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Dietro i roghi di Ponticelli la speculazione urbanistica

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09 giugno 2008, di Giovanni Zoppoli

Parla Giovanni Zoppoli, referente a Napoli di ''Osservazione'': ''La zona occupata dagli accampamenti nomadi rientra nel Piano di zona, dove da meno di un mese sono stati emessi bandi per la costruzione di strutture residenziali''

 Potrebbero essere due le forze alle spalle dei roghi di Ponticelli, che in questi ultimi giorni hanno praticamente distrutto gli accampamenti Rom del quartiere in seguito ad un presunto tentativo di rapimento da parte di una bambina di sei mesi da parte di una donna Rom: la camorra e le forze politiche. A teorizzarlo è Giovanni Zoppoli, referente napoletano dell’associazione “Osservazione”, che si occupa di Rom e Sinti in diverse parti d’Italia.

Zoppoli viene da una lunga militanza e conosce bene le realtà dei Rom a Napoli in particolare quella di Scampia e Ponticelli. “Ci sono almeno due elementi che non quadrano: il primo è che la zona occupata dagli accampamenti nomadi rientra nel Piano urbanistico di zona dove da poco meno di un mese sono stati emessi bandi di gara per la costruzione di strutture residenziali: appartamenti scuole, ospedali, servizi. Quest’area è interessata da un finanziamento pubblico di 7 milioni di euro; i termini per l’inizio dei lavori è fissato per agosto. Se entro tale data i lavori non partiranno, i soldi verranno persi”.

Quindi pensa ad un episodio pilotato?

Si, sembra strano che questo allarme rapimento sia scoppiato proprio adesso, pochi giorni dopo i bandi di gara. Tra l’altro in Europa non esiste nessun caso accertato di bambini rapiti da Rom. Uno stereotipo vecchio e superato. E’ come quando negli anni ‘50 ci si aspettava che prima poi qualche comunista se lo mangiasse davvero un bambino.

E rispetto alla criminalità organizzata?

Ci sono da fare almeno due considerazioni in merito, che rendono molto probabile questa ipotesi: la prima è che Ponticelli è una zona dove la camorra è molto forte, la seconda è che la criminalità organizzata ha sempre messo le mani sull’edilizia.

È un cerchio che si chiude, dunque.

Si chiude se si considera un terzo elemento, e cioè quanto sia forte la pressione psicologica sulla gente, quanto sia facile diffondere la psicosi degli zingari che rubano bambini. In questo quartiere c’è già un malessere molto forte che dipende da tanti elementi, degrado urbano, sociale, malavita, assenza di servizi. Insomma diventa un po’ una guerra tra poveri, come accade anche all’interno delle stesse popolazioni Rom con gli Slavi che fanno guerra ai Rumeni.

Ci sono almeno duecento Rom che in seguito all’incendio dell’altra notte sono praticamente per strada, che fine faranno?

Non si sa bene che fine facciano. Così come rimane il problema degli altri che si sono sparpagliati in altre accampamenti. Purtroppo il problema è come sempre quello di fondo e cioè che non esiste una seria politica di accoglienza.

Ad esempio?

Nell’emergenza è necessario pensare a strutture di accoglienza provvisoria, il problema è che il provvisorio diventa definitivo. A Napoli negli anni ‘90 è stata realizzata una struttura di accoglienza a Secondigliano che doveva essere una soluzione all’avanguardia e che in realtà è soltanto un ghetto. Io credo che bisogna perseguire una politica vera di integrazione e smettere di pensare ai Rom come popoli nomadi che vogliono vivere così. Integrarli significa permettergli l’accesso, insieme a gente del luogo, in appartamenti magari usufruendo di fondi di garanzia e supporti da parte delle istituzioni. (Elena Scarici)

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