Ricerche e pubblicazioni Gli strumenti di indagine e di approfondimento sulle questioni più controverse, le ricerche, realizzate spesso in collaborazione con Organizzazioni Non Governative Internazionali, sostanziano le nostre scelte indirizzando le nostre azioni.

Polizia locale e mendicanti: un caso pilota

Riceviamo e pubblichiamo volentieri una sintesi della ricerca azione condotta da un gruppo di docenti e ricercatori all'Universitá di Firenze

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10 dicembre 2014, di Eleonora Innocenti, Francesca Mariani, Giacomo Pailli, Alessandro Simoni

Da anni, presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Firenze, ci occupiamo del modo in cui gli ordinamenti giuridici si pongono rispetto alle minoranze e ai gruppi marginali, con una particolare attenzione per la condizione di Rom e Sinti. Di recente abbiamo deciso di introdurre nel nostro lavoro una componente di “ricerca azione” volta a verificare la legalità delle norme e delle prassi di polizia locale del capoluogo toscano, appoggiandoci ad alcuni mendicanti  che hanno deciso di affidarci l’incarico di rappresentarli in una serie di ricorsi amministrativi e giudiziari. In prima battuta questo lavoro non si fonda, volutamente, sull’identità etnica delle parti. Tuttavia, in quanto accentrato su distorsioni normative che sono tipicamente legate a filoni di antiziganismo ben presenti nella cultura delle istituzioni, pur se occultati sotto  il paravento delle “legalità”, è certo di interesse per chi studi la condizione di Rom e Sinti.
I dibattiti in tema di minoranze sono spesso, infatti, sovraccarichi di richiami alla “legalità”, tipicamente utilizzati per marcare i supposti difetti di integrazione di alcuni gruppi. Nel caso dei Rom poi il riferimento alla legalità sembra “preimpostato” in ogni intervento, in una prospettiva che li vede predisposti all’illecito, costituzionalmente o per svantaggio sociale; anche gli sguardi tolleranti e miti non riescono a sottrarsi all’idea che la loro “integrazione” debba avvenire con un paterno “accompagnamento alla legalità”.  A parte le debolezze di questo schema mentale, così facendo si distorce il significato originario dell’idea di legalità, di rule of law, che nasce invece come limite a ogni azione dei pubblici poteri restrittiva delle libertà degli individui e si trascura di cambiare prospettiva, di chiedersi, cioè, se le istituzioni rispettino le leggi quando si confrontano con i Rom.
In questa fase il nostro gruppo ha deciso di concentrarsi sull’applicazione di norme minutissime e apparentemente poco incisive sulle libertà come quelle dei regolamenti di polizia urbana; apparentemente, perché se oggetto di applicazione “mirata” e costante esse possono essere efficacissime per produrre una pressione volta all’allontanamento di gruppi minoritari sgraditi.
Un ottimo esempio è rappresentato proprio dall’azione di polizia locale nei confronti della mendicità, successivamente alla depenalizzazione dell’accattonaggio praticato dagli adulti. Tutti ricorderanno anni fa le famose “ordinanze lavavetri” emanate a Firenze che, pur se palesemente illegittime, furono funzionali all’allontanamento dei soggetti sgraditi. La nostra ricerca-azione utilizza una tecnica di per sé semplice, ossia impugnare una serie di contravvenzioni in sede amministrativa e appurare l’esistenza di una “banca dati dei mendicanti”, riferita dalla stampa sulla base di dichiarazioni della stessa amministrazione comunale, alla quale avevamo rivolto una richiesta di accesso, ai sensi della legge sulla privacy, a nome delle mendicanti. Sorprendentemente (o forse no…) il comune non aveva infatti voluto rispondere, anche se nel caso della supposta banca dati vi è un obbligo di legge, costringendoci ad avviare un’azione in giudizio. Questo potenziale “caso pilota” attualmente pendente presso il  Tribunale di Firenze, ha ricevuto l’attenzione della stampa a partire da un articolo sull’edizione fiorentina de la Repubblica, che è stato ripreso da vari siti, in un paio di casi  con toni offensivi contro i “responsabili”  di un’operazione che appare assai banale, ossia  chiedere alle istituzioni, nelle forme previste dalla legge, di giustificare il proprio operato sulla base delle norme vigenti. Se questo invece non appare scontato, forse nella cultura della legalità qualche problema c’è, e sarà interessante vedere l’evoluzione giudiziaria e mediatica della vicenda.

Chi voglia essere informato, può scrivere al coordinatore del progetto Alessandro Simoni (alessandro.simoni@unifi.it)