Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

Confermata condanna (in parte) la condanna ai leghisti

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30 gennaio 2007, di Lorenzo Monasta

l 30 gennaio 2007 si è celebrato a Venezia il processo d'appello contro sei leghisti accusati di istigazione all'odio razziale e di propaganda di idee razziste. L'accusa si riferisce ai fatti dell'agosto-settembre 2001, quando la Lega Nord di Verona organizzò una campagna ("FIRMA ANCHE TU PER MANDARE VIA GLI ZINGARI DALLA NOSTRA CITTA'") contro la comunità Sinta di Verona, accusata di risiedere in un'area irregolare.

Andrebbe premesso che, proprio a causa delle pressioni della Lega Nord in Comune, nel 1995 era stata votata una mozione nella quale si rigettava la Legge Regionale 54/1989 che prevedeva che i Comuni avessero la responsabilità di allestire aree per la residenza di gruppi di Rom e Sinti presenti sul territorio. Sempre nel 1995 la Lega aveva bloccato la costruzione di un'area in Via Pasteur adibita alla residenza delle famiglie Sinte. Non era certo colpa dei Sinti, quindi, che risiedessero ancora in un'area adibita alla sosta delle famiglie giostraie. In tale area, infatti, i Sinti erano stati indirizzati dalla Polizia Municipale e da funzionari comunali, una volta naufragato il progetto di Via Pasteur.

In primo grado, nel 2005, i sei leghisti accusati di aver organizzato la campagna razzista di raccolta firme, Flavio Tosi, Barbara Tosi, Matteo Bragantini, Enrico Corsi e Maurizio Filippi, erano stati condannati a sei mesi di reclusione e a tre anni di interdizione a partecipare ad elezioni politiche ed amministrative. Il giudice li aveva ritenuti colpevoli di aver organizzato una campagna dai toni razzisti e di aver istigato all'odio razziale. Tali pene erano state sospese, nonostante i sei leghisti non solo non mostrassero di aver compreso la valenza della condanna ma ripetessero, e ripetono tuttora, che ritenevano giusta tale modalità razzista e che avrebbero ripetuto ogni atto commesso. Nelle motivazioni della condanna di primo grado si legge che i leghisti erano stati condannati per aver "diffuso idee fondate sulla superiorità e sull'odio razziale ed etnico e incitato i pubblici amministratori competenti a commettere atti di discriminazione per motivi razziali ed etnici e conseguentemente creato … un concreto turbamento alla coesistenza pacifica dei vari gruppi etnici nel contesto sociale al quale il messaggio era indirizzato."

Il 30 gennaio 2007 si è svolto a Venezia il processo d'appello. Il giudice ha ridotto le pene, assolvendo i leghisti dall'accusa di "istigazione all'odio razziale" perché il fatto non sussiste, pur confermando la condanna per aver organizzato una campagna razzista. I mesi di reclusione sono stati ridotti da sei a due. Ridotti anche i risarcimenti ai sette Sinti costituitisi parte civile e all'ente morale Opera Nomadi. Ha quindi retto fondamentalmente l'impianto accusatorio. Tuttavia, ci si chiede come una campagna organizzata da membri autorevoli di un partito politico, con manifesti affissi in tutta la città e raccolte firme, possa non essere considerata istigazione all'odio razziale.

Dalla sentenza d'appello comprendiamo che secondo i giudici di secondo grado, non vi è stata incitazione verso i pubblici amministratori, perché in realtà, ciò che era indirizzato agli amministratori era il testo della petizione. Il testo della petizione chiedeva, testualmente, "lo sgombero immediato di tutti i campi nomadi abusivi o provvisori e che l'Amministrazione non realizzi nessun nuovo insediamento nel territorio comunale". Ora, abbiamo già visto come la Lega Nord fosse responsabile di tale stato di abusivismo e provvisorietà. Tuttavia, sappiamo che le storie che si raccontano nelle sentenze sono sempre parziali ricostruzioni e non ci scandalizziamo di questo. Rimane, però, la delusione di fronte al fatto che i giudici non considerino che i pubblici amministratori fossero stati colpiti, come gli altri cittadini, dalla campagna mediatica razzista della Lega Nord, come se vivessero in un altro mondo.

La scissione tra il testo della petizione e i toni della campagna mediatica, linea di difesa degli avvocati leghisti, è una farsa che anche un bambino può comprendere. Ai pubblici amministratori era sufficiente chiedere un atto amministrativo per realmente "cacciare gli zingari da Verona". Ai cittadini, affinché firmassero e facessero pressione sugli amministratori, era invece necessario muovere l'irrazionale odio razzista. Come pensare che la pressione mediatica della campagna razzista e le firme dei cittadini non influenzassero i pubblici amministratori? E anche la richiesta di un atto amministrativo - che calpesti i diritti di una minoranza, non allestendo aree regolari per la residenza dei Sinti, chiudendo gli insediamenti che per colpa stessa delle negligenze amministrative erano abusivi e provvisori, impegnandosi a non allestirne altri, come previsto dalla legislazione europea e regionale - non è forse incitare i pubblici amministratori veronesi competenti a commettere atti di discriminazione per motivi razziali ed etnici?

Dalla sentenza di primo grado leggevamo: "È, dunque, falso che gli imputati abbiano mentito facendo credere di aver voluto cacciare o fare cacciare tutti gli zingari dalla città di Verona. È, invece, vero il contrario: nel caso di specie gli imputati, diffondendo 'tout court' pensieri fondati su idee di superiorità e di odio razziale, hanno incitato a commettere atti di discriminazione per ragioni razziali ed etniche nei modi indicati in imputazione…"

Intanto la Lega Nord, nei cinque anni dai fatti del 2001, ha provveduto a promuovere i sei razzisti. Flavio Tosi, attualmente candidato sindaco di Verona alle prossime elezioni amministrative, allora consigliere comunale e segretario cittadino di partito, è ora assessore regionale alla sanità, posto ben guadagnato con le 28 mila preferenze raccolte alle elezioni amministrative. Il tutto a segnalarci che le politiche razziste raccolgono i loro frutti. Nel frattempo la legge anti-razzismo europea stenta a farsi strada, le istituzioni balbettano, chiedendosi ancora cosa sia razzismo e cosa no, cosa sia istigazione all'odio e cosa no. I discorsi populisti di chi attizza i suoi contro gli altri fanno invece rapida presa, e chi li fa rivendica, come gli imputati, la libertà di parola e opinione, anche quando queste calpestano i diritti fondamentali di chi ti sta accanto.

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