Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

Le nostre interviste: Dijana Pavlovic

Dijana Pavlovic è una romnì serba nata a Vrnjacka Banja nel 1976. Dopo aver studiato all'Accademia di Arte Drammatica di Belgrado, nel 1999 si è trasferita in Italia dove lavora come attrice e mediatrice culturale.

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29 marzo 2007, di OsservAzione

In Italia si parla spesso di 'problema nomadi', secondo te a cosa si riferiscono? 
Se ne parla spesso al livello locale (comuni e province) e raramente al livello di stato. O dietro le tragedie come roghi e sgomberi, oppure dietro i fatti di cronaca come casi di pedofilia e di micro criminalità. Sempre attraverso un'ottica di emergenza umanitaria, di sicurezza e di ordine pubblico. Si usano al livello mediatico, secondo me appositamente, due parole che mettono paura e suscitano la diffidenza da parte dei cittadini ( appunto "problema nomadi"). E' ovvio dal modo in cui e ne parla, che si riferiscono sempre allo stesso luogo comune: zingari e per ciò ladri, non lavoratori, quelli che non rispettano le leggi ecc. Il motivo, secondo me è sempre quel vecchio giochino, banale e scontato, però sempre funzionante: creare paura per poter controllare e strumentalizzare per scopi politici. Perché la gente ci crede? Per proteggere e recintare il suo piccolo benessere, per non dover mettere in discussione l'unico modello di vita che conosce, ma questo argomento merita un approfondimento per cui qui non c'è spazio, e forse è anche superfluo, visto che ci sono tanti saggi e libri di sociologia che ne parlano.

Come vedi le attuali aperture del governo verso rom e sinti?
In modo positivo. Secondo me è il momento per noi di creare un dialogo, pretendendo una risposta approfondita e seria, che possa dare le soluzioni alle nostre esigenze vere e reali, senza più luoghi comuni e strumentalizzazioni.

Quali sono le priorità su cui intervenire?
Tutte le questioni legate al popolo romanò sono priorità. Una richiesta e una risposta seria dovrebbero accomunare tutti gli strati di questo complesso argomento. Certo, affrontare le emergenze umanitarie senza più assistenzialismo e carità, ma con argomenti concreti come lavoro, abitabilità, sanità, scolarizzazione è fondamentale. Ma questo ha meno senso e efficacia se non si combattono il razzismo e i luoghi comuni. Come? Creando occasioni per promuovere la nostra cultura e il nostro modo di vivere, riconoscendo lo status di minoranza linguistica, proponendo l'immagine dei Rom e dei Sinti anche in modo positivo. Si deve riconoscere ufficialmente il diritto di vivere non solo secondo un unico modello di vita.

Come si può promuovere la partecipazione di rom e sinti in questi processi?
Le associazioni, pur con le difficoltà che conosciamo, potrebbero dare spazio alle iniziative dei Rom e Sinti, riservando loro il ruolo di protagonista nelle cause che gli riguardano, come del resto è avvenuto a Mantova. La politica potrebbe superare la logica della mascotte, e candidare i Rom e Sinti investendo seriamente sulle loro candidature .

Alle ultime elezioni amministrative a Milano non sei stata eletta, stai continuando la tua attivita' politica?
Certo. Penso che la vera possibilità di cambiare qualcosa sta nella partecipazione politica. A Milano c'è una situazione drammatica, legata in particolare ai Rom rumeni. Contro "il patto di legalità e di socialità" abbiamo promosso un appello al quale hanno aderito tantissime persone e associazioni, e stiamo lavorando a una serie di iniziative. La mia candidatura non è stata una questione di immagine. La mia lista, candidandomi si è assunta la responsabilità di portare avanti questo argomento e lo sta facendo con impegno e serietà.

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