Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

Tra il dire e il fare

Rom, politica locale e sinistra di governo

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11 marzo 2015, di Nando sigona

Questa che segue e' la prefazione che Nando Sigona ha scritto per il rapporto 'Nomadi per forza' sui rom a Milano nell'era Pisapia appena pubblicato dal NAGA, con il supporto di Open Society Foundations.

Questo documentato e puntuale studio condotto dal Naga offre un quadro dettagliato della gestione delle comunità rom nel territorio di Milano sotto la giunta di centro-sinistra guidata da Giuliano Pisapia. Illustra con dovizia di particolari e precisione le difficoltà che coloro che da anni lavorano a contatto con queste comunità incontrano non più con chi per partito preso era contro le minoranze, gli immigrati, e i rom, bensì con un’amministrazione di centro-sinistra che aveva promesso sin dall’inizio un cambio di rotta netto nei confronti dei rom. Molti ricordano ancora la promessa fatta dal leader nazionale di Sel (Sinistra, Ecologia e Libertà) Nichi Vendola che, venuto a rendere omaggio a Pisapia per la vittoria elettorale, prometteva una Milano di tutti e per tutti, inclusi ‘i fratelli e le sorelle rom’. Per apprezzare la portata radicale di tale dichiarazione, basta confrontarla con un’altra festa, quella che non molto tempo prima l’allora vicesindaco De Corato aveva organizzato per il 500esimo sgombero di famiglie rom, o con la dichiarazione dell’ex-Assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche sociali Mariolina Moioli, secondo la quale “è più facile educare un cane che un bambino rom”. Le aspettative iniziali hanno trovato inizialmente riscontro nella definizione di linee di intervento per il superamento dell’esclusione sociale e abitativa dei rom, discusse con le associazioni che operano con le comunità rom e rappresentanti dei rom – o almeno di una parte della comunità. Il superamento dei grandi insediamenti abitativi a favore di soluzioni adattate alle esigenze e risorse dei nuclei familiari, la promozione di percorsi di integrazione di queste comunità soprattutto in ambito scolastico e lavorativo, la lotta alle discriminazioni contro rom e sinti, sono tra i cardini dell’intervento comunale, almeno sulla carta. La lista include, va ricordato, anche il contrasto della formazione di nuovi insediamenti informali. L’analisi delle risorse destinate alla realizzazione delle linee programmatiche nel periodo in esame e le azioni concrete messe in campo nello stesso periodo capovolgono per molti versi le priorità programmatiche, e mostrano come gli interventi di desegregazione e superamento dei campi ricevano relativamente poche risorse se comparate a quelle destinate ai Centri di Emergenza Sociale – utili se transitori, ma che facilmente diventano un modo per rendere permanenti la precarietà abitativa dei rom e gli ‘allontanamenti’. Pochi spiccioli e poche idee vanno invece a progetti mirati a favorire l’inserimento lavorativo e, cosa forse ancora più sorprendente, all’inserimento e sostegno dei percorsi di scolarizzazione. Come mettono in evidenza gli autori del rapporto, il continuo e frequente uso degli allontanamenti non riguarda unicamente nuovi arrivati e finisce per emarginare ulteriormente le famiglie rompendo relazioni sociali faticosamente costruite e percorsi di inserimento scolastico e lavorativo avviati. Restano poi del tutto residuali le iniziative volte ad intervenire sulla società maggioritaria e a costruire canali di dialogo tra mondi che poco si parlano, se non attraverso stereotipi e pregiudizi.

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