Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

I rom trattati come marziani Anche dall’ufficio antirazzismo

Intervista a Nando Sigona

alieni
23 novembre 2007, da Liberazione

«L’ 89% dei furti nelle abitazioni è opera degli zingari. L’unico posto dove non rubano è la Sardegna, perché là sono stati educati dai pastori barbaricini, che li incaprettano. Non si fanno chiamare ”figli del vento”? Via col vento, foeura di ball! Non sono zingari? Circolare, circolare! ».

Questa è una parte dell’intervista rilasciata al Giornale dal vicepresidente della Regione Lombardia Gianni Prosperini (An) - quello della garrota ai gay e delle fustigazioni ai tossicodipendenti con tanto di suono onomatopeico ”ten ten ten”- che non è stata impugnata da nessuno, nonostante il contenuto scandalosamente razzista. Sarà anche perché la discriminazione verso i rom e i sinti è bipartisan e mette d’accordo destra e sinistra. Un apartheid geografico, umano, sociale per il quale l’Italia è stata più volte condannata dall’Europa poiché non solo non fa nulla per incoraggiare la partecipazione politica dei Sinti e dei Rom (il 50% ha la cittadinanza italiana), ma fa passare anche l’idea che i cosiddetti nomadi vogliano davvero vivere sotto i cavalcavia in mezzo all’immondizia, senza acqua né luce elettrica .  

Nando Sigona, ricercatore alla Oxford Brookes University di Londra e fondatore del centro di ricerca contro la discriminazione di Rom e Sinti OsservAzione presenta oggi a Milano presso la camera del lavoro della Cgil il volumetto ”Cittadinanze imperfette”. 

Che cosa avete scoperto studiando la partecipazione politica di rom e sinti alle ultime amministrative di Roma, Bolzano,Mantova e Milano? 

Che è una cosa innominabile. Quando abbiamo rivolto la domanda ai partiti ”Perché non presentate un candidato rom?” la reazione è stata di forte sorpresa, come se stessimo parlando di marziani. L’Italia dimentica di aver firmato un protocollo dell’Osce che auspica invece la partecipazione politica dei rom e dei sinti. Cosa che evidentemente non avviene, e la situazione peggiore l’abbiamo registrata a Roma. 

Perché?  

Basterebbe l’esempio di un manifesto di Alleanza Nazionale che accusa Veltroni di aver moltiplicato la presenza dei rom in città. Il centrosinistra rispose con una locandina: ”voi non avete saputo chiudere le frontiere”. Quando si parla di migranti esiste comunque una sorta di autocensura, ma quando si parla di  rom e sinti i freni inibitori cadono del tutto. Non dimentichiamo che nel suo primo mandato Veltroni sgomberò alcuni campi attrezzati e li spostò fuori del raccordo anulare, abbandonandoli a se stessi. I rom sono sempre presenti nei discorsi politici locali.  Sì, ma solo come allarme sociale e criminale. Abbiamo registrato che nelle città dove non si parla  molto di rom e sinti, questi sono un po’ più integrati. Come a Mantova, dove c’è l’unico sinto mai  eletto in Italia in un consiglio comunale, Yuri Del Bar. I partiti più xenofobi scrivono volantini del tipo:  ”Basta case agli zingari”, ma non sanno che il 50% è cittadino italiano. Siamo di fronte a una  deumanizzazione. 

E i rom reagiscono?

Sono sfiduciati e rassegnati, purtroppo. Diciamo anche che parte della  responabilità cade sulle associazioni che parlano in nome dei rom. Dovrebbero fare un passo indietro e  consentire ai rom di prendere parola autonomamente. 

Esempi positivi? 

La candidatura nelle liste di Dario Fo a Milano dell’attrice Dijana Pavlovic, rom italiana di origine serba. Per la prima volta si è parlato di rom e sinti non come problema di ordine pubblico. Poi però è venuta la cacciata dei rom da Opera. Gad Lerner ha fatto il giusto paragone tra Opera e il comportamento dei fascisti contro gli ebrei. Ma nessuno si è alzato in piedi per condannare pesantemente quegli episodi. 

Perché i rom non denunciano formalmente l’accaduto?

Perché in Italia si parla poco di discriminazione razziale, come se non ci fosse. Purtroppo l’Unar (l’organismo della Presidenza del 
Consiglio che registra i fenomeni di discriminazione e razzismo, ndr) assume spesso degli atteggiamenti di negoziato. 

Cioè?

Cioè parlano di diritti e doveri da entrambe le parti. Ma quando c’è violazione dei diritti umani, bisogna prendere delle misure pesanti. Spesso come associazione abbiamo chiamato l’Unar per denunciare degli episodi razzisti e ci hanno risposto che non era il caso. Un comportamento grave. Certo. Stiamo pensando di sollevare la questione. Perché non è possibile non intervenire quando un comune come quello di Chiari (Bs) vieta ai sinti (italiani!) di allontanarsi 
senza preavviso, pena l’espulsione, di ospitare amici e di guardare la tv oltre le 22.30.