Azioni e Iniziative Le attività che l'associazione mette "in campo": convegni, incontri pubblici, tavole rotonde, ma anche le azioni di advocacy e di contrasto verso le pratiche razziste e discriminatorie.

Un altro ghetto per i rom di via Cupa Perillo

Comunicato stampa del Comitato Spazio Pubblico sul progetto abitativo dell’amministrazione comunale di Napoli per i rom in via Cupa Perillo

scampia campo
21 luglio 2014

Ospitiamo con piacere il comunicato del Comitato Spazio Pubblico di Napoli sul progetto abitativo per i rom di via Cupa Perillo.

Il Comitato Spazio Pubblico intende richiamare l’attenzione dell’amministrazione comunale e di tutti i cittadini rom e non rom, sul progetto abitativo e la relazione tecnica allegata alla delibera del consiglio comunale del 15.05.14 "attrezzature socio assistenziali per insediamento abitativo temporaneo di rom" e che il Comune di Napoli prevede di realizzare in via Cupa Perillo. Progetto verso il quale il Comitato, pur comprendendo la complessità nell'affrontare la tematica del diritto all'abitare in una città come la nostra, dichiara tutta la sua decisa e univoca contrarietà. Ritenendo altresì necessario aprire un dibattito che riguarda le politiche di accoglienza, di  inclusione, di riqualifica e trasformazione di un territorio importante ed emblematico come  Scampia e non solo. All’interno di un sistema abitativo nazionale ancora basato su ingiustizia sociale e  speculazione edilizia, e dove per alcune persone, come per i migranti, risulta più evidente  che per altre quanto lo Stato finisca per foraggiare il privato (sociale o non sociale) in crisi,  più che fornire effettivi aiuti a chi è in difficoltà, Scampia avrebbe potuto costituire il primo  esempio di un nuovo paradigma abitativo e sociale. Prima di tutto per l’abitudine alla  convivenza che contraddistingue molte delle relazioni tra rom e non rom del quartiere.  Proprio per aver già conosciuto così tanti scellerati progetti architettonici, semmai  convincenti sulla carta ma poi rilevatisi disastrosi nella realtà (le Vele come il “Villaggio  della solidarietà” per rom dietro al carcere di Secondigliano del 2000), a questo quartiere  l’amministrazione avrebbe potuto risparmiare l’ennesimo smacco.  Decidendo di non seguire molte delle principali indicazioni internazionali e nazionali, ma anche quelle delle associazioni cittadine contenute in ricerche come “Ambito 7 -  Riflessioni allargate sui rom, la città e la politica nazionale” e “Star – I rom in Comune” e  nei suggerimenti che i gruppi firmatari di questo documento hanno avanzato nell’ambito  del “Laboratorio abitare Cupa Perillo, Scampia”, l’amministrazione ha continuato a puntare prevalentemente sull’aspetto abitativo da un punto di vista prevalentemente tecnico,  piuttosto che dotarsi di strumenti e modalità stabili e interne all’amministrazione pubblica,  capaci di affrontare gli aspetti giuridici, lavorativi e burocratici che, ancora prima della  questione abitativa, ancora oggi costituiscono il principale ostacolo ad una normale vita  per i rom anche nella città di Napoli.
Ritenendo che il progetto sopra menzionato abbia tutte le caratteristiche (grande  insediamento, 409 persone, mono etnico, non scelto ma proposto come unica soluzione)  che ne fanno prevedere una rapida deriva verso i fin troppo scontati esiti da progetto di  ghettizzazione urbana, pensiamo che a nulla possa servire nascondere la poca  lungimiranza dietro parole come “partecipazione”, ecosostenibilità, solidarietà, soprattutto  quando poggiate più sulla retorica che sulla veridicità sostanziale. Oltre a non essere  credibile per inaffidabilità pregressa, il criterio di temporaneità inserito all’interno del  processo socio assistenziale (e che giustificherebbe l’intera operazione), finisce per tradire  la reale filosofia di fondo dell’amministrazione Comunale. Perché mai persone che vivono a Napoli da oltre 30 anni avrebbero bisogno di un progetto  transitorio di prima accoglienza? Sono forse incapaci di provvedere a se stesse? Perché  non strutturare un percorso di accompagnamento per l'inserimento abitativo differenziato a  seconda dei casi e delle esigenze? Perché non cominciare sin da subito a prevedere e realizzare percorsi che contemplino i vari aspetti legali, lavorativi e burocratici? E a nulla valgono i molti appigli burocratico amministrativi per cui questa sarebbe stata l’unica soluzione possibile. Se davvero è così, perché si tratta di fondi destinati ai soli rom,  perché per cercare una soluzione diversa, al posto di un nuovo ghetto che nuocerà  all’intero quartiere, l’amministrazione comunale non ha dato direttamente i soldi ai romhe abitano a Cupa Perillo? Assistiamo ad un ennesimo atto di regressione dello stato  sociale cittadino, incapace di nutrire progetti volti al reale cambiamento sociale, né  tantomeno di attuare misure di sostegno diretto, per i rom come per tutti gli altri cittadini  che oggi vivono in situazioni non più ammissibili (come gli abitanti delle Vele). Che cosa  sceglierebbe un cittadino - rom o non rom - tra un’abitazione provvisoria e assistenziale e 125.000 euro per comprare un nuovo alloggio; o 17.500 euro a persona (tanto si  otterrebbe dividendo i 7 milioni di euro a cui ammonterebbero i costi complessivi del  progetto per i 56 alloggi o per i 400 destinatari dell’intervento)? Forse anche questa  avrebbe potuto costituire una soluzione migliore, così come già sperimentato in altre città  italiane, rispetto ad un nuovo incubatore di malessere cittadino.  Invitiamo pertanto l’amministrazione comunale e le altre istituzioni preposte ad  abbandonare questo percorso progettuale, a Scampia come a Gianturco, a Ponticelli e  negli altri quartieri della città dove si stia pensando di realizzare modelli analoghi di “centri  di prima accoglienza”. Tutti progetti che rischiano di creare ghetti e che non favoriscono le  relazioni, contribuendo a rafforzare stereotipi e divisioni, impedendo che il discorso  sull’abitare possa essere oggetto di una reale confronto tra quanti in città si stanno occupando e battendo per questo diritto di tutti, italiani rom e stranieri che siano.  Rom e gagiò di Scampia, potendo contare su un tessuto culturale e sociale che della  trasformazione positiva e partecipata, in larga parte autofinanziata, fa la sua forza, da  tempo ragionano su questi temi. Temi che più che mai appaiano attuali e di interesse  collettivo, sia in termini di riflessioni che di proposte e delle quali la politica dovrebbe  tenere fattivamente conto nel momento in cui mette mano alla determinazione delle visioni  politiche, urbanistiche e sociali di una città. E’ ora di avviare una seria politica abitativa globale, capace di abbattere ineguaglianze e segregazione sociale, immaginandosi soluzioni abitative profondamente innovative e  capaci di far uscire rom e non rom dall’isolamento esistenziale in cui la maggior parte dei  cittadini stanno andando a finire.

Napoli, 21 luglio 2014
Comitato Spazio Pubblico
(Associazione Compare-Centro Territoriale Mammut, Associazioni Chi Rom e chi no, 
Dream Team-Donne in rete, Circolo Legambiente La Gru, Musicaliberatutti, Centro
Hurtado-aQuaS, Banda Baleno, Arciscampia, Vodiska, Pollici verdi, Figli del bronx)
info e contatti 338 5021673 - 3488842827 - 3395302138