Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

Dispersioni speciali? i rom a scuola

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09 gennaio 2013, di Marco Marino, da quaderni frequenza 2000 n.1 - intervista onlus curatore Giovanni Zoppoli

Rapporto non facile quello tra la scuola e i Rom, si è cercato di comprenderlo meglio attraverso la ricerca I rom e la scuola pubblicata nei Quaderni del Mammut del luglio 2012 dal titolo I Rom in Comune. Secondo il rapporto del centro territoriale napoletano, anche relativamente al fenomeno dispersione scolastica, i rom non costituirebbero un caso a sé, ma semplicemente una lente d’ingrandimento che amplifi ca e rende evidente problematiche di carattere generale. Innanzitutto un po’ di dati: il grado di dispersione nelle scuole di ogni ordine e grado dei minori Rom è molto elevato in tutta Italia1. Nei dati relativi al Mezzogiorno, come in quelli del contesto nazionale è evidente il crollo delle iscrizioni nel passaggio dalla scuola primaria e quella secondaria di primo grado, per arrivare a presenze ridotte alla decina nelle scuole secondarie di secondo grado e statisticamente a zero negli studi universitari. La situazione non è dissimile nel comune di Napoli dove la scolarizzazione dei minori rom si ferma al di sotto del 50%,2 per i minori che vivono nel campi autorizzati e negli insediamenti spontanei. Eppure negli ultimi 15 anni, in Italia e ancor di più a Napoli si sono attuate azioni e progetti per la scolarizzazione, con impegni di spesa per l’amministrazione comunale di 600 mila euro l’anno solo nel 2011. I numeri sulla scolarizzazione rimangono insomma gravi, con elusione e dispersione ancora ampiamente diffuse. Si è cercato di comprendere i limiti degli interventi posti in essere confrontando le azioni messe in campo e i modelli teorici, le linee guida Nazionali3 ed Internazionali4. L’offerta delle scuole e dell’amministrazione Comunale si basa su un approccio essenzialmente esclusivo e culturalista, con educatori a sostegno per i minori rom e accompagnamento a scuola con scuolabus etnici di soli Rom, in netto contrasto con le indicazioni Europee che, ormai da molti anni, invitano ad attivare azioni sulla scolarizzazione Rom particolareggiate ma non esclusive e con l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazione Razziali (Unar) che, dall’anno scorso, nella Strategia nazionale d’inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti, impone a tutti un cambio di paradigma secondo il quale per spiegare la limitata partecipazione scolastica di alunni e alunne Rom non si deve far riferimento alle caratteristiche culturali del popolo Rom, ma ricercare le cause nelle problematiche di una scuola italiana poco strutturata in chiave interculturale. I risultati di 15 anni di progetti di scolarizzazione in ambito nazionale emergono del resto chiaramente anche da una altra ricerca, stavolta a carattere nazionale: “EU inclusive – Rapporto Nazionale sull’inclusione Lavorativa e Sociale dei Rom in Italia”, realizzato dalla Fondazione Casa della Carità Angelo Abriani, che mette in stretta correlazione gli ancora elevatissimi livelli di emarginazione sociale e lavorativa con la bassa scolarizzazione. Tornando alla ricerca I Rom in Comune, relativamente alla qualità dell’offerta formativa (fortemente auspicata da organismi nazionali5 e sovranazionali6 e poco al centro della discussione tra gli operatori della conoscenza) risulta chiaro dalle interviste a presidi e docenti7 quanto ancora c’è da fare e quanto poca preparazione teorica e metodologica esista all’interno delle scuole. In alcune delle scuole prese in esame, l’inchiesta mette in luce particolari storture, quali classi composte da 18 minori Rom e soli 4 italiani, percorsi differenziati per livelli di apprendimento che somigliano molto a classi speciali, e non per ultimo la necessità, per poter procedere con la scolarizzazione solo con la “de-valorizzazione” dei minori e delle famiglie Rom. Questi eccessi avvengono nelle scuole della periferia Nord di Napoli. Area dove insistono molti dei campi rom (autorizzati e abusivi) della città e dove i rom costituiscono gli unici “stranieri” (anche se nati e cresciuti in Italia dove abitano da oltre 30 anni stabilmente). Le scuole più vicine ai campi sono state scelte dall’amministrazione comunale come destinazione dei minori abitanti nei campi, portando così ad un’altissima concentrazione di rom in poche scuole della città. Fenomeno che ha ben messo in evidenza i processi di ghettizzazione dei minori e di auto ghettizzazione della scuola8. Diversa la situazione al centro di Napoli, nei quartieri popolari abitati da fasce sociali variegate e caratterizzate da un alto tasso di immigrazione. I minori rom che vivono nei “bassi” (le tipiche abitazioni napoletane composte in genere da poco più di un vano e a fronte strada) come i molti altri stranieri, sono una delle tante componenti territoriali: la situazione di multiculturalismo in classe non sovraespone i minori Rom ad attenzioni istruttive ed educative esclusive. I rapporti diventano più semplici e i problemi di integrazione, tendono a svanire, per altro a costo zero per la pubblica amministrazione. Dall’indagine emerge infatti che i minori si mischiano nel quartiere, dopo pochissimi anni sono integrati, giocando a pallone per strada con gli “scugnizzi napoletani” fi no ad adeguarsi completamente anche alle loro modalità negative9. La scuola beneficia di tutto questo e le problematiche di apprendimento della lingua e scolarizzazione diventano questione generale e non particolare. Sulla sponda dei “fruitori” della scuola, minori e famiglie, ascoltati in interviste durante la ricerca, è emerso un diffuso senso di sfi ducia nell’istituzione, maggiormente in quelle famiglie che, pioniere, hanno creduto che seguire e completareil percorso formativo obbligatorio garantisse ai figli, ora adulti, dopo trent’anni di permanenza in Italia, una possibile via d’uscita dall’invisibilità giuridica e con maggiori possibilità da spendersi nel mondo del lavoro. La sfiducia, cresciuta nel corso degli anni, si è autoalimentata col vedere disattese le aspettative inziali: sono la stragrande maggioranza i casi di minori che, pur avendo completato il primo ciclo di istruzione, hanno acquisito competenze minime (alcuni non sanno ancora leggere e scrivere) e per di più sono sempre privi di cittadinanza, permessi di soggiorno e spesso di identità giuridica. Il quadro che viene fuori dall’inchiesta napoletana, complesso e ancora pieno di lacune, indica l’urgenza di un radicale cambio di rotta: partendo dalla qualità dell’offerta formativa (del resto auspicata dalle autorevoli indicazione nazionalie internazionali è indispensabile far riacquistare alla scuola la centralità della funzione sociale e dell’istruzione agli occhi di famiglie e studenti (rom e non rom). Va cioè restituita alla scuola quella funzione essenziale che andata negli anni lentamente erodendosi, la funzione migliorativa della vita dei giovani e degli adulti e una spendibilità dell’istruzione in senso pratico e utile nella quotidianità. Un nuovo orizzonte di ricerca e analisi rivolte al cambiamento, in una società sempre più multiculturale, non può più aspettare.

Note

1. Gli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano – 2011, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e per i Sistemi Informativi – Servizio Statistico:

2 Dati relativi all’anno scolastico 2005/2006. Fonte: Relazione sulla scolarizzazione dei minori rom nellescuole materne, elementari e medie della regione Campania - Opera nomadi (http:/www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=527). Dati confermati dall’Uffi cio Rom e Patti di cittadinanza.

3. 2011 Uffi cio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR). Strategia nazionale d’inclusione dei Rom,dei Sinti e dei Camminanti

4. European Commission, Communication from the Commission to the European Parliament, the

Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions. An Eu Framework for National Roma Integration Strategies Up To 2020, Brussels, 5.4.2011, Com(2011) 173 Final, p. 3

5. MIUR. Dipartimento per l’Istruzione. Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica, Indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana, gennaio 2010.

6. Unicef, The Right of Roma Children to Education – Position Paper, 2011

7. Unicef, The Right of Roma Children to Education – Position Paper, 2011

8. Unicef , The Right of Roma Children to Education – Position Paper, 2011

9. Giovanni Zoppoli e Francesca Saudino (a cura di), I rom in Comune. Studio sul Comune di Napoli e i rom che ci vivono, ed Barrito del Mammut, Napoli 2012.

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