Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

Scusate c'eravamo sbagliati...oppure no

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05 settembre 2008, di Nando Sigona

La valutazione della Commissione europea, di integrale apprezzamento per le misure adottate dal Governo italiano sui campi nomadi, non ha bisogno di commenti: è chiara ed esplicita. Mancano ancora, invece, le scuse pubbliche di tutti quegli italiani che, all'opposizione dentro e fuori il Parlamento, non hanno esitato a buttare fango sull'Italia pur di contrastare l'azione dell'Esecutivo”. Il Sottosegretario Mantovano ha chiesto le nostre scuse e di tutti quelli che negli ultimi mesi hanno trovato le politiche e l’atteggiamento del governo italiano contro rom e sinti razzista e discriminatorio.

La lista di coloro le cui scuse sono attese è piuttosto lunga e include anche una buona parte dei 785 deputati del parlamento europeo, amnesty international, vari corrispondenti della stampa internazionale, intellettuali e attivisti da mezza Europa che hanno scritto petizioni e raccolto firme, il papa e vari cardinali, il commissario europeo Vladimir Spidla, numerose associazioni italiane e qualche milione di elettori. Cosa bisogna fare allora? Chiedere un appuntamento con il Sottosegretario e porgergli le nostre scuse personalmente o possiamo più comodamente inviargli una cartolina?

Qui la Scheda editoriale sul censimento dei campi nomadi, Ministero dell'Interno

Ma esattamente cosa ha detto il commissario europeo Barrot - esponente del partito di Sarkozy che ha sostituito recentemente il ministro Frattini come commissario europeo alla giustizia, libertà e sicurezza? Secondo Mantovano, Barrot avrebbe espresso un ‘totale apprezzamento delle misure adottate dall’Esecutivo sui campi nomadi’. Certo non stiamo a dubitare delle parole di un sottosegretario - abbiamo imparato la lezione. Ma per rispetto al Commissario Barrot, riportiamo anche la sua dichiarazione: ‘questo rapporto [si riferisce a quello inviato il 1 agosto dal governo] indica che nè le ordinanze, nè le linee direttive, nè le modalità di esecuzione autorizzano alla raccolta di dati circa l’origine etnica e la religione delle persone censite’ e che ‘da quanto afferma il rapporto’, le azioni del governo italiano ‘sono compatibili con il diritto comunitario’. Eppure a me sembra di ricordare che la scheda utlizzata a Napoli per la raccolta dei dati contenesse sia l’etnia che la religione del ‘censito’, oltre all’impronta digitale. Ma forse mi ricordo male.

Sempre scusandomi con il sottosegretario, vorrei far notare anche che quello che ha detto il commissario Barrot non è proprio un’ ‘apprezzamento integrale’ di tutto quanto fatto dall’Esecutivo rispetto ai campi nomadi. Il testo di Barrot è molto più circoscritto e cauto e fa riferimento unicamente alla questione della raccolta dei dati dattiloscopici, quello che il ministro Maroni chiama eufemisticamente ‘censimento’; inoltre nella mezza paginetta del comunicato, il commissario ripete ben quattro volte che la valutazione si basa su quanto il governo ha affermato nel suo rapporto spedito in data 1 agosto. Cosa ci sarà scritto in questo rapporto? Ho cercato sul sito del ministero dell’Interno e nella pagina web della Commissione Europea e del suddetto rapporto non c’e’ traccia – materia di sicurezza nazionale, forse?

Comunque, provo a ricapitolare la cronologia degli eventi in cerca di qualche utile indicazione. Il 30 maggio, il governo emette tre ordinanze del presidente del consiglio (n.3676, 3677, 3678) che decretano ‘lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi’ nei territori di Lazio, Lombardia e Campania.

A giugno inizia la mappatura dei residenti dei campi, ‘non sarà certo una schedatura etnica - ha precisato il ministro Maroni - ma un censimento vero e proprio per garantire a chi ha il diritto di rimanere, di poter vivere in condizioni decenti. E mandare invece a casa chi non ha il diritto di stare in Italia’. Mi chiedo allora come mai, se si tratta di un censimento, non hanno inviato i ricercatori dell’ISTAT invece di poliziotti e croce rossa a raccogliere i dati e come mai, se si tratta di un censimento, non sia stato garantito l'anonimato dei censiti e infine perché sono stati schedati cittadini italiani di etnia sinta e rom. A quale scopo? Gli verra tolto il diritto di vivere in Italia?

A fine luglio, a ‘censimento’ avanzato, precisamente il 23 luglio, il governo d’improvviso si ricorda di non aver detto alle prefetture come andava fatta la raccolta dati ed emette una circolare contenente le linee guida per l’implementazione del ‘censimento’. Infine, dopo appena una settimana, invia il ‘rapporto’ di cui sopra al commissario Barrot. Il quale dopo un mese, il 5 settembre, certifica che le indicazioni date da governo nella circolare hanno reso il ‘censimento’ in linea con il diritto europeo. Mi scusi, sottosegretario Mantovano, ma c’è qualcosa che non convince in questa faccenda. A cosa è servita la circolare del 23 luglio visto che il censimento era già quasi ultimato?

Infine, voglio scusarmi anche con quei deputati del PD che, con l’acume politico che ormai abbiamo imparato a conoscere, si sono affrettati a frenare gli entusiasmi dell’Esecutivo per la decisione della Commissione. Ma non per contestarla, piuttosto per attribuirsi il merito per il giudizio di Barrot, sostenendo che è stato possibile “solo grazie alle correzioni apportate dal governo dopo la forte azione di denuncia del Pd e delle associazioni laiche e cattoliche che si occupano di questi temi”. 

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