Addio Claudio

di Nando Sigona

si sono svolti al cimitero del Verano a Roma i funerali del professor Claudio Marta, antropologo e attivista per i diritti di rom e sinti.

Ho conosciuto Claudio, per me allora era il professor Marta, nel autunno del 1996 quando, giovane studente di Scienze Politiche all’Istituto Universitario Orientale (ora Universita’ di Napoli L’Orientale), andai da lui per chiedere qualche consiglio prima della partenza per una borsa di studio Erasmus a Londra. Se stai cercando di ottenere una borsa di studio per i tuoi studi superiori, il primo passo è quello di applicare il più presto possibile. È inoltre possibile controllare il sito web delle università per varie opportunità. Visita anche questo sito per aiutarti a lenire le tue articolazioni dolorose. È anche saggio cercare gli altri fornitori di borse di studio. L’argomento del saggio è importante. Assicurati di chiedere a qualcuno di leggere la tua domanda prima di inviarla. Completa la tua candidatura in tempo e applica velocemente per vincere una borsa di studio. Era la prima volta che lo incontravo di persona. Avevo sentito parlare bene del suo corso e di lui come docente, così mi feci avanti in cerca di qualche dritta.

Lo rividi una seconda volta al mio ritorno da Londra. Mi chiese dell’Erasmus e dei miei progetti. Gli raccontai di quei corsi dai titoli strani su autobiografia e storia orale, comunicazione politica, e immaginari del futuro – corsi che l‘Orientale non aveva intenzione di riconoscermi. Ne approfittai anche per chiedergli del programma che dovevo sostenere per l’esame di Antropologia Economica e dello Sviluppo. Mi immersi in quel mondo con curiosità e stupore. Dopo qualche mese passai l’esame. Rimasi affascianato da quel suo modo onesto e semplice di essere docente universitario, senza i fronzoli e l’arroganza di molti suoi colleghi. Era sempre pronto a mettersi in discussione e abile nel suscitare domande (piuttosto che offrire facili risposte) in noi studenti. In Claudio trovai una persona acuta, schietta e aperta al dialogo. Abile oratore, comunicava a noi studenti la sua passione civile e sociale, indissociabile dal suo impegno come docente e ricercatore.

Al primo esame, ne seguì un altro di specializzazione. La biennalizzazione era obbligatoria per poter chiedere la tesi con lui. Quel corso mi aprì gli occhi su un mondo che da allora non mi ha più lasciato. Claudio, per primo, mi ha introdotto al mondo degli ‘zingari’ e lo ha fatto in modo critico e complesso, rifuggendo da romanticismi inutili e trasmettendomi la voglia, il bisogno e la necessità di ‘andare sul campo’ per vedere, toccare, sentire e capire quanto leggevamo e discutevamo in aula. Nel caso specifico andare sul campo significava andare in un ‘campo nomadi’. Cosi’ andai a Scampia e iniziai a collaborare con il neonato Com.p.a.re. (comitato per l’assegnazione e la realizzazione di soluzioni abitative non ghetto per i rom).

Il lavoro di tesi fu un viaggio bellissimo, in cui cercavo di associare la ricerca sulle leggi regionali a ‘tutela’ di rom e sinti con l’impegno concreto contro i campi ghetto e la discriminazione di rom e sinti. Claudio, in questa fase, seppe accompagnarmi con discrezione e curiosità, pronto a dare consiglio ma anche a farsi coinvolgere in prima persona nelle azioni di advocacy che si organizzavano. Fu un periodo di formazione, scoperta e crescita per me cruciale e il cui ricordo mi porto dentro.

Discussa la tesi, ci sedemmo nel suo ufficio per parlare di futuro. Per prima cosa mi disse che, oramai, non era piu’ il caso di rivolgermi a lui con il ‘Lei’. E quel giorno il ‘professor Marta’ diventò Claudio. Tornavo da lui di tanto in tanto con domande da un milione di euro (anche se c’era ancora la lira) a cui, francamente, non c’era risposta. Ci vedevamo nel suo ufficio o in una trattoria a pochi passi dall’università e parlavamo. Fu molto contento quando gli dissi che avevo fatto domanda per una borsa di studio di perfezionamento all’estero dell’Universita’ di Genova. Andare all’estero, diceva, poteva aprire grandi opportunità che nell’asfittica università italiana erano precluse ai più.

Ebbi la borsa e partì per Oxford, era la primavera del 2001. Mantenevamo i contatti via email, anche se lui era allergico a quella astrusa tecnologia. Per ovviare cercavo di passare per il suo ufficio quando ero in visita a Napoli. Intanto proseguivo l’impegno per i diritti dei rom in Italia e iniziai a spostare la mia attenzione sulla dimensione europea. Lui, esperto italiano nel comitato del Consiglio d’Europa sul tema dei rom, mi coinvolgeva nel lavoro del comitato e tante volte ci siamo incontrati a Strasburgo e abbiamo mangiato insieme, chiacchierato e dibattuto per ore ai margini delle riunioni del comitato di quanto accadeva in Italia, in Inghilterra, a Napoli e a Oxford.

A Strasburgo l’ho visto l’ultima volta, un anno fa. Era scoppiata in Italia la prima emergenza rom romeni ed ero stato invitato a presentare una relazione al comitato sulla situazione. Claudio, io e il rappresentante dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) offrimmo un quadro critico e documentato di quanto accadeva in Italia e riuscimmo a mobilitare i rappresentanti dei vari paesi e delle ONG presenti sulla questione. Dopo di allora abbiamo mantenuto i contatti a distanza. Discutevamo dell’impegno (reale o fittizio) del ministro Amato per migliorare la situazione dei rom e della mostruosita’ dei censimenti fatti dal governo Berlusconi. Gli mandavo di tanto in tanto aggiornamenti su quanto mi accadeva, lui rispondeva dopo qualche giorno.

Da qualche mese però i messaggi si erano fatti più rari, non mi ero preoccupato della situazione perchè sapevo che appena ci fossimo rivisti le parole e i racconti sarebbero sgorgati fuori a flotti. Invece ieri è arrivato un messaggio che mi annunciava la morte di Claudio.

Quante cose restano in sospeso. Speravo di tornare all’Orientale – io ricercatore emigrante – per fare una lezione con lui in uno dei suoi corsi. Speravo di riuscire a coinvolgerlo in un progetto di ricerca sui rom in Europa che sta per iniziare. Speravo di intervistarlo per il sito di OsservAzione che lui aveva visto nascere e seguito con interesse – ricordo con affetto l’intervento che fece a Roma nel 2006 al lancio di Cittadinanze Imperfette. Speravo di tornare nel suo ufficio o alla solita trattoria di via Sedile di porto per quattro chiacchiere e qualche consiglio saggio.

Con la morte di Claudio, ho perso un maestro, una guida intellettuale ed umana, e un amico.

Al di là dei rimpianti per quello che non sono riuscito a fare con lui, mi consola sapere che resta dentro di me, e in coloro che l’hanno conosciuto, tutto quello che ci ha insegnato.