Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

La memoria per il presente

Qualche motivo per non dimenticare la persecuzione di rom e sinti

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22 gennaio 2008, di Nando Sigona

Ricordare la persecuzione di rom e sinti durante il nazi-fascismo è importante. E quest’anno lo è forse ancora più del passato. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a quella che il presidente dell’Assemblea m Parlamentare del Consiglio Europeo ha definito ‘una caccia alle streghe’. E le streghe erano ancora una volta i rom, meglio se di origine romena.
Il clima delle settimane che hanno preceduto le festività natalizie è stato scosso da forti ondate emotive, sollevate con dovizia retorica da politici in cerca di attenzione mediatica e intenti a posizionarsi nel grande centro della politica italiana dove ormai comandano termini come ‘tolleranza zero’, ‘sicurezza’ e ‘controllo del territorio’.
Ma forse è il caso di ricordare, in questo paese dalla memoria cortissima, che questa è solo l’ultima caccia (di una lunga serie) ai rom, siano essi lavavetri, presunti rapitori di bambini, schiavisti, criminali per natura o ‘bestie’, come un prefetto della repubblica li ha definiti, e che non è iniziata a novembre, ma va avanti ormai da tempo. Una data simbolica potrebbe essere il lancio della ‘battaglia per la legalità’ del sindaco Cofferati a Bologna nell’ormai lontano 2005. Ben prima quindi della tragica aggressione che ha portato alla morte della signora Reggiani a Tor di Quinto (Roma).
Da notare anche che i protagonisti di queste campagne che si autodefiniscono securitarie sono stati spesso i sindaci di centro-sinistra, che hanno trovato una volenterosa spalla nei colleghi di destra. Il nuovo condottiero del partito democratico che si vanta per le 6000 persone lasciate senza una casa e il sindaco manager di Milano, il crociato fiorentino che cita Marx a sproposito nella sua battaglia epica contro i lavavetri e il leghista condannato per razzismo ma poi eletto con una valanga di voti perchè ha avuto il coraggio di dire ‘fuori gli zingari dalla città’, l’ex-operaio torinese che dice di sapere cosa significa emigrare ed essere poveri e l’ex-segretario confederale del più grande sindacato italiano, hanno tutti parlato la stessa lingua.
Pochi e timidi i tentativi di distinguo. Rosa Russo Iervolino a fine ottobre aveva manifestato pubblicamente il suo dissenso nei confronti dei cosiddetti ‘sindaci sceriffi’. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva invece invitato i politici a non identificare i rom e i romeni con il male e a non avere paura. 
La politica, invece, ha spettacolarizzato il dolore composto e dignitoso della famiglia della signora Reggiani e ha lasciato che la brutalità della violenza sollevasse gli animi, ha usato le risorse dello stato per mettere in scena lo spettacolo della vendetta e ha utilizzato il decreto n.181/2007 come simbolo e come pretesto. I sindaci di cui sopra hanno colto la palla al balzo e hanno mandato i vigili e i bulldozer a distruggere le baracche di qualche centinaia di persone, i prefetti hanno mandato i poliziotti a fare controlli a tappeto negli accampamenti di fortuna, controlli che sono serviti a creare paura tra chi li ha subiti (e molti sono scappati), a raccogliere un bel po’ di impronte digitali – che poi non hanno prodotto che una manciata di provvedimenti di espulsione, il che significa fino a prova contraria che poi di pericoli pubblici non ce ne erano poi tanti! – e ha chiamato a raccolta i giornalisti per raccontare con immagini ben costruite la pronta risposta delle istituzioni. 
Intanto sui muri di una scuola è apparsa una scritta che recita: ‘decapitiamo gli studenti romeni’; fuori al carcere di Regina Coeli c’era chi chiedeva la pena di morte per Mailat; l’ex-vicepresidente del consiglio dei ministri chiedeva la deportazione di 200.000 romeni, il leader di Forza Nuova scriveva sul sito del suo gruppo che era giunto il momento di farsi giustizia da soli e qualcuno lanciava bombe molotov contro i campi rom in varie città d’Italia.
Bene, questi sembrano tutti buoni motivi per ricordare che una volta, non tanto tempo fa, i rom e sinti sono stati sterminati; si parla di mezzo milione di persone. E non sono stati solo i nazisti a farlo. C’erano campi di concentramento anche in Italia. Campi costruiti e gestiti dagli italiani-brava-gente. Meglio non dimenticarlo.