Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

Napoli, sempre lo stesso copione

Un film che si ripete da 15 anni

riposo
27 marzo 2014, di Francesca Saudino, da http://www.huffingtonpost.it/

Tra l'11 e 12 marzo un gruppo di cittadini napoletani si scagliava con ferocia contro il campo rom spontaneo di via del Riposo dove vivevano da circa nove anni un gruppo di circa 350 rom provenienti dalla Romania, di cui la metà minorenni. Le ragioni dell'aggressione si fanno risalire ad una presunta molestia ai danni di una giovane donna napoletana da parte di alcuni rom. A seguito di questi eventi i rom sono andati via portando con sé le proprie cose e la Municipalità ha predisposto di ripulire completamente l'area.

Quanto accaduto richiama alla memoria la storia degli ultimi quindici anni dei rom a Napoli e spaventa rivivere, per certi versi, film già visti. Da questa serie di episodi sembra emergere una consequenzialità quasi matematica. Laddove l'amministrazione locale non riesce a rispondere, subentra la forza aggressiva, razzista, di una parte della popolazione, certamente non rappresentativa di tutta la popolazione residente. Il casus belli cambia di volta in volta (incidente, rapimento, molestia), ma la dinamica è molto simile. E quello che è più grave, più sconcertante - guardando la cosa con freddezza - è che l'intervento della popolazione inferocita, che sfoga la sua rabbia, risolve con rapidità e decisione quello che le istituzioni, attraverso incontri, tavoli, e discussioni non riescono a risolvere da sole. E sembra quasi che quei gesti siano risolutivi di matasse assai intricate e difficili da dipanare e non siano gesti gravissimi da condannare con fermezza.

Nel caso di via del Riposo si sapeva da tempo che i rom dovessero andare via, si diceva che il vicino aeroporto di Capodichino lamentasse l'intralcio alla sicurezza da parte dei fumi delle stufe e della spazzatura bruciata nei campi. E che la Municipalità stesse comunque facendo pressione in tal senso. Tant'è vero che dopo dieci anni di residenza, il 29 marzo scorso il Sindaco ha notificato un'ordinanza di sgombero. E pare che l'amministrazione avesse individuato un sito alternativo per i rom nelle vicinanze.

Poi un casus belli: una molestia da parte di un rom, forse un palpeggiamento. E quindi la reazione brutale della folla e i rom obbligati ad allontanarsi. In poche ore la zona è finalmente ripulita con buona pace di tutti, tranne dei rom obbligati a trovare un altro alloggio di fortuna negli altri campi abusivi di Napoli. Come nel 1999, si sapeva da tempo che i rom dovessero andare via, sotto il ponte della metropolitana non potevano stare più perché era urgente aprire l'uscita Scampia del raccordo per l'asse mediano. L'allora Sindaco Bassolino aveva poteri speciali derivanti dalla voragine di Secondigliano. Aveva individuato un sito tra una strada a scorrimento veloce e il carcere. Poi ci fu un incidente, si disse che una ragazza napoletana era stata investita da un rom, proveniente da Milano. E la folla inferocita diede fuoco a diversi campi della zona. I rom che abitavano sotto la metropolitana in pochi mesi furono trasferiti dietro al carcere di Secondigliano.

Nel 2008 a Ponticelli, la Municipalità spingeva l'amministrazione affinché i campi abusivi venissero sgomberati, si ricordano addirittura i manifesti del PD locale che inneggiavano alla cacciata: "via gli accampamenti rom da Ponticelli". Poi ci fu il presunto rapimento di una bambina da parte di una ragazza rom. La folla inferocita si scagliò contro gli accampamenti e le persone vennero spinte ad allontanarsi anche da settori istituzionali. Con i loro Ape e pochi altri beni si allontanarono da dove avevano vissuto negli ultimi anni. La giovane donna fu condannata in primo grado e in appello per rapimento consumato e pure aggravato, senza altra prova se non la testimonianza della mamma, scontando ben 3 anni e 8 mesi di reclusione, nel carcere minorile di Nisida. Poi c'è stato nel 2011 un incendio fortuito, al viale della Maddalena, in un edificio occupato in zona aeroporto dove vivevano rom provenienti dalla Romania che da tempo veniva reclamato dal proprietario. Così liberato.

Sempre nel 2011 a causa di un incendio è stato liberato il sito occupato dai rom di Gianturco e nel 2012 quello di San Pietro a Patierno. Pare, ma questo è da verificare con una richiesta ufficiale di accesso agli atti, che in ognuna di queste circostanze ci fossero state sedute dei consigli di Municipalità che esprimevano la necessità di intervenire e l'insofferenza alla presenza - in condizioni di grave disagio - dei rom. E che tali istanze fossero state inviate all'indirizzo del Comune.

Così a via del Riposo come a Ponticelli e Scampia le Municipalità hanno finalmente potuto guardare in faccia i loro cittadini soddisfatti. Sul versante delle politiche pubbliche, quale è il lavoro fatto in questi ultimi 15 anni? Per quanto riguarda l'aspetto abitativo, la città è caratterizzata dai campi abusivi, da un campo autorizzato con container in lamiera - quello di Secondigliano del 2000 - e da un centro di accoglienza - una ex scuola dichiarata inagibile - che ospita un centinaio di persone, che sebbene dovessero risiedervi per poco vivono ancora lì dal 2005. Ma nonostante questo di sola fornitura idrica ed elettrica per il campo di Secondigliano, con 92 moduli abitativi, si registra una spesa dal 2005 al 2011 di circa 2.5 milioni di euro, circa 500 euro al mese a modulo per acqua e luce. E di villaggi e soluzioni "monoetniche", ossia segregate, si continua a parlare anche per il futuro, sia nei progetti presentati nel periodo della cosiddetta "emergenza nomadi" - con un unico progetto rimasto in piedi di circa 10 milioni di euro, sia per l'area nord con un finanziamento di circa 7 milioni di euro per Scampia che ancora non vede la luce.

Un caso esemplare, non di Napoli, ma della provincia vicinissima è quello di Giugliano in Campania, in questi giorni oggetto di attenzione per la visita della Commissione diritti umani del Senato. Un gruppo di 3-400 rom - di cui la metà bambini, - presenti da 30 anni sul territorio, ha avuto un alloggio un anno fa con un progetto di 400.000 euro richiesti al Ministero dell'Interno. Peccato che si tratta di un recinto con pochi container per i servizi igienici situato nel luogo noto in tutta Europa come uno dei più inquinati, nell'epicentro delle discariche della "Terra dei fuochi" e degli sversamenti illegali di rifiuti tossici ecc.

In questo come in altri casi non si riesce a pensare ai rom come cittadini che vivono qui, in tanti casi nati in Italia o presenti da più di 30 anni, con al seguito seconde e terze generazioni, e non si riesce ad includere il fabbisogno di abitazioni dignitose per loro nelle necessità cittadine tout court. Il peccato originale, probabilmente, è che la città è talmente problematica e che il fabbisogno abitativo è talmente alto per una fetta grande della popolazione napoletana che non è permesso neppure pensare al fabbisogno per i rom. Rischiando d'altro canto di accomunare tutti i rom come bisognosi allo stesso modo. Nel villaggio attrezzato, infatti, ci vanno tutti indipendentemente dalle risorse individuali ed economiche e addirittura anche indipendentemente dalla regolarità dei documenti.

In conclusione sembra che in una città come Napoli, sommersa da diversi e gravi problemi, la situazione di una sua piccolissima minoranza (0,23% della popolazione) continui a rappresentare un problema a sé e in molti casi una situazione ingovernabile.

Sebbene la situazione dei rom sia ovunque piuttosto critica, in alcune città italiane dove esiste un sistema di alloggi pubblici con affitti sostenibili - e anche un'economia che consente di trovare un impiego - il circolo virtuoso di casa, lavoro, scuola ha mutato radicalmente la situazione e comincia a chiarirsi l'idea che non esiste il "problema rom" ma, semmai, i problemi di singoli individui. E le persone - assicurati i diritti di base - possono finalmente affermare a testa alta la propria identità culturale - comunque la si voglia intendere.

E laddove il sistema alloggi pubblici è risultato insufficiente, alcuni comuni hanno integrato l'offerta con soluzioni varie di contributo sul libero mercato di affitto o di acquisto. Con conseguente assunzione di responsabilità, anche economica dei rom e in funzione delle effettive disponibilità d reddito. A Scampia nel 1999 durante gli incendi c'era anche un mio caro amico, allora neppure ventenne, con la sua famiglia, che un bel giorno ha deciso, senza alcun aiuto istituzionale, di lasciare il campo e di trasferirsi. Ora ha un lavoro, ha una casa di proprietà per la quale paga un mutuo, ha 5 figli che frequentano regolarmente la scuola. Lotta per i diritti dei lavoratori e del suo popolo. Sebbene non si possa sperare che tutti abbiano la sua forza, i soldi pubblici, invece di finanziare campi rom segregati, potrebbero servire a sostenere percorsi come il suo, mettendo fine all'eterna "emergenza rom".

L'articolo Originale su huffingtonpost