Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

Gli agnelli uccisi legalmente

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09 maggio 2007, di Giovanni Zoppoli, da Alto Adige quotidiano locale

Condividiamo l’indignazione della Lav e di quanti provano sdegno di fronte all’uccisione di animali, soprattutto se cuccioli. Ad esempio ogni anno, in occasione della Pasqua cattolica, troviamo criminale che ovunque, non trenta e nemmeno trentamila, ma un numero enormemente maggiore di agnelli venga ‘sacrificato’. E non per il rispetto di un antico rito biblico, ma in omaggio alla nuova religione mondiale che è il consumismo. Partire da un evento che fa clamore, da uno stereotipo antropologico come quello del «cattivo selvaggio che festeggia eventi tribali», può essere un modo per sollevare la più generale questione animalista, e di questo potrebbe essere reso merito alla Lav. Purtroppo noi non pensiamo che nessuno dei bravi consumatori di agnelli sterminati ogni anno a norma di legge, dopo aver letto gli articoli dell’Alto Adige sui Rom di Firmiano, metterà minimamente in crisi le proprie abitudini alimentari. Piuttosto, ancora una volta, puntare l’indice contro i rom, risulterà un modo per definire meglio la propria identità per differenziazione: «I selvaggi sono cattivi perché sterminano gli agnelli illegalmente, noi stanziali siamo buoni perché invece gli agnelli li sterminiamo legalmente». Molti potrebbero essere gli studi di antropologia e di filosofia politica chiamati a far chiarezza, anche sulla questione dell’igiene e dei principi da rispettare per la macellazione. Non è certamente questa la sede per assolvere a questa possibilità, potendo solo fare cenno a quella quantità di norme e precetti igienici della religione indiana prima, ebraica e musulmana poi, che prescrivono con minuzia precauzioni e misure molteplici per tutelare la salute di uomini e animali. Norme e precetti su cui è sicuramente legittimo e utile aprire una discussione. Ma forse ancora più utile, e prioritario, è mettere in discussione le norme che per un numero infinitamente maggiore di casi, consente gli allevamenti intensivi, i lager dove galline, mucche e ogni altro animale vengono tenuti senza luce, in poco spazio, in condizioni ignobili e imbottiti di atrocità chimiche e sintetiche. Quali sono gli effetti sulla salute umana di simili modalità di allevamento? Rispetto al salto di civiltà che rappresenterebbe l’uccisione al macello, invitiamo chiunque, dopo aver sentito i pianti degli animali in attesa del proprio assassinio, a pronunciarsi su quanto umane possano le moderne tecniche di morte, anche se sofisticate e a norma di legge. E’ di questi animali che il buon consumatore occidentale si nutre quotidianamente, ma lo fa legalmente e dunque la sua coscienza è tranquilla. Norme e principi secolari rispettati anche da quei rom che fasteggiano San Giorgio (molti dei rom invece, anche di Castel Firmiano, non usano assolutamente festeggiarlo) non possono invece essere presi in considerazione. Andrebbero troppo palesemente contro lo stereotipo (del tutto inventato) del buon selvaggio che “passa cuori insanguinati di mano in mano”.