Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

Campi rom: Una politica assurda

Lettera di Piero Colacicchi su A - rivista anarchica

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01 marzo 2014, di Piero Colacicchi, da A -rivista anarchica anno 43 n. 385

Caro Paolo,
ho letto l'articolo di tuo fratello Enrico sul penultimo numero di “A”. I dati che riporta ne “Il cuore freddo di molti italiani” a proposito dei rom sono impressionanti, ma per noi che lavoriamo su queste tematiche purtroppo ben noti.
Il punto è: com'è che il popolo italiano, in genere non particolarmente “cattivo” (!) e che ha mostrato anzi capacità di solidarietà piuttosto ragguardevoli in molte occasioni, è arrivato a un tal punto di ostilità (di razzismo) da far sì che solo il 17 per cento sia in grado di mostrarsi solidale verso questa gente?
Noi – mi riferisco sia all'Associazione OsservAzione di cui faccio parte, anche se ormai ne sono parte poco attiva per le conseguenze di una brutta malattia, sia a molte altre organizzazioni tra cui la 21 Luglio – pensiamo che l'immagine che è stata costruita addosso ai rom, attraverso il termine improprio di 'nomadi' e le condizioni di vita in cui sono costretti a vivere da oltre trent'anni qui in Italia, abbia influito pesantemente su quei sentimenti negativi già presenti da lungo tempo ed espressi nel termine “zingari”.
I dati ricordati da Francesca de Carolis nel riquadro “Roma / Dopo il fallimento dell'“Emergenza Nomadi” (“A” 382, estate 2013) rispondono in parte alla mia domanda. Responsabili delle condizioni di vita dei rom sono le politiche che lo stato italiano, sia quello centrale sia quello regionale sia, spesso ma non sempre, quello comunale, ha messo in atto da quando, trent'anni fa, le loro presenze hanno cominciato a salire, come risultato dell'immigrazione dalla Jugoslavia, rendendo visibile la loro presenza sul territorio.
Vita in campi autorizzati e non, e sgomberi continui, in tutta l'Italia: così si può descrivere la vita di gran parte dei rom immigrati in questi trent'anni. Scrive Francesca de Carolis: “ (...) a Roma sono stati spesi più di 62 milioni di euro. [Oggi] I villaggi attrezzati sono otto, mentre gli insediamenti a Roma sono quintuplicati, diventati più di 500 nonostante i 536 sgomberi forzati” (corsivo mio).
E in tutta l'Italia? Moltiplichiamo queste cifre per le città in cui vi sono stanziamenti di rom e otterremo cifre inimmaginabili, cifre di cui solo da poco si comincia a parlare.
Una ricerca delle associazioni Berenice, Compare, Lunaria e OsservAzione, appena pubblicata, dal titolo “Segregare costa: la spesa per i campi nomadi a Napoli, Roma e Milano” cerca di approfondire questo tema. Le conclusioni a cui arrivano gli autori sono riassunte nella frase finale della ricerca: “spreco di soldi pubblici”.
Ma un piccolo dubbio mi ronza in testa: dopo trent'anni di questa solfa è davvero ancora il caso di parlare di spreco? O forse dovremmo aver il coraggio di dire cecità strumentale, sfruttamento dei rom e delle loro deboli possibilità di difesa per far girare soldi?
Tuo

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