Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

Addio caro Piero

Con profonda tristezza comunichiamo la morte di Piero Colacicchi (10 luglio 1937- 11 Agosto 2014), co-fondatore e primo presidente di OsservAzione, attivista instancabile per i diritti delle minoranze e contro il razzismo, amico e mentore per tutti noi di OA.

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13 agosto 2014, di Nando Sigona, da http://nandosigona.wordpress.com/

Il 13 Agosto 2014 si sono svolti a Firenze i funerali del professor Piero Colacicchi, docente all’Accademia di Belle Arti, archeologo dilettante e attivista instancabile per i diritti delle minoranze.

Piero non c’è più, la sua morte lascia un enorme senso di vuoto; la sensazione di qualcosa di non-finito, di parole, idee e azioni che dovevano ancora venire, che stavamo discutendo e progettando insieme con gli altri membri di OsservAzione, il collettivo che avevamo formato nel 2005 e di cui lui era stato il primo presidente. Progetti che avrebbero preso forma nelle prossime settimane e mesi e che si innescavano senza soluzione di continuità in un dialogo iniziato anni fa, alla fine degli anni 90 a Napoli, in un’affollata riunione in cui lui presentò ‘Il paese dei campi’, il rapporto dell’European Roma Rights Center a cui aveva dato un contributo fondamentale, e si discusse la nascita di un coordinamento nazionale dei gruppi impegnati per la lotta alla discriminazione contro i rom e i sinti. Di fama però Piero lo conoscevo già da qualche anno, soprattutto grazie al suo contributo nel volume ‘L’Urbanistica del Disprezzo’ (manifestolibri, 1996). Ma incontrarlo di persona fu una piccola rivelazione. Quel incontro mi lasciò un senso profondo di affinità, di riconoscimento, e ad esso seguì un dialogo a distanza, fatto di riunioni, email, telefonate, lettere aperte, manifesti programmatici, ma anche chiacchierate, cene conviviali, e risate tra amici.

Quando nel 2002 raccontai dei campi di Scampia, dell’arrivo dei profughi delle guerre iugoslave e della difficile interazione tra i nuovi arrivati e i locali in ‘Figli del Ghetto: Gli italiani, i campi nomadi e l’invenzione degli zingari’, proposi a Piero di scrivere la prefazione; lui con grande generosità accettò. Ho copiato il testo qui in basso, un testo breve ma che cattura la capacità di Piero di collegare la situazione dei rom a quella di altri gruppi minoritari e stigmatizzati, e di porre l’accento sui meccanismi che producono esclusione, non ultimi i termini e il linguaggio che adoperiamo.

Qualche anno dopo, nel 2005, quando lavoravo alla mia ricerca di dottorato, mi trasferii per un periodo a Firenze, per qualche tempo fui ospite a casa di Piero e Maria. Lui mi aiutò a prendere contatti nell’amministrazione comunale, mi presentò come suo amico a molte famiglie rom, mi portò a visitare i campi, e soprattuto mi ascoltava la sera, quando tornavo a casa dopo una giornata di interviste e scoperte varie e con la sua saggezza mi aiutava a mettere in ordine i tasselli disordinati che andavo cumulando.

A ottobre sarei tornato a Firenze per un periodo di studio, avevo chiesto a Piero consiglio su dove cercare casa e aspettavo con trepidazione l’opportunità di riavviare con lui e gli altri osservAttori quel dialogo iniziato quindici anni fa. Ora che Piero ci ha lasciati, ci tocca trovare la forza da soli per un nuovo slancio e per portare avanti quelle idee e modo di lavorare che abbiamo condiviso e discusso con passione in questi anni. Senza la saggezza, il coraggio, l’energia e il sorriso di Piero sarà molto piu’ difficile.

L'articolo sul blog di Nando Sigona