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Segregare costa - Il caso Napoli

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04 ottobre 2013, di Valentina Cavinato, Marco Marino, Caterina Miele, Francesca Saudino, da segregare costa

Introduzione

Nel Comune di Napoli la presenza rom è costituita prevalentemente da rom stranieri, balcanici e rumeni, con una stima approssimativa che si aggira attorno alle 2500 unità1. L’arrivo dei primi, provenienti da Serbia e Bosnia, risale agli anni ’70, ma l’esodo massiccio iniziò nei primi anni ’90, dopo lo scoppio del conflitto nella ex Iugoslavia. Il flusso migratorio più consistente dei rom rumeni è invece iniziato nel 2000, in seguito all’avvio delle procedure per l’entrata della Romania nell’UE. La condizione abitativa di queste due comunità può essere distinta in tre tipologie: “ordinaria”, in appartamenti perlopiù concentrati in alcune zone della città; “abusiva”, negli insediamenti spontanei presenti su tutto il territorio comunale; “speciale” nelle soluzioni individuate dal Comune e realizzate a seguito di sgomberi, attacchi xenofobi e altri episodi eclatanti. La prima soluzione abitativa rivolta in maniera specifica alla popolazione rom nel Comune di Napoli è stato il campo autorizzato, denominato “Villaggio della solidarietà”, costruito nel 2000 a Secondigliano in via della Circumvallazione Esterna, alle spalle del carcere. Il campo è costituito da una serie di unità abitative di emergenza (container) con servizi igienici esterni, fornitura d’acqua, allaccio di gas ed elettricità. Nel campo autorizzato risiedono ancora oggi 92 famiglie assegnatarie di altrettanti moduli abitativi per un totale di circa 700 persone. Le problematiche più ricorrenti non sono diverse da quelle dei rom che vivono in campi abusivi, eccezione fatta per le condizioni abitative e igienico-sanitarie che sono certamente migliori grazie ai servizi idrici, elettrici e fognari presenti. Tuttavia, la stessa posizione del “Villaggio”, situato su una strada provinciale ad alto scorrimento di traffico e sprovvista di collegamenti ai mezzi di trasporto, favorisce la marginalità sociale e il divario con il vicino quartiere. La seconda struttura comunale dedicata alla popolazione rom è il Centro di Prima Accoglienza ex scuola “G. Deledda” a Soccavo, poi divenuto Centro Comunale di Accoglienza e Supporto Territoriale per Rom Rumeni. Il Centro funge da punto di riferimento per la progettazione rivolta ai rom rumeni: “in considerazione del carattere familiare e comunitario dell’immigrazione di rom rumeni, la struttura accoglie nuclei familiari provvedendo alla presa in carico con particolare riferimento al percorso di inclusione sociale e scolastica dei minori”2. Gli insediamenti spontanei, generalmente situati in aree della città periferiche o con vocazione non residenziale, rappresentano la situazione abitativa più comune per la popolazione rom di Napoli. Nel quartiere di Scampia, in una vasta area a ridosso dell’Asse Mediano fra via Cupa Perillo e la fine di via A. Moro, risiedono oggi più di un centinaio di famiglie, suddivise in 5 insediamenti minori. Vi vivono rom prevalentemente provenienti dalla ex Jugoslavia, ormai alla seconda generazione di nati in Italia. Le unità abitative sono costituite da baracche auto-costruite o roulotte, con alcune sistemazioni fortemente precarie e altre ben fornite, vere e proprie case in legno di ottima fattura, spaziose e immerse negli ampi spazi verdi presenti nell’area. L’insediamento non ha servizi se non allacci abusivi alla condotta idrica e alla rete elettrica. Le condizioni igienico-sanitarie sono generalmente molto problematiche anche a causa della presenza di cumuli di rifiuti indifferenziati sulla strada che costeggia i campi. Nell’area orientale della città, nei pressi del cimitero di Poggioreale, in via del Riposo, si trova un altro grande insediamento in cui vivono rom rumeni provenienti da Calarasi e Lasi. Il campo è pieno di rifiuti e posizionato vicino a una discarica abusiva, le strade non sono asfaltate e le persone vivono in baracche costruite autonomamente. L’acqua è presa dal cimitero antistante e l’energia da generatori autonomi. Un altro piccolo insediamento, situato sotto i piloni dell’autostrada, nei pressi di Via Argine, riceve l’acqua dal Comune e usufruisce del trasporto dei bambini a scuola grazie al servizio bus. Nella zona industriale di Gianturco, si trova poi un insediamento di rom rumeni di Calarasi. Nel quartiere di Barra in zona orientale si registra la presenza di un insediamento spontaneo in via Mastellone (Cupa Cimitero, S. Maria del Pozzo), in un’area umida con vie di accesso ostruite da cumuli di spazzatura mai rimossi. Le persone vivono in baracche in pietra o altro materiale di risulta, costruite autonomamente e molto vicine le une dalle altre. Le condizioni igieniche sono pessime, non vi sono servizi igienici; l’acqua è presa da un unico punto di raccolta e l’energia da generatori autonomi. Le circa 48 famiglie presenti provengono in gran parte da Ercolano e da Ponticelli. Un altro insediamento abusivo è presente nel quartiere di Barra, in cui vivono circa 50 rumeni originari di Suceava.3

Nota

1 Sono presenti altresì rom di cittadinanza italiana di cui non esistono stime ufficiali.

2 Dal sito del Comune di Napoli: www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15249.

3 I dati riportati si riferiscono principalmente a quanto rilevato con il progetto Star e alla pubblicazione I rom in comune, a cura di Francesca Saudino e Giovanni Zoppoli, Quaderni del Barrito, 2012. Vedi nota 3.

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