Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

Palermo: dalla "Favorita" alla città, strada necessaria!

Comincia da Palermo il nostro piccolo giro d’Italia. L’idea è quella di farsi raccontare, attraverso articoli “locali” di attivisti, operatori, ricercatori e associazioni il quadro storico attuale di 12 città italiane. Una città al mese per un viaggio lungo un anno per scattare una fotografia quanto più nitida è possibile della “provincia italiana”, troppo spesso lontana dai riflettori mediatici riservate alle grandi città.

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12 marzo 2016, di Manuela Casamento*

La mia esperienza con i rom di Palermo è stata possibile in seguito a varie occasioni: un corso rivolto ad operatori “sul fenomeno rom”, il tirocinio del Master sull’Immigrazione che ho svolto al campo. La motivazione che mi ha spinto ad “occuparmi” di Rom è stata la forte convinzione che questo popolo sia ingiustamente avvolto da pregiudizi e stereotipi e continuamente perseguitato. Purtroppo la nostra mente li percepisce come "coloro che vivono nei campi". Alla fine della mia attività di tirocinio ho continuato come operatrice-campo per un progetto nazionale di inclusione dei bambini rom. E’ il terzo anno e si spera sempre di ottenere risultati che restituiscano dignità e rispetto a questo popolo troppo discriminato. L’obiettivo è la loro autonomia e la fuoriuscita dal campo.

I primi gruppi Rom arrivarono a Palermo in due fasi: la prima fase negli anni Ottanta, la seconda, più numerosa, negli anni Novanta in seguito alla guerra scoppiata nei territori della Jugoslavia. I Rom provenienti dal Kosovo si stanziarono in un primo momento nel quartiere Zen1 (Zona Espansione Nord; nome ufficiale: San Filippo Neri. E’ suddiviso in due aree Zen1 e Zen2) e, successivamente, si spostarono nel quartiere Zen2, occupando alcune case vuote. Davanti agli “zingari” la cultura dell’accoglienza si ferma e la gente non li vuole: nella notte del settembre 1991 scoppia la protesta e gli abitanti dello Zen lanciano bombe incendiarie nelle abitazioni occupate dai rom kosovari. Per fronteggiare la situazione, l’Amministrazione comunale di allora, capeggiata da Domenico Lo Vasco, militante DC e sindaco di Palermo dall’agosto 1990 al giugno 1992, trasferisce “provvisoriamente” la comunità romanì in un’area priva di abitazioni, all’interno del Parco della Favorita (riserva naturale protetta, ex tenuta di caccia reale, unico polmone verde della città). Da allora la situazione provvisoria divenne il campo “nomadi” della città di Palermo: infatti, nel marzo 1992 un’ordinanza comunale dispose un programma per munire l’insediamento dei servizi fondamentali; il programma però è stato realizzato solo in parte: l’allacciamento alla rete fognaria non è stato mai effettuato, così come la pulizia periodica. Lo smaltimento dei rifiuti non avviene in maniera regolare, cosicché i cassonetti diventano tana per topi e insetti. L’acqua calda non è mai arrivata poiché l’approvvigionamento idrico avviene tramite autobotti comunali, che riforniscono i cinque silos inseriti nel campo (anche questa soluzione doveva essere temporanea). Nel corso del 1994 confluirono al campo anche i Rom serbi, cacciati dalla loro area attrezzata perché accusati di deturpare il litorale di via Messina Marine. Ai due gruppi si aggiunse, infine, quello dei Rom montenegrini. Così, lo spazio interno al campo venne diviso in tre zone a seconda della rispettiva provenienza. Nell’agosto dello stesso anno, l’Amministrazione cittadina (il sindaco era Leoluca Orlando – dicembre 1993/dicembre 2000) adottò un provvedimento per regolamentare e disciplinare la gestione dell’insediamento (presidio di vigilanza, sportelli socio-educativi, ecc.), che fu però parzialmente annullato poiché faceva riferimento a un campo autorizzato, fornito di strutture e servizi a norma, che di fatto non è mai esistito: non solo non furono mai installati i servizi previsti, ma non fu neanche ufficializzato l’insediamento, che continua ad essere abusivo da un punto di vista legale e quindi passibile di sgombero.

Quando siamo arrivati qui, abitavamo in alcune case abusive del quartiere Zen. Poi, l’ex sindaco Lo Vasco, ci fece portare qui al campo della Favorita e vivevamo in una delle tende allestite dall’esercito militare. C’era molto freddo e un bambino morì assiderato. Così portarono le roulottes. Doveva per forza morire qualcuno perché qualcosa cambiasse…(Rom kosovaro).

Ad oggi, il campo continua a presentare segni di degrado. Le strade di accesso e quelle laterali sono dissestate e piene di buche, al minimo soffio di vento si solleva una nuvola di polvere che costringe a chiudersi in casa; è assolato e privo di aree verdi o zone d’ombra. Non esiste rete fognaria né un sistema di smaltimento delle acque, provocando vere e proprie zone paludose con la pioggia. Il servizio di nettezza urbana è saltuario se non, addirittura, assente. L’approvvigionamento di acqua continua ad avvenire tramite autobotti che riforniscono i silos. Nonostante non si possa parlare di emarginazione urbanistica, poiché l’area in cui il campo sorge è comunque centrale e ben collegata col centro della città e coi suoi servizi, i vincoli ambientali cui è soggetta hanno impedito alle autorità competenti qualsiasi intervento strutturale atto a rendere funzionale il campo. Nel 1999, su determina sindacale, venne istituito l’Ufficio Nomadi e Immigrati, con lo scopo di favorire l’integrazione di immigrati e Rom. Gli specifici compiti però vennero attribuiti, con delibera di giunta solo nel 2002, quando venne ribadita l’importanza di intervenire per l’inclusione dei “nomadi” e per garantire la regolare frequenza scolastica dei minori Rom: con un protocollo d’intesa, le diverse scuole di Palermo dove è maggiore la presenza di bambini rom, si sono accordate per un’equa distribuzione degli alunni, con lo scopo di monitorare la frequenza scolastica e il loro andamento.

Nel febbraio 2013 si costituisce il “Coordinamento rom”, formato da tre esperti che, a titolo gratuito, si sarebbero dovuti interessare del “tema”. Finalmente una amministrazione comunale, dopo anni di disinteresse, mostrava una sensibilità diversa. Lo scopo principale era quello di ragionare insieme, rom e non-rom, per individuare alternative praticabili e soluzioni dignitose in grado di migliorare la condizione dei Rom che hanno scelto di vivere a Palermo, di innescare processi di inserimento nel tessuto cittadino e di favorire la costruzione di un processo di cittadinanza attiva. I temi principali erano lavoro e casa, senza tralasciare la situazione giuridica. Purtroppo anche questa soluzione si è mostrata vana ed inefficace, non portando a proposte concrete, nonostante l’impegno, in particolare, di una dei tre esperti. Si alternano, così, momenti di interesse e proposte, senza mai arrivare però a qualcosa di concreto, e momenti di stallo come se la “questione campo” fosse dimenticata.

Di certo, l’obiettivo è e sarà quello di superare il campo “nomadi” e garantire alloggi decenti a tutte le famiglie che al momento vi abitano. La maggior parte delle famiglie rom sono inserite nella graduatoria d’emergenza degli alloggi popolari del Comune. In questi ultimi due anni 5 famiglie, grazie allo scorrimento della graduatoria, hanno avuto assegnato un immobile confiscato alla mafia. Purtroppo lo scorrimento della graduatoria è molto lento e passano diversi anni. Si pensi che la prima famiglia, per ottenere una casa e lasciare definitivamente il campo, ha dovuto aspettare circa 10 anni… ma quella della chisura del campo e dell'inserimento nella città è una strada necessaria. Certo non sufficiente a risolvere tutti i problemi di chi abita alla “Favorita”, ma fondamentale per cominciare ad affrontarli. Senza se e senza ma!

*Manuela Casamento è operatrice per un progetto nazionale per l'inclusione dei bambini del "Campo della Favorita" a Palermo