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Se dico rom…

Visibili o invisibili? Strategie di sopravvivenza rom tra povertà, stigma e luoghi comuni.

nando-sigona
26 novembre 2014, da Naga Notizie

Intervista apparsa su Nagazzetta n. 56, 2014. Scarica la rivista nei documenti allegati

Nando Sigona, docente di sociologia delle migrazioni e cittadinanza presso l’Università di Birmingham, è tra i fondatori di osservAzione (www.osservazione.org) – centro di ricerca azione per i diritti di rom e sinti. Si occupa di asilo politico e migrazioni forzate in ambito europeo e di rom e sinti in Italia e Europa.

Ritieni che i rom utilizzino una strategia di sopravvivenza "liquida", che tende a scivolare attraverso le maglie della società e del potere piuttosto che a rivendicare pubblicamente diritti? 

La strategia della visibilità e della rivendicazione dei diritti comporta anche dei rischi. Per alcune comunità rom tali rischi sono superiori che per altre. La visibilità ha permesso a una nuova élite rom di emergere, ma ha anche reso alcune comunità particolarmente vulnerabili. Penso per esempio al forte movimento anti-rom in Ungheria, quartier generale di alcune delle principali organizzazioni che lavorano a difesa dei diritti dei rom. La mia tesi è che si sia sottovalutato il collegamentotra questi due fatti. Anche in Kosovo, dove ho fatto ricerca sul campo subito dopo la dichiarazione d’indipendenza, ho verificato di persona come il discorso dei diritti su base etnica possa diventare causa di conflitto ed esasperazione in alcuni contesti.

Pensi quindi che alcuni rom siano in grado e abbiano la volontà di rivendicare i propri diritti (la chiami élite) e altri preferiscano rimanere non visibili per sopravvivere?

Credo che il numero di rom che sente l’esigenza di rivendicare pubblicamente i propri diritti sia cresciuto ed è un cambiamento importante. C’è però da tener conto che non sempre gli attivisti esprimono necessariamente la voce e, cosa ancor più importante, gli interessi di tutti. Bisogna rendersi conto che i rom non sono un gruppo omogeneo, come non lo sono gli italiani! La strategia dell’invisibilità, come scriveva anni fa l’antropologo Piasere, è stata per secoli la modalità che ha consentito ai rom (una parte di loro) di scampare a persecuzioni, bandi, violenza etnica.

Esiste una cultura rom? Quali valori la caratterizzano?

Esistono tante culture rom con importanti punti di contatto ma anche significative differenze, spesso dovute ai contesti dove si sono sviluppate. Bisogna tenere a mente che i rom hanno sempre vissuto insieme ad altri popoli, e la loro cultura è sempre e comunque una cultura di relazione, fluida e capace
di adattarsi ai cambiamenti sociali. Questo è vero per tutte le culture, in particolare per quelle dei gruppi minoritari.

Parli di punti di contatto tra culture rom, sapresti indicarne i più importanti? 

I punti di contatto non valgono necessariamente per tutti. Per alcuni, ad esempio, vale un certo modo di gestire le relazioni parentali e il matrimonio tra famiglie. La lingua costituisce un ponte tra comunità diverse, ma non tutte le forme di romanes sono intellegibili tra loro. E non tutti parlano romanes. La musica è un altro tratto importante, sia come strategia lavorativa che come modalità di relazionarsi alla comunità maggioritaria – in qualche modo si tratta di una forma identitaria che è percepita come più positiva – un percorso simile per certi aspetti al jazz di New Orleans e alla cultura afroamericana.

Chi vuole contrastare gli stereotipi dilaganti sui rom fatica ad ammettere fatti frequenti come la commissione di furti, la discriminazione delle donne, l'accattonaggio a mezzo di minori. Evitare considerazioni negative è necessario per bilanciare gli attacchi oppure concorre al fraintendimento della situazione?

Domanda complessa. Dovendo rispondere in breve, direi che certo ci sono episodi di criminalità da marginalità sociale tra i rom, ma questo non implica che tutti siano colpevoli di tali comportamenti devianti. Quando mi si dice che i rom sono ladri e rifiutano di integrarsi e di comportarsi da buoni cittadini, ricordo che in Italia c’è una lunga lista di politici, amministratori pubblici, imprenditori e faccendieri indagati per furti di ben altra grandezza. E nessuno si sogna d’accusarli di non essere integrati. In definitiva, che ci siano comportamenti devianti non va negato, va contestualizzato e vanno accuratamente evitate le generalizzazioni.

I rom hanno bisogno di politiche speciali in quanto rom?

Ci sono tre aspetti distinti da considerare: il riconoscimento dei rom in quanto minoranza etnico-culturale, il riconoscimento delle condizioni di disagio socio-economico di una parte dei rom e sinti, la questione del razzismo/stigma. La questione del riconoscimento come minoranza etnicoculturale accomuna i rom ad altre
minoranze, non è specifica dei rom; la questione della povertà richiede interventi che riguardino i rom in quanto poveri, insieme ad altri gruppi socio-economicamente
marginali; la questione dello stigma andrebbe affrontata all’interno di un discorso sui diritti umani e l’antidiscriminazione, per questo richiede d’intervenire in maniera forte anche sul resto della popolazione.

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