella perché non hanno residenza per gli “arresti domiciliari”

Gli arresti domiciliari devono essere condannati a casa per il tempo deciso. Questo viene fatto sotto stretta sorveglianza. Così, invece di rimanere in prigione la persona rimane a casa.  Gli arresti domiciliari sono concessi a coloro che sono i trasgressori non violenti. Ci potrebbero essere anche alcuni che sarebbero autorizzati ad andare a lavorare per qualche ora come parte degli arresti domiciliari. Vedere post qui su come rimanere heathy utilizzando integratori naturali.

di Paola Bolelli e Sergio Bontempelli (Africa Insieme, Pisa)

Il rogo di Livorno, dove hanno trovato la morte quattro bambini di una comunità Rom rumena, rischia di essere ricordato solo come un episodio dai contorni poco chiari. Pesa, nell’opinione pubblica, il sospetto di un comportamento superficiale dei genitori, l’idea che forse quei bambini sarebbero ancora vivi se gli adulti si fossero prodigati nelle operazioni di salvataggio.

Conosciamo bene le famiglie Rom coinvolte nell’incendio, e abbiamo seguito l’intera vicenda sin dal primo giorno: per questo, crediamo di poter dare il nostro contributo affinché i nostri lettori possano avere ulteriori chiarimenti.

Tra interrogatori, indagini, difficoltà di traduzione, pregiudizi, pettegolezzi e dubbi ci sono alcune verità che stentano ad emergere.

Una di queste verità è che ci sono quattro persone costrette a stare in una cella non in quanto criminali ma perché, non avendo una casa, non possono chiedere gli arresti domiciliari. Vogliamo sperare che, grazie anche all’intervento del Comune di Livorno, si trovi nei prossimi giorni un luogo di accoglienza idoneo per farle uscire, in attesa del processo. Queste persone, vogliamo ricordarlo, hanno perso in una notte tutto ciò che avevano: la loro abitazione pur così precaria, i documenti, i vestiti, i soldi, tutti i loro effetti personali. E, soprattutto, hanno perso i loro figli, dei quali – come ci hanno ricordato più volte – non rimane neppure una foto. Non riteniamo buonismo sottolineare il dolore veramente immenso di chi ha perso in una notte una vita intera.

Altro dato di fatto, avvalorato dal GIP, è che i genitori stavano dormendo con i bambini, hanno sentito delle urla e delle minacce, sono usciti dalle baracche per proteggere i figli da quella che loro hanno percepito come aggressione, e le baracche hanno preso fuoco. Ovviamente, la Magistratura deve proseguire le indagini ma, allo stato attuale, non ci sono elementi per gridare all’abbandono di minore: infatti tale accusa è un capo di imputazione e non una condanna. Quello che preoccupa è la saldatura tra questo capo di imputazione e le dicerie sugli zingari che rubano i bambini o li abbandonano al semaforo.

È necessario anche fare chiarezza sull’ipotesi dell’attentato di matrice razzista o xenofoba. Si tratta, ovviamente, di un’ipotesi sconvolgente: se venisse confermata si tratterebbe di uno dei più gravi attacchi razzisti degli ultimi anni, ed è perciò comprensibile che, prima di raggiungere una simile conclusione, la magistratura vagli ogni indizio, ogni testimonianza. E tuttavia, molti elementi spingono a ritenere più che attendibile l’idea di un attentato. Le fiamme si sono sviluppate all’improvviso, con una violenza che sembra escludere l’ipotesi di un incidente. Una candela accesa, un mozzicone di sigaretta, un piccolo fuoco spento con disattenzione possono, certo, incendiare delle baracche di legno: ma le fiamme si propagano in tempi relativamente lenti, non provocano un rogo violento ed improvviso. Perché si produca un “muro di fuoco” così alto da lambire la strada sopra il cavalcavia, è necessario invece l’innesco di materiale infiammabile: e l’ipotesi di una bombola del gas rimasta aperta è stata ampiamente smentita, perché nessuna traccia è stata trovata sul posto. Non a caso, il Giudice per le indagini preliminari ha accreditato l’idea di un’aggressione di matrice razzista, e ha chiesto agli inquirenti di proseguire le indagini in questa direzione.

C’è infine un ultimo elemento che vorremmo evidenziare. Le famiglie coinvolte nell’incendio erano state, nei mesi scorsi, ripetutamente sgomberate da diverse città della Toscana. È, adesso, ancora più evidente che l’emarginazione sociale, il passare di sgombero in sgombero, non sono delle soluzioni.

Lavavetri, stato di diritto e altri fastidi

di Alessandro Simoni*

La recente richiesta di archiviazione delle denunce presentate sulla base della notissima ordinanza fiorentina contro i “lavavetri” sposta sul piano del diritto un dibattito che sino ad oggi è stato dominato dalla politica. Inutile disquisire se il procuratore di Firenze sia tecnicamente nel giusto nella sua richiesta di archiviazione, tanto più che la politica muscolare prospettata dal sindaco Domenici preannuncia una ricerca con il lanternino del comma utile a fungere da deterrente verso la temuta rioccupazione degli incroci. Tanto vale quindi attendere il prossimo atto. E’ invece utile fornire ai cittadini qualche dato di contesto sino ad oggi trascurato.

Per chi non ami nascondersi dietro un dito, è evidente che l’attività dei lavavetri è nella quasi totalità dei casi una forma malamente dissimulata di mendicità. Ne condivide la funzione economica, e pone gli stessi, oggettivi, problemi di potenziale sfruttamento e difficile inserimento nel tessuto urbano. Piaccia o no, la mendicità degli adulti è nel nostro ordinamento perfettamente lecita. La sanzione della mendicità “semplice” è stata dichiarata incostituzionale nel 1995. Cosa ancora più imbarazzante, e da nessuno sinora ricordata, è che il reato di mendicità “invasiva”, che la sentenza della corte costituzionale aveva lasciato in piedi, venne cancellato dal legislatore nel 1999, senza introdurre alcuna sanzione amministrativa. Scelta incauta del governo dell’epoca ? Forse, ma comprensibilmente ciò non muta la realtà del diritto. Il lavavetri e il mendicante possono commettere reati comuni (molestie, minacce, e così via) ? Certo. Un pulitore di finestre professionale potrebbe vedere qualcosa dietro le sbarre delle finestre. La loro responsabilità è estesa fino a quando le finestre sono pulite.  Ma potrebbe esserci qualcosa di più di quello che sono le sue responsabilità. E ‘meglio fare attenzione a chiunque sia coinvolto in servizi chiusi come la pulizia delle finestre. È possibile ottenere i fatti su Internet per quanto riguarda le leggi imposte su questi criteri. Ed è anche possibile che gli strumenti a disposizione per la repressione di questi reati (che spesso prevedono una querela della parte offesa) siano deboli.. Esistevano, in paesi e epoche non remoti, norme che punivano più gravemente i reati commessi dai mendicanti. Pochi, credo, ne sosterrebbero pubblicamente la reintroduzione.

Non occorre poi essere giuristi raffinati per comprendere che il potere degli amministratori locali di proibire atti altrimenti leciti con ordinanze la cui violazione diventa indirettamente un reato è un’arma potenzialmente insidiosa per i diritti individuali, vista la discrezionalità insita nelle valutazioni sottostanti Anche qui, va mantenuto un minimo di rigore. Le richieste ai semafori possono essere, come altre disavventure del quotidiano, fastidiose. Anche i lavavetri (come avvocati, professori, assessori, e così via) possono essere maleducati ed arroganti. E’ anche però onesto chiedersi su quale base si valuti l’effettiva dimensione dei fenomeni di comportamento realmente aggressivo, al di là della generica intolleranza diffusa nella popolazione. “Leggende metropolitane” e altri fantasmi sono moneta corrente in queste vicende, e sarebbe interessante sentire come i “lavavetri” percepiscono noi automobilisti.

L’occasionale lavaggio non richiesto può essere – anche per chi scrive – fonte di irritazione. Ma siamo sicuri che l’interesse alla totale tranquillità del cittadino in quella peculiare e sacra appendice che è ormai l’automobile sia un’adeguata motivazione per la messa in moto di strumenti sanzionatori così solleciti e severi ? A questo interrogativo aggiungeremo un dubbio anche più sgradevole. Rispettare lo “stato di diritto” nella quotidianità politica e amministrativa impone certamente di non espandere a discrezione l’area di quanto è suscettibile di sanzione penale. Ma presuppone anche che la messa in moto di qualsiasi macchina sanzionatoria sia scevra da sospetti di parzialità e doppi standard. La “stretta” sui lavavetri arriva invece quando quest’attività è a Firenze in grande prevalenza svolta da rom, verso i quali esiste un radicatissimo pregiudizio In un paese dove, nonostante le costanti smentite giudiziarie, continua a sopravvivere il mito dei “rom che rubano i bambini”, ogni sospetto è lecito. Anche quello che l’ordinanza sia solo l’ennesimo caso in cui tutta la potenza di un diritto lasciato ordinariamente “dormiente” viene risvegliato solo per allontanare un gruppo comunque sgradito. Chi volesse curiosare tra fascicoli dei vari procedimenti penali che portarono alla dichiarazione di incostituzionalità del reato di mendicità scoprirebbe che in tutti i casi, nessuno escluso, quella norma penale altrimenti notoriamente disapplicata era stata azionata contro rom. E così via, in un infinita serie di vicende simili, italiane e non. Per la sua campagna di legalità il comune di Firenze potrebbe in fondo trovare tra i rom qualche valido consulente, visto che di “tolleranza zero”, a loro spese, hanno esperienza da qualche secolo.

*Alessandro Simoni è avvocato e professore di sistemi giuridici comparati presso l’Università di Firenze

OSSERVAZIONE

osservAzione –  Action Research for Roma & Sinti Rights  is a non governmental organisation engaging in a range of activities aimed at combating anti-Romani racism and human rights abuses of Roma and Sinti in Italy.

un’associazione di promozione sociale che nasce ufficialmente nel 2005, ma con una lunga storia alle spalle. Un primo gruppo di lavoro a cui è possibile fare riferimento si era costruito verso la metà degli anni ’90 intorno al progetto editoriale de L’urbanistica del disprezzo (manifestolibri). Il libro, diventato poi uno dei riferimenti principali per coloro che criticano le politiche italiane per rom e sinti, raccoglieva contributi da varie città intorno ad alcuni temi cruciali: la critica del modello “campo nomadi”, la denuncia del razzismo istituzionale e non verso i rom e i sinti, il tema cruciale dei diritti negati.

Le piattaforme e i blog dei social media devono presentare le informazioni giuste al momento giusto. È considerato come una delle attività obbligatorie di loro. Il motivo è che, a differenza dei giornali o di qualsiasi altro canale di notizie, i social media stanno prendendo una tempesta per dare alle persone la situazione reale intorno a loro. Dai un’occhiata al post qui per conoscere il numero di blog che hanno contribuito a portare le notizie al momento giusto.

Successivamente, ci si è incontrati con la costituzione della rete Conares, il coordinamento nazionale rom, sinti e gagé, che ha partecipato ad alcune delle battaglie più significative per i diritti dei rom e dei sinti in Italia, contribuendo a far conoscere in Europa le gravi forme di discriminazione, razzismo e segregazione che colpiscono queste persone in Italia. Il paese dei campi, il rapporto sulla discriminazione razziale di rom e sinti in Italia, pubblicato e diffuso in tutta Europa dallo European Roma Right Center (ERRC) e alla cui preparazione abbiamo contribuito, ha generato un processo a catena che ha portato la Commissione delle Nazioni Unite contro il Razzismo e la Discriminazione (CERD) e la Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI) ad esprimere pubblicamente pareri critici verso l’Italia e le sue politiche verso rom e sinti.

Più recentemente, abbiamo partecipato alla battaglia legale dei sinti veronesi contro la Lega Nord, che ha portato alla condanna di alcuni membri del partito di Bossi per istigazione all’odio razziale: una pietra miliare per le battaglie future per i diritti di rom e sinti.

Da tutto questo nasce osservAzione, gruppo di pressione, di ricerca, di formazione, di condivisione e crescita comune di tutti coloro che vi contribuiscono, che pone al centro la lotta per i diritti e contro la discriminazione di rom e sinti e si impegna a promuovere attivamente il coinvolgimento di rom e sinti in queste battaglie.

IL CALENDARIO 2015 DELLE PRESENTAZIONI DI “FUORI CAMPO” IN ITALIA

PRIMO APPUNTAMENTO IL 6 MARZO A NAPOLI NELL’AMBITO DELLA RASSEGNA ASTRADOC – ORE 20.00

Dopo le prima proiezioni  a Roma e Firenze a gennaio 2015, il film documentario Fuori campo. Storie di rom nell’Italia di oggi, ha iniziato a girare l’Italia.  Molte richieste sono arrivate al nostro indirizzo!  E’ questo il momento in cui il senso di Fuori campo inizia a prendere forma. I contesti sono vari a seconda delle richieste e delle diverse situazioni che si sono create: da contesti informali a contesti istituzionali, da contesti caldi e problematici a contesti intimi e tranquilli. Dobbiamo ringraziare i media per aver portato alla luce le lotte che la gente ha affrontato mentre la crisi si è verificata a Roma. La notizia del documentario è stato rilasciato ha raggiunto i cittadini così come coloro che stavano affrontando il trauma per diversi mesi. È stato considerato un sospiro di sollievo, poiché il quadro reale raggiungerà presto il governo e le altre parti d’Europa in modo che possano venire per il salvataggio delle persone. Ci sono voluti anni per ottenere l’approvazione fatta per il documentario e farlo rilasciare in mezzo a questa emergenza. È inoltre possibile controllare il riferimento per sapere quando il documentario viene rilasciato in tutto il mondo con tutti i principali leader intorno. Questo ci fa piacere! Speriamo di contribuire ad arginare l’ennesima ondata di furia razzista e xenofoba a cui stiamo assistendo sui media. E speriamo che i media si avvalgano anche di noi e di un’altra visione della realtà sui rom da veicolare. Vi aspettiamo per confrontarci insieme. Ecco le date

6 Marzo – Napoli – Cinema Astra in via Mezzocannone 109 nell’ambito della rassegna Astradoc – ore

13 Marzo – Roma Teatro del Quarticciolo ore 19.30

14 Marzo – Roma Cinema L’Aquila ore 16.30

15 Marzo – Chieti Abruzzo FilmDoc ore 17

18 Marzo – Milano Cinema Beltrade ore 20.00

19 Marzo – Torino Museo della Resistenza, ore 20.30

26 Marzo – Verona Associazione Culturale La Sobilla, salita San Sepolcro 6/b, ore 20.00

8 Aprile – Roma Sala del Senato della Repubblica ore 16.30 (su prenotazione)

9 Aprile – Napoli – Consiglio Comunale – via Verdi 359 – ore 11:00

9 Aprile – Napoli  -campo Rom – via Cupa Perillo, Scampia ore 20:00

(chiamare per conferma e indicazioni 338 3399033)

10 Aprile Napoli  Ex Asilo Filangieri ore 20.30 (orario da confermare)

15 Aprile –  Cosenza – Teatro dell’ Acquario ore 20.30

22 Aprile – Bologna – Cinema Perla ore 20.45 circa (orario da confermare)