Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

Il "campo sosta" di Masseria del Pozzo a Giugliano in Tribunale!

L'8 aprile al Tribunale di Napoli nord si terrà la prima udienza dell'azione civile contro la discriminazione promossa da alcuni rom abitanti nel campo rom di Masseria del Pozzo a Giugliano. L'obiettivo è dimostrare il carattere discriminatorio del comportamento del Comune di Giugliano in Campania.

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06 aprile 2016, di Francesca Saudino

L'8 aprile al Tribunale di Napoli nord si terrà la prima udienza dell'azione civile contro la discriminazione promossa da alcuni rom abitanti nel campo rom di Masseria del Pozzo a Giugliano. L'azione, sostenuta anche dall' European Roma Rights Center e prevista dal Dlgs 215/03 e dal Dlgs 286/98 mira a vedere accertato il carattere discriminatorio del comportamento del Comune di Giugliano in Campania di concerto con il Ministero dell'Interno che si è concretizzato nella realizzazione del campo per soli rom di Masseria del Pozzo nonché nella decisone di trasferivi per vivere quasi 400 persone (dai dati dell'ASL del 2013 furono censiti 393 abitanti di cui 245 minori e 148 adulti, diversamente dai documenti pubblici attuali si riferisce la presenza di 300 persone), sgomberate nel 2011 e da allora lasciate prive di un alloggio adeguato.

Naturalmente il Tribunale quando ha fissato l'udienza non era al corrente che l'8 aprile è la giornata internazionale dei rom e dei sinti. E ci sembra una buona occasione per parlarne.

Il campo rom di Masseria del Pozzo nasce nel 2013 per decisone dell'amministrazione locale, in persona del Commissario Prefettizio - all'epoca il Comune era commissariato - con il sostegno economico del Ministero dell'Interno.

Il campo si trova in un luogo completamente isolato nell'epicentro dell'ex Resit ovvero una delle zone più inquinate del territorio campano.

Nonostante ci sembri aberrante che un soggetto pubblico con soldi pubblici decida di sistemare quasi 400 persone, tra cui 245 bambini, su una bomba tossica, lontano da tutto e da tutti, la cosa sconcertante è che lo fa "per promuovere la piena inclusione e integrazione della popolazione Rom", citando testualmente quello che si legge nella delibera istitutiva del così definito "campo sosta".

Al fine di accertare eventuali responsabilità penali, nel 2014, molti rom li residenti sostenuti da alcune associazioni hanno depositato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord e le indagini sono tuttora in corso.

Tuttavia, è bene precisare che il fatto che si sia scelto un luogo altamente tossico è solo una imperdonabile aggravante di una scelta di per sé sbagliata, ovvero costruire un mega campo monoetnico.

Fare campi o villaggi solo per rom non è assolutamente un atto o un passo graduale che va nella direzione dell'inclusione, che un giorno si farà, come hanno sempre sostenuto le amministrazioni impegnate nella costruzione di un nuovo campo nomadi (o altrimenti detto villaggio solidale o, da ultimo, eco-villaggio), ma un atto altamente dannoso che va nella direzione opposta al raggiungimento di quell'obiettivo.

Dal 2012 questo è detto anche nella Strategia Nazionale per l'inclusione dei Rom dei Sinti e dei Camminanti redatta dal Governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione Europea n. 173/11 che così chiaramente dice: La politica amministrativa dei “campi nomadi” ha alimentato negli anni il disagio abitativo fino a divenire da conseguenza, essa stessa presupposto e causa della marginalità spaziale e dell'esclusione sociale per coloro che subivano e subiscono una simile modalità abitativa"

Purtroppo le proposte politiche delle amministrazioni in Campania per la popolazione rom, negli ultimi 20 anni, sono ferme ad un approccio differenziale che in molti altri luoghi d'Italia è stato superato sin dagli anni '90.

L'azione promossa ha l'intento di ottenere un riconoscimento in giudizio del carattere discriminatorio della decisione dell'amministrazione di creare questo insediamento monoetnico, segregante ed in più gravemente nocivo per la salute delle persone ed inoltre di ordinare all'amministrazione di cessare tale comportamento, cercando soluzioni abitative alternative, realmente inclusive.

Questo giudizio è importante perché per la prima volta in Campania si chiede ad un'autorità giudiziaria di accertare il carattere discriminatorio per la costruzione di un campo rom, a maggior ragione sito in una zona altamente inquinata, ma lo è in particolare in questo momento perché da poco, il 4 febbraio, il Ministro Alfano, il governatore della Campania De Luca e il Sindaco di Giugliano Poziello, con un protocollo di intesa, hanno si deciso di spostare gli abitanti di Masseria del Pozzo ma per costruire un altro insediamento monoetnico, per complessivi 1.300.000 euro, in spregio, di nuovo, alle indicazioni europee e nazionali reiterando il comportamento discriminatorio.

La scelta delle autorità pubbliche italiane di investire ancora in insediamenti monoetnici è sotto l'osservazione della Commissione europea sollecitata da molte ONG nazionali ed internazionali e per questo l'Italia rischia di essere sottoposta a breve ad una procedura di infrazione. Il caso di Giugliano pesa non poco in questa direzione.

Articoli nazionali e intenazionali per approfondire

https://euobserver.com/opinion/132879

http://www.21luglio.org/rom-commissione-ue-apra-procedura-dinfrazione-contro-litalia

http://www.amnesty.it/La-Strategia-nazionale-per-inclusione-dei-rom-una-vana-speranza-per-i-rom-in-Italia