Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

In tempi di caccia alle streghe

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09 novembre 2007, di Nando Sigona

Il  clima è dei peggiori, di quelli che non lasciano presagire niente di buono. Una cacofonia di voci dai più remoti angoli dello spettro politico si uniscono intorno a parole d'ordine come emergenza, urgenza, minaccia alla pubblica sicurezza, nemico pubblico. Presto a qualcuno verrà anche in mente di richiamare gli untori, la paura di epidemie e di malattie sconosciute.
L’aria che si respira in Italia è elettrica e piena di tensione. E la cosa ci preoccupa, perchè questi tentativi, anche se spesso maldestri, di unire la nazione contro la nuova ultima minaccia - niente di meno che gli zingari! - ricorda le imprese di una sgangherata armata brancaleone. Ma purtroppo anche i tentativi maldestri, fatti di annunci strombettanti e rettifiche a mezza voce, producono effetti gravi e pericolosi.
Non sorprende che gruppi e gruppuscoli più o meno neofascisti stiano alzando il tiro alla ricerca di visibilità e di obiettivi facili e alla loro portata. Il clima è proprio quello giusto. La situazione sta sfuggendo dalle mani degli imprenditori della politica istituzionale, per lasciare spazio a chi offre misure immediate, violente, a quelli che cercano di capitalizzare sulle paure della gente, paure spesso costruite abilmente con il contributo di giornalisti compiacenti, spregiudicati e talvolta apertamente razzisti.
La politica spettacolarizza il dolore delle vittime e la brutalità della violenza, usa le risorse dello stato per mettere in scena lo spettacolo della vendetta e utilizza il decreto come simbolo e come pretesto. Manda i vigili e i bulldozer a distruggere le baracche di qualche centinaia di persone, i poliziotti a fare controlli a tappeto negli accampamenti di fortuna, controlli che sono serviti a creare paura tra chi li ha subiti, a raccogliere un bel po’ di impronte digitali, ma poi non hanno prodotto che una manciata di provvedimenti di espulsione, chiama a raccolta i giornalisti per raccontare con immagini ben costruite la pronta risposta delle istituzioni, pubblica in fretta e furia, sull’onda dell’emotività popolare, un decreto di urgenza che modifica una norma già esistente e lo fa giocando con i termini, più per dimostrare che qualcosa è stato fatto che per fare davvero qualcosa.
Quanto sta accadendo suscita preoccupazione e deve essere seguito con attenzione. Il coro di voci che si solleva a sostegno della campagna d’autunno contro i rom e i romeni, e meglio ancora contro i rom romeni, unisce il nuovo condottiero del partito democratico e il sindaco manager di Milano, il crociato fiorentino che cita Marx a sproposito nella sua battaglia epica contro i lavavetri e i suoi tristi imitatori sparsi per l’Italia, il leghista condannato per razzismo ma poi eletto con una valanga di voti perchè ha avuto il coraggio di dire ‘fuori gli zingari dalla città’ e l’ex-operaio torinese che dice di sapere cosa significa emigrare ed essere poveri. Tanta unanimità fa proprio paura.

Quello che ci resta da fare è cercare alleati, dentro e fuori l’Italia, tra coloro che avvertono il pericolo e la minaccia di questo clima, monitorare la situazione, i media, e l’applicazione delle norme d’emergenza, ma soprattutto essere vigili rispetto alla tutela dei diritti fondamentali delle persone. Purtroppo al momento sembra una battaglia impari ma che vale la pena combatterla, il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà, diceva qualcuno.